ABBIAMO sperato fino all'ultimo che, dopo 81 anni, un'italiana arrivasse di nuovo in semifinale nello slam d'oltreoceano. Nel 1930 l'impresa era riuscita a Maud Levi, che era italiana per matrimonio: nata a Chicago nel 1902 da una ricca famiglia ebrea, i Rosenbaum, venne in Europa a studiare e, intorno al 1925, conobbe il nobile Giacomo Giorgio Levi. Divenne sua moglie. Rimase da noi e divenne una plurisportiva, come usava al tempo: tennista e cestista, si cimentò perfino nell'hockey. Tornata negli Stati Uniti, si fermò solo al penultimo atto di quelli che allora si chiamavano United States National Championship e si disputavano a Forest Hills. Si rimaritò con un agente di borsa e morì a New York nel 1981. Insomma, un'italiana sui generis.
Flavia, invece, è una brindisina tosta, che a 29 anni ha fatto il possibile per ottenere il risultato che insegue da sempre. Non c'è riuscita. (Per inciso, le altre semifinaliste italiane negli slam sono state un'altra oriunda, Annelies Ullstein Bossi nel 1949, Silvana Lazzarino nel 1954 e, per due volte, Francesca Schiavone, nel 2011 e tre mesi fa: tutte sulla terra rossa del Roland Garros).
Non è stata una passeggiata, come qualche incauto aveva immaginato. Anzi. Angelique Kerber , tedesca di origine polacca, ha giocato la partita della vita (se così si può dire di una che ha 23 anni). Nonostante sia solo a quota 92 nel ranking WTA, è considerata una giocatrice intelligente e precisa, come ha dimostrato nel 2010 raggiungendo il terzo turno sia a Melbourne sia a Wimbledon. Mancina, potente e per nulla intimidita, è scesa sul campo 17 sapendo di non avere niente da perdere.
Flavia Pennetta ha sentito la responsabilità della partita ed ha cominciato con molta cautela, faticando a trovare il ritmo nei turni di servizio. Non è mai riuscita giocare lungo, e ha dato la possibilità alla Kerber di piazzare incrociati micidiali. Forse le giornate di stop forzato l'hanno penalizzata, affievolendo il pathos agonistico mostrato con Sharapova e Peng. Il primo set se l'è visto sfuggire per i troppi errori, il secondo l'ha conquistato con la forza della volontà: sul 4-2 a favore della tedesca, ha inanellato una sequenza vittoriosa di sei giochi consecutivi. Sembrava, sul 2-0 a suo favore nel terzo, fatta. Macché. La Kerber non ha mai rinunciato a crederci e ha preso in mano la partita. E' finita 6-4 4-6 6-3. Peccato. La sorpresa tedesca troverà ora l'australiana Sam Stosur.
Buone e cattive notizie dal fronte del doppio. I sorprendenti Simone Bolelli e Fabio Fognini, appena convocati da Corrado Barazzutti per la finale cilena per entrare nel gruppo migliore di Davis, hanno conquistato la semifinale. Sfoggiando una gran voglia di rifarsi dopo le delusioni del singolare, hanno saputo recuperare dopo un primo set disastroso: alla fine, 1-6 7-6 6-4 ai danni dello svedese Lindstedt e del rumeno Tecau, teste di serie numero 7. Fuori invece Sara Errani e Roberta Vinci, che hanno lottato per riuscire a contrastare la forte coppia Hantuchova (Slovacchia)-Radwanska (Polonia). Decisivo il tie break (6-3 7-6).
Martedì, prima della letargica sosta imposta dalla pioggia, avevo scritto che era il caso di tenere sotto osservazione Donald Young, forse in procinto di fare un'impresa nel match con Andy Murray. Invece il ragazzo di Atlanta sembra destinato a rimanere un'eterna promessa. Arrivato fino all'anticamera dei quarti convincendo e divertendo il pubblico di Flushing Meadows con i suoi tocchi deliziosi (7-5 6-4 6-3 inflitto all'argentino Juan Ignacio Chela dopo aver già messo fuori dal torneo lo svizzero Stanislas Wawrinka), il ventiduenne pupillo di John McEnroe, numero 84 del ranking ATP, aveva scatenato anche la fantasia della stampa specializzata americana fiduciosa che il ragazzo potesse ripetere la recente impresa primaverile a Indian Wells, quando aveva messo sotto il numero 4 Andy Murray per 7-6 6-3. Ma lo scozzese non è di quelli che fanno sempre i regali. Stavolta non ha concesso niente. Così l'ex fenomeno - era il più forte juniores al mondo a 16 anni e 5 mesi d'età: nessuno aveva mai fatto di meglio - ha ceduto per 6-2 6-3 6-3: alla sua stessa età, nel 2009, Murray era il secondo dei Fab Four, dietro Federer e prima di Nadal e Djokovic.
Carlo Annovazzi, collega ed eccellente tennista che è anzitutto un amico, nel 2005 scriveva su Repubblica: "Il morettino ha un viso furbo, l'orecchino sul lobo e un enorme talento nella mano sinistra. Ama il baseball e i videogame, che in fatto di velocità di pensiero si assomigliano. Donald Young ragiona e agisce già come una star, anche se ha soltanto quindici anni. Da oggi muoverà le sue gambe sulla terra del Tennis Club Milano, sicuro di essere il più forte ma consapevole che sul rosso si può anche scivolare. E' lui il grande favorito del Trofeo Bonfiglio, il torneo di tennis giovanile più importante d' Italia che torna sui campi di via Arimondi. Vogliamo vederlo entrare nel centrale, un catino che incute timore e dai cui gradoni escono calore e storia". Diciamolo, Donald finora ha un po' tradito anche Carlo.
[email protected]
Flavia, invece, è una brindisina tosta, che a 29 anni ha fatto il possibile per ottenere il risultato che insegue da sempre. Non c'è riuscita. (Per inciso, le altre semifinaliste italiane negli slam sono state un'altra oriunda, Annelies Ullstein Bossi nel 1949, Silvana Lazzarino nel 1954 e, per due volte, Francesca Schiavone, nel 2011 e tre mesi fa: tutte sulla terra rossa del Roland Garros).
Non è stata una passeggiata, come qualche incauto aveva immaginato. Anzi. Angelique Kerber , tedesca di origine polacca, ha giocato la partita della vita (se così si può dire di una che ha 23 anni). Nonostante sia solo a quota 92 nel ranking WTA, è considerata una giocatrice intelligente e precisa, come ha dimostrato nel 2010 raggiungendo il terzo turno sia a Melbourne sia a Wimbledon. Mancina, potente e per nulla intimidita, è scesa sul campo 17 sapendo di non avere niente da perdere.
Flavia Pennetta ha sentito la responsabilità della partita ed ha cominciato con molta cautela, faticando a trovare il ritmo nei turni di servizio. Non è mai riuscita giocare lungo, e ha dato la possibilità alla Kerber di piazzare incrociati micidiali. Forse le giornate di stop forzato l'hanno penalizzata, affievolendo il pathos agonistico mostrato con Sharapova e Peng. Il primo set se l'è visto sfuggire per i troppi errori, il secondo l'ha conquistato con la forza della volontà: sul 4-2 a favore della tedesca, ha inanellato una sequenza vittoriosa di sei giochi consecutivi. Sembrava, sul 2-0 a suo favore nel terzo, fatta. Macché. La Kerber non ha mai rinunciato a crederci e ha preso in mano la partita. E' finita 6-4 4-6 6-3. Peccato. La sorpresa tedesca troverà ora l'australiana Sam Stosur.
Buone e cattive notizie dal fronte del doppio. I sorprendenti Simone Bolelli e Fabio Fognini, appena convocati da Corrado Barazzutti per la finale cilena per entrare nel gruppo migliore di Davis, hanno conquistato la semifinale. Sfoggiando una gran voglia di rifarsi dopo le delusioni del singolare, hanno saputo recuperare dopo un primo set disastroso: alla fine, 1-6 7-6 6-4 ai danni dello svedese Lindstedt e del rumeno Tecau, teste di serie numero 7. Fuori invece Sara Errani e Roberta Vinci, che hanno lottato per riuscire a contrastare la forte coppia Hantuchova (Slovacchia)-Radwanska (Polonia). Decisivo il tie break (6-3 7-6).
Martedì, prima della letargica sosta imposta dalla pioggia, avevo scritto che era il caso di tenere sotto osservazione Donald Young, forse in procinto di fare un'impresa nel match con Andy Murray. Invece il ragazzo di Atlanta sembra destinato a rimanere un'eterna promessa. Arrivato fino all'anticamera dei quarti convincendo e divertendo il pubblico di Flushing Meadows con i suoi tocchi deliziosi (7-5 6-4 6-3 inflitto all'argentino Juan Ignacio Chela dopo aver già messo fuori dal torneo lo svizzero Stanislas Wawrinka), il ventiduenne pupillo di John McEnroe, numero 84 del ranking ATP, aveva scatenato anche la fantasia della stampa specializzata americana fiduciosa che il ragazzo potesse ripetere la recente impresa primaverile a Indian Wells, quando aveva messo sotto il numero 4 Andy Murray per 7-6 6-3. Ma lo scozzese non è di quelli che fanno sempre i regali. Stavolta non ha concesso niente. Così l'ex fenomeno - era il più forte juniores al mondo a 16 anni e 5 mesi d'età: nessuno aveva mai fatto di meglio - ha ceduto per 6-2 6-3 6-3: alla sua stessa età, nel 2009, Murray era il secondo dei Fab Four, dietro Federer e prima di Nadal e Djokovic.
Carlo Annovazzi, collega ed eccellente tennista che è anzitutto un amico, nel 2005 scriveva su Repubblica: "Il morettino ha un viso furbo, l'orecchino sul lobo e un enorme talento nella mano sinistra. Ama il baseball e i videogame, che in fatto di velocità di pensiero si assomigliano. Donald Young ragiona e agisce già come una star, anche se ha soltanto quindici anni. Da oggi muoverà le sue gambe sulla terra del Tennis Club Milano, sicuro di essere il più forte ma consapevole che sul rosso si può anche scivolare. E' lui il grande favorito del Trofeo Bonfiglio, il torneo di tennis giovanile più importante d' Italia che torna sui campi di via Arimondi. Vogliamo vederlo entrare nel centrale, un catino che incute timore e dai cui gradoni escono calore e storia". Diciamolo, Donald finora ha un po' tradito anche Carlo.
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