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Davis, spagnoli non cambiano
Gli argentini sparigliano

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A Barcellona per lavoro, dalla panchina nel cortile dell'Antic Hospital de la Santa Creu o dall'aula 101 della IESE Business School ho visto ribaltarsi la prospettiva: è stupido stupirsi che siamo con gli spagnoli nel girone degli appestati d'Europa, piuttosto sono loro a non darsi pace per il fatto di ritrovarsi in nostra compagnia nel frangente economico-finanziario di quest'autunno drammatico. E mi chiedo: com'è che un paese tanto ordinato e civile è nei guai come l'Italia, dove da tempo sembriamo esserci dimenticati di ordine e civiltà?

Dice una mia amica: gli spagnoli sono vent'anni avanti. Dopo 36 anni di franchismo, in altrettanti di democrazia hanno presto recuperato il ritardo e ci hanno lasciati alle spalle. Dallo sport la conferma. Qual è una-disciplina-una dove gli italiani facciano meglio degli iberici: il calcio? Il ciclismo? La Formula 1? La moto? L'atletica leggera? Ce la battiamo ad armi pari nel nuoto e nel tennis solo quando in piscina e in campo scendono le ragazze, beninteso.

Gli ultimi due avvenimenti tennistici del 2011 che val la pena di seguire vedono protagonisti proprio gli uomini spagnoli e le ragazze italiane. Domani comincia a Siviglia la finale della Davis (che si potrà seguire su Supertennis, cui va il grazie degli appassionati) con gli argentini che ci credono; sabato a Milano ci sarà la sfida-happening della coppia Pennetta-Schiavone alle sorellone Williams (su Sky).

In misura forse inattesa, le Finals ATP hanno dato una sveglia ai lettori di Rep-Lay, che in questi giorni mi hanno scritto in molti proprio su questi due eventi. In una mail Elisabetta mi rivela: "Il tennis è molto di più di uno sport, è la visione di un futuro migliore. Lo fu per le Williams, che cominciarono su un campo pubblico rabberciato...". Vero. E aggiunge: "Vorrei sapere dalla FIT quanti fondi vanno al tennis maschile e quanti a quello femminile". Non lo so, lo chiederò. Ma certo che Venus e Serena sono tra le più forti giocatrici della storia grazie alla testardiggine del padre più che per l'aiuto dell'USTA, la FIT a stelle e strisce.  

Torniamo alla Spagna finalista di Davis per la sesta volta in dodici anni. Al proposito mi hanno mandato messaggi i due Giovanni. Il primo, in vena di definizioni epocali come Elisabetta, sostiene che "quello della Davis è tennis vero. Voglio proprio vedere come fa Nadal a battere Nalbandian. Non credo sia facile". La mail è di tre giorni fa, quando si pensava che i singolaristi argentini sarebbero stati Juan Martin Del Potro e David Nalbandian, appunto. Invece no. Con l'annunciato coup de théâtre al teatro (e dove, altrimenti?) Lope de la Vega di Siviglia, al sorteggio s'è avuta la conferma che la partita d'apertura vedrà in campo Rafael Nadal contro Juan Monaco.

Nalbandian giocherà solo il doppio. Prendiamo per buono quanto m'aveva scritto lunedì l'altro Giovanni: "A Londra Nadal, così come Djokovic, m'è sembrato un buon giocatore che se non supportato da condizione fisica eccellente perde il 40% del potenziale". Bene, il 60 per cento di Nadal vale il 90 per cento di Monaco, che ha un gioco perfetto per mettere in palla il maiorchino. La partita clou di domani sarà dunque la seconda, quella di Del Potro contro David Ferrer: se l'argentino dovesse farcela (però notizie di fonte sicura danno il gigante di Tandil in cattive condizioni fisiche), l'incontro si potrebbero decidere sabato, nel doppio Lopez/Verdasco contro Nalbandian/Schwank. La strategia argentina è chiara: il tecnico Tito Vasquez ha deciso di puntare - forte dello sperato 1 a 1 di venerdì - su Nalbandian sabato, facendo rifiatare Del Potro che pure è un eccellente doppista, come peraltro Eduardo Schwank. Domenica, a quel punto, sarebbe una lotteria: Nadal-Del Potro e Ferrer-Monaco. Tra Milano e Siviglia ne avremo da raccontare.

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