Per quel che mi riguarda, "Match point"', un film del migliore Woody Allen (2005), non mi ha insegnato sulla vita - meglio: su come il caso possa cambiare una vita - più di quanto abbia fatto "Sliding doors" di Peter Howitt (1998), pellicola sicuramente più commerciale. Sul tennis "Match point" mi ha invece detto qualcosa di più. Come la sequenza indelebile con la conferma "d'artista" che una partita dai mille episodi viene spesso decisa da una stupida palla deviata da un altrettanto stupido nastro. Che è quanto è accaduto nella semifinale più bella degli US Open, quella tra Novak "Nole" Djokovic, padrone indiscusso dell'annata, e Roger Federer, massima espressione del tennis del secolo in corso.
Quinto set: sul 5-3 40-15 per lo svizzero al servizio, il numero 1 serbo risponde con un incrociato disperato talmente potente da essere quasi invisibile. 40-30, annullato il primo match point. Al secondo, la palla colpita da Federer prende il nastro, s'impenna e cade incredibilmente fuori. Da quel momento non c'è più storia. Finisce 6-7 4-6 6-3 6-2 7-5.
Un anno fa l'attuale numero 3 del ranking ATP sprecò due match point sul 5-4 40-15 nella semifinale americana con Nole (sempre lui!). E perse. Un incubo ricorrente, dunque, per Roger e per la legione di suoi ammiratori. Che temono di non aver più tante occasioni così in futuro.
Un lettore - che per non mettere in soggezione chiamerò con le sole iniziali, P. T. - mi ha scritto una mail quando entrambi non c'eravamo ancora ripresi dallo shock dell'epilogo della prima semifinale (più tardi Nadal avrebbe regolato Andy Murray in quattro set, 6-4 6-2 3-6 6-2) riproponendomi un paradosso che già m'aveva sottoposto tre mesi fa, dopo la sfortunata finale di Federer a Parigi contro il maiorchino. Eccolo: "Fosse possibile, in una finale di slam Federer vs. Federer, con quelle chiamate arbitrali contro come accadde al Roland Garros o con un punto che lo deprime come stasera nessuno dei due Federer avrebbe vinto. Segno di genio o di insicurezza? Questione di autostima e di troppa grazia?". Non avrei saputo immaginare di meglio. Grazie P. T.
I primi due set di Federer sono stati tra i suoi più belli degli ultimi anni, con una sicurezza che ha annichilito Djokovic e deliziato tutti noi. Poi, i sei anni di differenza si sono fatti sentire, e il serbo ha dominato per un'ora. Il tempo che è servito a Roger per riprendersi e per giocare da par suo otto game perfetti. Fino a quel 5-3 40-15 che è sembrato allo stesso Nole una condanna definitiva. Ma finché si sta in campo, nulla è definitivo.
Domani quindi sarà ancora Djokovic vs. Nadal, per la sesta volta quest'anno. Il serbo 2011 è l'uomo nero dello spagnolo (6-0) ma giusto un anno fa a Flushing Meadows fu quest'ultimo a prendersi l'ultimo major stagionale (6-4 5-7 6-4 6-2). Entrambi hanno ottime ragioni per voler vincere, oltre al montepremi.
L'altra semifinale imperdibile è stata tra la numero 1 del ranking WTA, la danese Caroline Wozniacki, e la numero 1 di chiunque segua con attenzione il tennis femminile (bensì fosse ufficialmente la numero 80 al mondo prima della vittoria di Toronto a metà agosto, che le ha fatto scalare 49 posizioni), cioè Serena Williams. Diciamolo subito: giustizia è fatta. La Wozniacki nei primi 16 giochi ne ha messi in saccoccia 5 (parziale 6-2 5-3), poi ha approfittato di un calo leggero dell'americana, che forse sentiva anche il peso psicologico di giocare a poche ore dalla grande celebrazione nazionale nel decennale dell'attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Alla fine il risultato è stato 6-2 6-4, bugiardo rispetto all'enorme superiorità mostrata dalla Williams più giovane.
Sulla Wozniacki resta l'inquietante quesito planetario: come può essere che la numero 1 al mondo da quasi un anno non abbia mai vinto un major e sia arrivata in finale una volta sola, due anni fa contro Kim Clijsters (5-7 3-6)? Solo i meccanismi che determinano la classifica WTA e il singolare livellamento della qualità quando non giocano le Willams e la Clijsters possono spiegarlo.
La finale vedrà in campo oggi la Williams e l'australiana Samantha Stosur, che si è con qualche difficoltà sbarazzata della tedesca antiPennetta, Angelique Kerber (Cerbero, è la traduzione in alcune lingue mitteleuropee e balcaniche), per 6-3 2-6 6-2. Mi permetto di suggerire Serena come favorita.
[email protected]
Quinto set: sul 5-3 40-15 per lo svizzero al servizio, il numero 1 serbo risponde con un incrociato disperato talmente potente da essere quasi invisibile. 40-30, annullato il primo match point. Al secondo, la palla colpita da Federer prende il nastro, s'impenna e cade incredibilmente fuori. Da quel momento non c'è più storia. Finisce 6-7 4-6 6-3 6-2 7-5.
Un anno fa l'attuale numero 3 del ranking ATP sprecò due match point sul 5-4 40-15 nella semifinale americana con Nole (sempre lui!). E perse. Un incubo ricorrente, dunque, per Roger e per la legione di suoi ammiratori. Che temono di non aver più tante occasioni così in futuro.
Un lettore - che per non mettere in soggezione chiamerò con le sole iniziali, P. T. - mi ha scritto una mail quando entrambi non c'eravamo ancora ripresi dallo shock dell'epilogo della prima semifinale (più tardi Nadal avrebbe regolato Andy Murray in quattro set, 6-4 6-2 3-6 6-2) riproponendomi un paradosso che già m'aveva sottoposto tre mesi fa, dopo la sfortunata finale di Federer a Parigi contro il maiorchino. Eccolo: "Fosse possibile, in una finale di slam Federer vs. Federer, con quelle chiamate arbitrali contro come accadde al Roland Garros o con un punto che lo deprime come stasera nessuno dei due Federer avrebbe vinto. Segno di genio o di insicurezza? Questione di autostima e di troppa grazia?". Non avrei saputo immaginare di meglio. Grazie P. T.
I primi due set di Federer sono stati tra i suoi più belli degli ultimi anni, con una sicurezza che ha annichilito Djokovic e deliziato tutti noi. Poi, i sei anni di differenza si sono fatti sentire, e il serbo ha dominato per un'ora. Il tempo che è servito a Roger per riprendersi e per giocare da par suo otto game perfetti. Fino a quel 5-3 40-15 che è sembrato allo stesso Nole una condanna definitiva. Ma finché si sta in campo, nulla è definitivo.
Domani quindi sarà ancora Djokovic vs. Nadal, per la sesta volta quest'anno. Il serbo 2011 è l'uomo nero dello spagnolo (6-0) ma giusto un anno fa a Flushing Meadows fu quest'ultimo a prendersi l'ultimo major stagionale (6-4 5-7 6-4 6-2). Entrambi hanno ottime ragioni per voler vincere, oltre al montepremi.
L'altra semifinale imperdibile è stata tra la numero 1 del ranking WTA, la danese Caroline Wozniacki, e la numero 1 di chiunque segua con attenzione il tennis femminile (bensì fosse ufficialmente la numero 80 al mondo prima della vittoria di Toronto a metà agosto, che le ha fatto scalare 49 posizioni), cioè Serena Williams. Diciamolo subito: giustizia è fatta. La Wozniacki nei primi 16 giochi ne ha messi in saccoccia 5 (parziale 6-2 5-3), poi ha approfittato di un calo leggero dell'americana, che forse sentiva anche il peso psicologico di giocare a poche ore dalla grande celebrazione nazionale nel decennale dell'attacco alle Twin Towers e al Pentagono. Alla fine il risultato è stato 6-2 6-4, bugiardo rispetto all'enorme superiorità mostrata dalla Williams più giovane.
Sulla Wozniacki resta l'inquietante quesito planetario: come può essere che la numero 1 al mondo da quasi un anno non abbia mai vinto un major e sia arrivata in finale una volta sola, due anni fa contro Kim Clijsters (5-7 3-6)? Solo i meccanismi che determinano la classifica WTA e il singolare livellamento della qualità quando non giocano le Willams e la Clijsters possono spiegarlo.
La finale vedrà in campo oggi la Williams e l'australiana Samantha Stosur, che si è con qualche difficoltà sbarazzata della tedesca antiPennetta, Angelique Kerber (Cerbero, è la traduzione in alcune lingue mitteleuropee e balcaniche), per 6-3 2-6 6-2. Mi permetto di suggerire Serena come favorita.
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