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Davis, non fasciamoci la testa
I cechi di Berdych sono battibili

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Non sono d'accordo con chi, a caldo, ha considerato già perso per l'Italia il primo match del ritrovato World Group di Davis, a Praga a metà febbraio. Quella ceca è una squadra fortissima perché può contare su Tomas Berdych, numero 9 al mondo, e Radek Stepanek (ATP 25). E tuttavia non è che sarebbero state granché più "affrontabili" - seppure sempre in casa nostra - la Spagna di Nadal, Ferrer e Verdasco, la Serbia di Djokovic, Tipsarevic e Troicki, la Francia di Tsonga, Simon e Gasquet. Per non parlare dell'Argentina di Del Potro e Nalbandian (fuori Italia). A me il sorteggio di Bangkok sembra quasi fortunato: delle altre nazionali di prima fascia - una sarebbe stata comunque nostra avversaria - solo la Russia (fuori), la Croazia (in casa) e gli USA (in casa) m'avrebbero lasciato altrettanto fiducioso.

Se poi Berdych non fosse a febbraio in forma fisica e nervosa ottimale (è un giocatore incostante, capace di grandi partite e di performance imbarazzanti), il nostro numero 1 Fabio Fognini avrebbe buone chance di giocarsela fino in fondo. Due i precedenti: a Montecarlo nel 2009 vinse il ligure (1-6 6-3 6-3), a New York quindici giorni fa Berdych gli ha lasciato le briciole (7-5 6-0 6-0). Stepanek sta chiudendo una stagione in calando e a 33 anni sembra davvero a fine carriera. Le riserve ceche le conosco poco: forse saranno Hajek, Minar e Dlouhy, quest'ultimo doppista di rango. Insomma: non fasciamoci la testa.

Intanto dai lettori arrivano stimoli interessanti sulla Davis e sul nostro tennis maschile. M. C., per esempio, è in disaccordo su quanto avevo scritto giorni fa commentando il ritorno dell'Italia nel World Group grazie alla vittoria sul Cile. Io argomentavo sul fatto che finalmente anche i maschi, com'era accaduto alle donne, fossero riusciti a trovare un equilibrio positivo con l'ambiente azzurro, coach compresi. M. C. sostiene invece che  "le ragazze hanno trovato coach migliori. Non in Italia, però. La Pennetta è diventata lei in Spagna. Così la Errani. Anche la Schiavone si è allenata a lungo fuori e ha incontrato Barazzutti quando era già una tennista matura. Per tacer della Reggi, a suo tempo cresciuta da Bollettieri". Dunque, "un problema di coach c'è, eccome. Da trent'anni non abbiamo un top 10 maschile. Tutti gli altri sport, magari a momenti alterni, hanno prodotto medaglie e campioni: lo sci, il nuoto, il basket, il calcio, il canottaggio, perfino il tiro con l'arco. Il tennis no".

Ho risposto a M. C. così: è vero che Pennetta ed Errani sono di fatto maturate quando sono andate in Spagna. Ed è vero che, dopo Panatta, non abbiamo avuto campioni di prima grandezza. Tuttavia, qualche ottimo coach ce l'abbiamo o l'abbiamo avuto. Piatti e Pistolesi, al di là di simpatie e guerre tra conventicole, lo sono di certo. E considero buoni coach anche Barazzutti e Furlan, cioè gente che lavora o ha lavorato con la Federazione. Ecco, piuttosto: io credo che il nodo sia stato a lungo la FIT, che non sapeva valorizzare i giovani talenti maschili, anzi talvolta ne favoriva alcuni difetti come la prematura sensazione di appagamento, l'eccessivo protagonismo e la tendenza al piagnisteo.

Ora, il buon esempio delle ragazze sta avendo effetti positivi. Per esempio, ce l'ha su Fognini e Bolelli, che in coppia hanno mostrato agli US Open e poi in Cile di non difettare di grinta e sicurezza. E su qualche giovanissimo emergente come Alessandro Giannessi, seguito dai coach della FIT Eduardo Infantino,  Gabrio Castrichella e Renzo Furlan. Al torneo di Bucarest su terra rossa lo spezzino, 21 anni, è entrato nel tabellone principale dalle qualificazioni e, al primo turno, ha eliminato lo spagnolo Albert Montanes (ATP 53) per 7-5 6-4. Al secondo turno gli tocca Frederico Gil, 26 anni, portoghese, l'ultimo dei top 100 dell'ATP, una carriera costruita nei challenger, con una recente semifinale a Genova. Giannessi, che faceva parte del piccolo gruppo mandato mesi fa a svernare sui campi argentini (gli altri erano Gaio, Colella e Micolani più i giovanissimi Quinzi e Baldi), all'inizio dell'anno era il numero 499 al mondo: adesso è 183 nel ranking ATP. La volontà di farcela non gli manca. Fermato anni fa da un guaio fisico serio, s'è rimesso al lavoro senza scoraggiarsi. Merita tutta l'attenzione di chi crede in lui.

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