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Festa grande per la Davis
ma la guerra inizia adesso

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È andata perfino meglio di quanto la FIT e tutti noi speravamo. Due vittorie nei singolari del primo giorno, grazie anche all'abbandono per infortunio di Fernando Gonzalez, il tennista cileno più forte della storia recente;  successo netto oggi (6-4 6-4 6-4) della coppia Simone Bolelli - Fabio Fognini, fresca della semifinale di Flushing Meadows, contro Jorge Aguilar - Nicolas Massu. Missione compiuta, come disse George W. Bush dopo poco dopo l'invasione dell'Irak, non sapendo di parlare non alla fine ma all'inizio della vera guerra.

Vinta la finale - chiamamola così - del play off di Davis, rientriamo nella serie A del tennis per squadre nazionali undici anni dopo esserne usciti, messi sotto a Venezia dal Belgio dei fratelli Rochus, Christophe e Oliver. Era l'Italia di Renzo Furlan, Davide Sanguineti, Diego Nargiso e Andrea Gaudenzi, la stessa che tre anni prima aveva perso con onore a Milano contro la Svezia la sua sesta finale del World Group su sette disputate. Undici anni fa: fino ad allora era stata una protagonista di primo piano della Davis ininterrottamente, per decenni.

La mia domanda, ora, è la stessa che ciascuno di voi s'è già posto: il nostro livello tecnico-agonistico maschile è tale da poterci ragionevolmente permettere - come la Federazione chiede - di rimanere a lungo tra i sedici migliori paesi del mondo? Prima di rispondere, due considerazioni:
1. I tesserati  in Italia sono raddoppiati dall'anno della batosta di Venezia: da 130mila circa a 265mila. Non altrettanto significativamente è aumentato il numero di chi fa tornei: da meno di 50mila a circa 75mila. Comunque, il movimento tennistico italiano sta complessivamente crescendo.
2. Dei duemila giocatori nel ranking ATP, 98 sono italiani (il dato è aggiornato a due giorni fa). Ha una tessera FIT, quindi, il 5 per cento del totale dei professionisti classificati. Non è poco.

Insomma, il problema non è la base numerica, ma le eccellenze. Eppure, se consideriamo che il team femminile azzurro è stabile da anni al vertice mondiale, come dimostrano le FedCup conquistate nel 2006, 2009 e 2010 e la finale persa a Mosca nel 2007, non può esserci il sospetto che manchino i coach all'altezza. Francesca Schiavone a Parigi ha trionfato nel 2010 e ha raggiunto la finale nel 2011 avendo al suo fianco, di fatto, il capitano delle nostre nazionali, Corrado Barazzutti.

Il nostro timore è che invece sia scarsa, quando si parla di eccellenze, una possibilità di scelta di talenti nella fascia under 20, su cui lavorare. Detto in parole semplici: in Italia si fatica a diventare campioni di tennis da ragazzi. Non a caso scorrendo il ranking ATP si scopre che, a parte Fabio Fognini, classe 1987 (piazzato al posto 39), gli undici italiani nei primi 200 sono tutti abbondantemente over 25. Starace (50) ha 30 anni, Seppi (51) ha superato i 27, Volandri (92) ne ha appena compiuti 30, il bravissimo Cipolla (102) doppia tra un mese i 28, Paolo Lorenzi (135) si avvia verso i 30 anni anche lui, Bolelli (139) è l'unico vicino ai 26, Vagnozzi (174) ha già svoltato verso i 29, Di Mauro (178) e Galvani (192) sono addirittura del 1977, dieci anni più anziani di Viola (194). Insomma, quel che non mancherà all'Italia di Davis è l'esperienza. In quanto a vigore e  freschezza, ci tocca aspettare. Ma oggi è giorno di festa. Al resto penseremo da domani.

c.giua@kataweb. it