Quell'ultimo set, il quarto, miserevolmente finito con un 1-6 che non lascia spazio a rimpianti, ha messo il sigillo sulla stagione di Rafael Nadal. Non è lui l'uomo da battere: anzi, non lo è mai stato per tutto il 2011. Le volte - sono state sei - che ha avuto occasione di rimettere a posto le cose, di ribadire che nella savana il leone è ancora lui, Rafael ha perso. Mettetevi nei suoi panni: come vi sentireste? Eppure vi è capitato, così come è capitato a me: a scuola, ai tempi dei primi amori, sui campi di calcio, in ufficio. Scoprire che non si è il preferito, il più forte, quello che ha maggiori chance di farcela. Un trauma che lascia feriti, disorientati, qualche volta incapaci di reagire. Poi si ricomincia, si ritrova un equilibrio diverso, riscoprendo sensazioni antiche, che nel caso di Rafa sono quelle di quando pochi credevano che un ragazzo maiorchino taciturno potesse battere i suoi amici spagnoli, gente come Juan Carlos Ferrero, per esempio, e che poi andasse a fare lo stesso addirittura con l'indiscusso numero uno al mondo, Roger Federer. A cui è toccato, proprio per mano di Rafael, di vivere i traumi che ora sta vivendo lui. Venendone fuori.
Il tennis agonistico è questo, a tutti i livelli, dai tornei limitati 4.1 ai quattro major dell'anno. La sfida agli altri è alla fine una continua sfida con se stessi, con i propri limiti, con la propria capacità di saper vincere e saper perdere.
Per Novak "Nole" Djokovic, infatti, le difficoltà vengono ora, con il trionfo agli US Open (6-2 6-4 6-7 6-1: sommando i game ne ha vinti 24 su 38), con il terzo slam conquistato in stagione come solo ad altri sei tennisti è riuscito nell'era open, con 64 vittorie su 66 partite disputate da gennaio a qui. E' impossibile mantenersi a lungo su questi livelli di performance, e dunque dovrà scontarne a breve le conseguenze in termini di morale e di classifica ATP. Il serbo ne è totalmente consapevole: "E' vero, oggi sembro più forte di Federer e Nadal, ma è questione di fiducia. Il tennis va a fasi, ogni torneo è un'altra storia". Ora Nole ha bisogno di darsi un nuovo obiettivo per cui combattere: "Voglio ancora vincere molto. A me non basta alzarmi ogni mattina e concentrarmi sul lavoro da fare. È vincendo che mi sento bene. Sì, il major a cui tengo di più è il Roland Garros. Comunque, questa di oggi è stata la mia miglior partita".
Forse Nole a ragione, quella con Rafa a Flushing Meadows 2011 è stata la sua migliore partita, anche perché ha cancellato il ricordo della sconfitta dell'anno scorso davanti allo stesso pubblico e con lo stesso avversario. Ma non è stata la più bella. Il tennis che il combinato disposto del numero 1 e del numero 2 al mondo esprimono è di grande tensione e vigore ma manca di creatività. È una sfida infinita del diritto forzato di uno al potente rovescio dell'altro. Altra cosa, onestamente, è stata la semifinale tra Djokovic e Federer. Anzi, probabilmente sarà questo il match che più ricorderemo del torneo che ha fatto entrare definitivamente il campione di Serbia tra i grandi della storia del tennis. c. giua@kataweb. it
Il tennis agonistico è questo, a tutti i livelli, dai tornei limitati 4.1 ai quattro major dell'anno. La sfida agli altri è alla fine una continua sfida con se stessi, con i propri limiti, con la propria capacità di saper vincere e saper perdere.
Per Novak "Nole" Djokovic, infatti, le difficoltà vengono ora, con il trionfo agli US Open (6-2 6-4 6-7 6-1: sommando i game ne ha vinti 24 su 38), con il terzo slam conquistato in stagione come solo ad altri sei tennisti è riuscito nell'era open, con 64 vittorie su 66 partite disputate da gennaio a qui. E' impossibile mantenersi a lungo su questi livelli di performance, e dunque dovrà scontarne a breve le conseguenze in termini di morale e di classifica ATP. Il serbo ne è totalmente consapevole: "E' vero, oggi sembro più forte di Federer e Nadal, ma è questione di fiducia. Il tennis va a fasi, ogni torneo è un'altra storia". Ora Nole ha bisogno di darsi un nuovo obiettivo per cui combattere: "Voglio ancora vincere molto. A me non basta alzarmi ogni mattina e concentrarmi sul lavoro da fare. È vincendo che mi sento bene. Sì, il major a cui tengo di più è il Roland Garros. Comunque, questa di oggi è stata la mia miglior partita".
Forse Nole a ragione, quella con Rafa a Flushing Meadows 2011 è stata la sua migliore partita, anche perché ha cancellato il ricordo della sconfitta dell'anno scorso davanti allo stesso pubblico e con lo stesso avversario. Ma non è stata la più bella. Il tennis che il combinato disposto del numero 1 e del numero 2 al mondo esprimono è di grande tensione e vigore ma manca di creatività. È una sfida infinita del diritto forzato di uno al potente rovescio dell'altro. Altra cosa, onestamente, è stata la semifinale tra Djokovic e Federer. Anzi, probabilmente sarà questo il match che più ricorderemo del torneo che ha fatto entrare definitivamente il campione di Serbia tra i grandi della storia del tennis. c. giua@kataweb. it