Vienna, ore 21.50 del 25 ottobre 2011. Dopo un'ora e quattro minuti di gioco Thomas Muster, classe 1967, esce dal campo, sconfitto per 6-2 6-3 dal connazionale Dominic Thiem, classe 1993, numero 1890 al mondo. "Basta, è l'ultima volta", aveva detto giorni fa. È il secondo addio ai tornei ATP di Muster, che li aveva già lasciati "definitivamente" nel 1999 a soli 32 anni. Per poi rientrare a sorpresa nel 2010. Non ci sarà un secondo ritorno né un terzo addio.
Una storia lunga, quella di Thomas Muster, con tre anni indimenticabili. Il primo è il 1989, quello dei crolli dei regimi socialisti dell'Est, della nascita di Internet con il World Wide Web, di Tienanmen, della guerra per il controllo della Mondadori. Il tennis è dominato da Ivan Lendl, Mats Wilander, Stefan Edberg. In gennaio sui campi durissimi di Melbourne si giocano gli Australian Open. Muster, specialista della terra rossa, raggiunge la semifinale, che perde con il cecoslovacco Ivan Lendl, il più forte giocatore al mondo. Ma quella semi gli basta per entrare, a 21 anni e qualche mese, nei top five del mondo. Tre mesi dopo a Key Biscayne in Florida fa di meglio: in semifinale mette alle corde Yannick Noah, stella dello sport e dello show system francesi, battendolo per 6-2 al quinto set. All'ultimo atto lo aspetta il solito Lendl. Un automobilista ubriaco dispone diversamente, distruggendo i legamenti del ginocchio sinistro di Thomas in un parcheggio. Si teme che la sua carriera sia finita. Torna in Austria, si fa operare, dopo pochi giorni palleggia con una macchina sparapalle, seduto su una speciale sedia: "Non voglio perdere la sensibilità del braccio", spiega. Un braccio, a dire il vero, più potente che capace di colpi di fino. Dopo sei mesi è di nuovo in giro per il mondo con il circo dei migliori.
Il suo secondo anno meraviglioso è il 1995, quando si prende l'unico Slam della carriera, naturalmente sulla terra rossa di Parigi. È un trionfo preparato meticolosamente durante l'inverno e la primavera, con modifiche non marginali al suo gioco. Lavora sul rovescio con cui impara ad aprirsi il campo, migliora il servizio, potenzia e rende più frequenti i movimenti in verticale, a 28 anni raggiunge la maturità atletica a psicologica. In finale al Roland Garros si trova di fronte un idolo del pubblico francese, l'americano Michael Chang che aveva vinto il torneo nel 1989 a soli 17 anni. Risultato nettissimo: 7-5 6-2 6-4. Tre settimane prima ha sbancato a Roma agli Internazionali che lo hanno adottato quasi fosse italiano: 3-6 7-6 6-2 6-3 allo spagnolo Sergi Bruguera. Nell'annata conquista 12 trofei, compreso il Master di fine ottobre. Arriva alla pausa natalizia al terzo posto nel ranking ATP.
Il terzo anno da incorniciare è il 1996. Perché è quello che vede realizzarsi il sogno di ogni ragazzo che fa agonismo: arrivare ad essere il primo del mondo. Ci sono riusciti in 25 dal 1973, quando venne introdotto l'attuale metodo di calcolo. Per Muster le quattro settimane da numero uno arrivano tra febbraio e aprile, poco prima di tornare a trionfare a Roma per la terza volta (la prima è stata nel '90).
Forse - se c'è - il quarto anno da sottolineare di Thomas Muster è questo, chiuso con la sconfitta al primo turno di Vienna, la ventiquattresima su 26 incontri disputati. La wild card che gli organizzatori gli hanno concesso (è attualmente il numero 1078 del ranking ATP) e il sorteggio che l'hanno messo a confronto con una grande speranza del tennis austriaco arrivano alla fine di una carriera illuminata da uno Slam e 44 ATP di singolare. Ma, soprattutto, a quest'anno Muster chiedeva una cosa: tornare a respirare l'aria del grande tennis. Per ricordarla com'è ora, così diversa da quella di quando, ragazzino, dissero di lui: "Questo diventerà un numero 1". c. giua@kataweb. it
Una storia lunga, quella di Thomas Muster, con tre anni indimenticabili. Il primo è il 1989, quello dei crolli dei regimi socialisti dell'Est, della nascita di Internet con il World Wide Web, di Tienanmen, della guerra per il controllo della Mondadori. Il tennis è dominato da Ivan Lendl, Mats Wilander, Stefan Edberg. In gennaio sui campi durissimi di Melbourne si giocano gli Australian Open. Muster, specialista della terra rossa, raggiunge la semifinale, che perde con il cecoslovacco Ivan Lendl, il più forte giocatore al mondo. Ma quella semi gli basta per entrare, a 21 anni e qualche mese, nei top five del mondo. Tre mesi dopo a Key Biscayne in Florida fa di meglio: in semifinale mette alle corde Yannick Noah, stella dello sport e dello show system francesi, battendolo per 6-2 al quinto set. All'ultimo atto lo aspetta il solito Lendl. Un automobilista ubriaco dispone diversamente, distruggendo i legamenti del ginocchio sinistro di Thomas in un parcheggio. Si teme che la sua carriera sia finita. Torna in Austria, si fa operare, dopo pochi giorni palleggia con una macchina sparapalle, seduto su una speciale sedia: "Non voglio perdere la sensibilità del braccio", spiega. Un braccio, a dire il vero, più potente che capace di colpi di fino. Dopo sei mesi è di nuovo in giro per il mondo con il circo dei migliori.
Il suo secondo anno meraviglioso è il 1995, quando si prende l'unico Slam della carriera, naturalmente sulla terra rossa di Parigi. È un trionfo preparato meticolosamente durante l'inverno e la primavera, con modifiche non marginali al suo gioco. Lavora sul rovescio con cui impara ad aprirsi il campo, migliora il servizio, potenzia e rende più frequenti i movimenti in verticale, a 28 anni raggiunge la maturità atletica a psicologica. In finale al Roland Garros si trova di fronte un idolo del pubblico francese, l'americano Michael Chang che aveva vinto il torneo nel 1989 a soli 17 anni. Risultato nettissimo: 7-5 6-2 6-4. Tre settimane prima ha sbancato a Roma agli Internazionali che lo hanno adottato quasi fosse italiano: 3-6 7-6 6-2 6-3 allo spagnolo Sergi Bruguera. Nell'annata conquista 12 trofei, compreso il Master di fine ottobre. Arriva alla pausa natalizia al terzo posto nel ranking ATP.
Il terzo anno da incorniciare è il 1996. Perché è quello che vede realizzarsi il sogno di ogni ragazzo che fa agonismo: arrivare ad essere il primo del mondo. Ci sono riusciti in 25 dal 1973, quando venne introdotto l'attuale metodo di calcolo. Per Muster le quattro settimane da numero uno arrivano tra febbraio e aprile, poco prima di tornare a trionfare a Roma per la terza volta (la prima è stata nel '90).
Forse - se c'è - il quarto anno da sottolineare di Thomas Muster è questo, chiuso con la sconfitta al primo turno di Vienna, la ventiquattresima su 26 incontri disputati. La wild card che gli organizzatori gli hanno concesso (è attualmente il numero 1078 del ranking ATP) e il sorteggio che l'hanno messo a confronto con una grande speranza del tennis austriaco arrivano alla fine di una carriera illuminata da uno Slam e 44 ATP di singolare. Ma, soprattutto, a quest'anno Muster chiedeva una cosa: tornare a respirare l'aria del grande tennis. Per ricordarla com'è ora, così diversa da quella di quando, ragazzino, dissero di lui: "Questo diventerà un numero 1". c. giua@kataweb. it