Finisse così, con il Cile finora steso dalla sfortuna più che dall'Italia, sarebbe un peccato anche per i nostri ragazzi. Fabio Fognini stava giocando bene contro Fernando Gonzalez, avrebbe meritato di combattere e vincere (o perdere) lottando punto su punto, game dopo game. Invece l'ex numero 5 al mondo è crollato a terra all'inizio del terzo set - uno stiramento alla coscia sinistra, a quanto sembra - e non ce l'ha più fatta ad andare avanti. E così, al termine della prima giornata della finale che potrebbe farci rientrare nel World Group di Coppa Davis, siamo già a due quinti dell'opera. Con Storace e Fognini che hanno fatto il loro dovere e il caso che ha fatto il resto.
Che il Cile stesse rischiando forte l'avevamo capito un po' tutti anche prima della cerimonia di apertura. La sensazione era che puntare su Gonzalez su una superficie superveloce fosse un vero azzardo: dopo il recente rientro dopo l'operazione all'anca che l'aveva fermato per molti mesi, il campione di Santiago non aveva dato l'impressione di essere tornato competitivo. Figurarsi per cinque set, sottoposto a una pressione ambientale straordinaria e su una superficie superveloce. Non a caso Gianni Clerici, che del tennis conosce storie e segreti, aveva chiuso così, su Repubblica, il suo pezzo di presentazione del match di Santiago: "Mi pare che, tra una nazionale di giovanotti attivi ed un'altra costretta a ricorrere a due pur giovani pensionati, il risultato dovrebbe essere a favore dei primi. Seppure, lo sanno anche le mie nipotine, la Davis è un'altra storia". Considerazione che vale per tutti, per chi va in campo con i pronostici a favore e chi no.
In questa sfida i nostri giovanotti attivi sono Potito Starace, numero 50 del ranking ATP, e Fabio Fognini (39), i quasi pensionati cileni sono Paul Capdeville (101) e Fernando Gonzalez (297 per colpa dell'infortunio del 2010). Starace, che ha trent'anni, è la dimostrazione vivente che "la Davis è un'altra storia", perché in Coppa il suo rendimento è straordinario, all'altezza di quelli dei top players: arrivato qui con un record di 9 vittorie e una sola sconfitta in singolare, ha ottenuto contro Capdeville (6-3 6-3 2-6 7-6) il suo decimo successo. Fognini, che in Davis aveva vinto sette volte e perso due, ha faticato molto di più con Gonzalez (6-2 4-6 2-1 ritiro) finché quest'ultimo è stato in grado di lottare.
L'Italia di Davis stavolta non può essere accusata di aver sottovalutato l'appuntamento. I quattro schierati da Barazzutti - a Santiago ci sono anche Simone Bolelli e Daniele Bracciali - hanno avuto modo di acclimatarsi (in Cile la temperatura è quella nostra di fine inverno) e di testare le condizioni del campo di gioco, che la federazione locale ha scelto cosi veloce per far rendere al meglio i propri uomini. La serietà con cui è stata organizzata la trasferta - che sta dando i risultati sperati - conferma che la FIT ha davvero intenzione di ripetere al maschile le imprese in FedCup di Schiavone, Pennetta e compagne: ne abbiamo scritto qualche settimana fa, ora sembra esserci la conferma di questa scelta strategica, peraltro mai ufficializzata.
In ogni caso, aspettiamo a festeggiare. Almeno fino a dopo lo scontro di doppio. La Davis, ci insegna Clerici, è sempre "un'altra storia".
c.giua@kataweb. it
Che il Cile stesse rischiando forte l'avevamo capito un po' tutti anche prima della cerimonia di apertura. La sensazione era che puntare su Gonzalez su una superficie superveloce fosse un vero azzardo: dopo il recente rientro dopo l'operazione all'anca che l'aveva fermato per molti mesi, il campione di Santiago non aveva dato l'impressione di essere tornato competitivo. Figurarsi per cinque set, sottoposto a una pressione ambientale straordinaria e su una superficie superveloce. Non a caso Gianni Clerici, che del tennis conosce storie e segreti, aveva chiuso così, su Repubblica, il suo pezzo di presentazione del match di Santiago: "Mi pare che, tra una nazionale di giovanotti attivi ed un'altra costretta a ricorrere a due pur giovani pensionati, il risultato dovrebbe essere a favore dei primi. Seppure, lo sanno anche le mie nipotine, la Davis è un'altra storia". Considerazione che vale per tutti, per chi va in campo con i pronostici a favore e chi no.
In questa sfida i nostri giovanotti attivi sono Potito Starace, numero 50 del ranking ATP, e Fabio Fognini (39), i quasi pensionati cileni sono Paul Capdeville (101) e Fernando Gonzalez (297 per colpa dell'infortunio del 2010). Starace, che ha trent'anni, è la dimostrazione vivente che "la Davis è un'altra storia", perché in Coppa il suo rendimento è straordinario, all'altezza di quelli dei top players: arrivato qui con un record di 9 vittorie e una sola sconfitta in singolare, ha ottenuto contro Capdeville (6-3 6-3 2-6 7-6) il suo decimo successo. Fognini, che in Davis aveva vinto sette volte e perso due, ha faticato molto di più con Gonzalez (6-2 4-6 2-1 ritiro) finché quest'ultimo è stato in grado di lottare.
L'Italia di Davis stavolta non può essere accusata di aver sottovalutato l'appuntamento. I quattro schierati da Barazzutti - a Santiago ci sono anche Simone Bolelli e Daniele Bracciali - hanno avuto modo di acclimatarsi (in Cile la temperatura è quella nostra di fine inverno) e di testare le condizioni del campo di gioco, che la federazione locale ha scelto cosi veloce per far rendere al meglio i propri uomini. La serietà con cui è stata organizzata la trasferta - che sta dando i risultati sperati - conferma che la FIT ha davvero intenzione di ripetere al maschile le imprese in FedCup di Schiavone, Pennetta e compagne: ne abbiamo scritto qualche settimana fa, ora sembra esserci la conferma di questa scelta strategica, peraltro mai ufficializzata.
In ogni caso, aspettiamo a festeggiare. Almeno fino a dopo lo scontro di doppio. La Davis, ci insegna Clerici, è sempre "un'altra storia".
c.giua@kataweb. it