Benedetta Flavia! Ce l'ha fatta a raggiungere per la terza volta in carriera, dopo il 2008 e il 2009, i quarti di finale degli US Open. Mettendo in campo anche contro la cinese Shuai Peng, numero 14 della classifica WTA, le sue qualità migliori: grinta, capacità di soffrire e di crederci sempre. Nonostante non fosse nello stato di grazia mostrato contro la Sharapova. Il sesto e il decimo game del primo set e il nono e l'undicesomo del secondo sono stati il paradigma di come la Pennetta (25), quando deve farlo, sa lottare, annullando infinite possibili palle di break all'avversaria e breakkandola quando ne ha avuto occasione. Un malore, con conati di vomito, l'hanno colta nel game di servizio che poteva essere decisivo, quand'era sul 6-5, 30 a zero nel secondo set. Tutto da rifare. Incredibile il tie break: sotto di 0-5 ha recuperato fino all'8-6. Alla fine è 6-4 7-6. Tipa tosta la cinese, che ha fatto capire le ragioni dell'eccezionale salto di classifica totalizzato nell'ultimo anno, con 45 vittorie all'attivo. Ma la Pennetta ci ha fatto vedere un'altra volta il tennis che ci piace, che è forza e fragilità. Intelligenza e pazienza. Volontà e tensione al massimo. Fortuna e malasorte gestite senza spocchia né rassegnazione.
È bello quando anche i più forti del mondo mostrano qualità, difetti, casualità che si susseguono colpo dopo colpo, game dopo game. Quando in una giornata storta sanno sfruttare ogni punto debole dell'avversario. Che rispettano quando gli tocca una giornata di grazia. Se avete il buon cuore di sorbirvi queste righe, lo sapete di sicuro. Ma se avete ancora dubbi, andate a vedervi su YouTube qualche passaggio di due incontri del terzo turno agli US Open, Schiavone-Scheepers e Monaco-Haas, e concentratevi sui due atleti più anziani, ossia l'italiana e il tedesco. Una vittoria per la prima, una sconfitta per il secondo eppure entrambe segnate dalla passione e dalla fatica.
Francesca, 31 anni, ha impiegato due ore e 57 minuti per aver ragione di Chanelle Scheepers, 27 anni, numero 81 del ranking WTA. Il risultato, 5-7 7-6 6-3, è sincero perché solo nel terzo set si sono rivisti sprazzi del gran gioco che ha consentito alla milanese di arrivare nel 2010 (vincendo) e nel 2011 (perdendo) alla finale del Roland Garros. Per il resto è stata una lunga, affannata rincorsa della sudafricana, che mai in passato aveva combattuto per entrare nel quarto turno di uno slam. Ma nonostante le condizioni psico-tecniche evidentemente precarie, la Schiavone (8) ha stretto i denti, non ha mai consentito alla Scheepers di prendere il largo, non si è demoralizzata per i troppi errori e non s'è mai cullata sulla certezza di poter farcela in forza della propria maggiore esperienza. Con umiltà ha ribattuto palla su palla, nel secondo set ha annullato un match point, ha sbagliato molto e tuttavia ha sempre costretto l'avversaria a spendere energie preziose. Una vittoria davvero sofferta, di quelle che ricaricano. E che potrebbe farle superare di slancio il prossimo turno, quello per l'accesso ai quarti di finale, con la russa Pavlyuchenkova.
Tommy Haas, tedesco e da qualche mese anche americano, ha 33 anni e ha vinto la sua prima finale a Menphis 12 anni fa contro Jim Courier, che era stato il più forte giocatore del mondo tra il '92 e il '93. L'ultima l'ha vinta due anni fa ad Halle in Germania contro l'attuale numero 1, Novak Djokovic. Poi per problemi alla spalla e all'anca sinistra s'è fermato così a lungo da scendere al posto 475 del ranking ATP: era stato il numero 2 nel 2002. Sposato con l'attrice Sara Foster, ha una figlia di dieci mesi alla quale, promette, "voglio far vedere il papà che gioca ancora". Per questo, forse, è tornato allo slam di New York con la grinta dei suoi anni migliori, il 2001 e il 2006. Al primo turno ha battuto il francese Desnieres de Veigy e al secondo il colombiano Falla, che aveva buttato fuori dal torneo il serbo Troicki, testa di serie numero 15. Al terzo turno gli è toccato l'argentino Juan Monaco, 36 al mondo (ma era stato 14 tre anni fa), un tostissimo ribattitore sul genere Ferrer. Tommy ha entusiasmato il pubblico del Grandstand di Flushing Meadows lottando allo stremo per ogni punto. Alla fine Monaco è passato ma il risultato (6-7 6-3 6-2 6-2) appare più severo di quanto s'è visto in campo.
Pennetta, Schiavone e Haas sono grandi professionisti, ma soprattutto amano il tennis. Chi paga per vederli combattere - sugli spalti, davanti alla tv o allo schermo del pc - se ne rende conto. E per questo li rispetta e li ama.
[email protected]
È bello quando anche i più forti del mondo mostrano qualità, difetti, casualità che si susseguono colpo dopo colpo, game dopo game. Quando in una giornata storta sanno sfruttare ogni punto debole dell'avversario. Che rispettano quando gli tocca una giornata di grazia. Se avete il buon cuore di sorbirvi queste righe, lo sapete di sicuro. Ma se avete ancora dubbi, andate a vedervi su YouTube qualche passaggio di due incontri del terzo turno agli US Open, Schiavone-Scheepers e Monaco-Haas, e concentratevi sui due atleti più anziani, ossia l'italiana e il tedesco. Una vittoria per la prima, una sconfitta per il secondo eppure entrambe segnate dalla passione e dalla fatica.
Francesca, 31 anni, ha impiegato due ore e 57 minuti per aver ragione di Chanelle Scheepers, 27 anni, numero 81 del ranking WTA. Il risultato, 5-7 7-6 6-3, è sincero perché solo nel terzo set si sono rivisti sprazzi del gran gioco che ha consentito alla milanese di arrivare nel 2010 (vincendo) e nel 2011 (perdendo) alla finale del Roland Garros. Per il resto è stata una lunga, affannata rincorsa della sudafricana, che mai in passato aveva combattuto per entrare nel quarto turno di uno slam. Ma nonostante le condizioni psico-tecniche evidentemente precarie, la Schiavone (8) ha stretto i denti, non ha mai consentito alla Scheepers di prendere il largo, non si è demoralizzata per i troppi errori e non s'è mai cullata sulla certezza di poter farcela in forza della propria maggiore esperienza. Con umiltà ha ribattuto palla su palla, nel secondo set ha annullato un match point, ha sbagliato molto e tuttavia ha sempre costretto l'avversaria a spendere energie preziose. Una vittoria davvero sofferta, di quelle che ricaricano. E che potrebbe farle superare di slancio il prossimo turno, quello per l'accesso ai quarti di finale, con la russa Pavlyuchenkova.
Tommy Haas, tedesco e da qualche mese anche americano, ha 33 anni e ha vinto la sua prima finale a Menphis 12 anni fa contro Jim Courier, che era stato il più forte giocatore del mondo tra il '92 e il '93. L'ultima l'ha vinta due anni fa ad Halle in Germania contro l'attuale numero 1, Novak Djokovic. Poi per problemi alla spalla e all'anca sinistra s'è fermato così a lungo da scendere al posto 475 del ranking ATP: era stato il numero 2 nel 2002. Sposato con l'attrice Sara Foster, ha una figlia di dieci mesi alla quale, promette, "voglio far vedere il papà che gioca ancora". Per questo, forse, è tornato allo slam di New York con la grinta dei suoi anni migliori, il 2001 e il 2006. Al primo turno ha battuto il francese Desnieres de Veigy e al secondo il colombiano Falla, che aveva buttato fuori dal torneo il serbo Troicki, testa di serie numero 15. Al terzo turno gli è toccato l'argentino Juan Monaco, 36 al mondo (ma era stato 14 tre anni fa), un tostissimo ribattitore sul genere Ferrer. Tommy ha entusiasmato il pubblico del Grandstand di Flushing Meadows lottando allo stremo per ogni punto. Alla fine Monaco è passato ma il risultato (6-7 6-3 6-2 6-2) appare più severo di quanto s'è visto in campo.
Pennetta, Schiavone e Haas sono grandi professionisti, ma soprattutto amano il tennis. Chi paga per vederli combattere - sugli spalti, davanti alla tv o allo schermo del pc - se ne rende conto. E per questo li rispetta e li ama.
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