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Rafa e Ferrer leggendari
verso la quinta Davis

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Ha sbagliato di poco i conti il capitano argentino Tito Vazquez. Mandare allo sbaraglio Juan Monaco contro Rafael Nadal nella prima partita della finale di Davis è stato un azzardo quasi riuscito, che non ha condizionato il successivo match tra Juan Martin Del Potro e David Ferrer. Alla facile vittoria di Nadal non ha però risposto quella dell'argentino più forte, sfinito da cinque set tiratissimi. Ora, con due partite perse in casa degli spagnoli, l'insalatiera sembra fuori dalla portata degli argentini, destinati alla quarta sconfitta su quattro finali disputate.

Protagonisti della giornata sivigliana sono stati dunque Nadal e, in negativo, Del Potro, senza per questo nulla togliere all'eccezionale tempra di lottatore - ma lo sapevamo - del numero 5 al mondo, Ferrer

Un tempo, con quelle braghe a mezzo polpaccio e le canottiere attillate, Rafa stava sulle scatole a molti: appariva sbruffone e scostante se confrontato con il rivale Roger Federer, sempre composto ed elegante. Invece Rafa versione 2005-2009 era solo il risultato del marketing della Nike - che voleva imporre una linea di abbigliamento per i più giovani tennisti, per natura e per fortuna spesso eccessivi - e di un'esuberanza fisica incontenibile. Sono passati anni, e ora sappiamo che Rafa è un ragazzo di 25 anni ancora timido, un po' imbranato in pubblico, educatissimo e mai sopra le righe, che in campo non molla mai. Con un tennis che non è solo potenza atletica, ma una combinazione di tecnica, visione di gioco, resistenza ed agilità. Come ha dimostrato anche oggi.

Che l'onestissimo Juan Monaco, l'argentino numero 26 del ranking ATP, 27 anni, avesse qualche chance con Nadal lo potevano sperare solo i tifosi venuti da Buenos Aires a Siviglia per la finale della Davis. Tutti con le magliette e le sciarpe bianche e azzurre a contrastare la marea giallorossa degli spagnoli: curioso colpo d'occhio, quello dello stadio La Cartuja, con i colori del derby all'Olimpico quando a ospitare è la Roma. E' vero che Nadal era tornato in patria da Londra, dalle Finals dell'ATP World Tour, d'umore nerissimo dopo le sconfitte con Tsonga e Federer e l'esclusione dalla fase finale. Ma la settimana di allenamenti sulla terra rossa e il calore del pubblico di Siviglia (più di 27 mila, un record) l'hanno fatto ridiventare quello di giugno a Parigi, nell'unico Slam vinto in stagione. Il 6-1 6-1 6-2 inflitto a Monaco è perfino bugiardo perché la superiorità del maiorchino, pur nettissima, ha segnato un incontro con spettacolari lunghi scambi, durato oltre due ore e un quarto.

Del Potro, nel 2009 a 21 anni vincitore a Flushing Meadows su Federer dopo aver massacrato in semifinale Nadal, nel gennaio 2010 era il numero 4 del ranking ATP, per poi precipitare giù giù a quota 485 a seguito di un intervento chirurgico al polso destro. Ritrovate finalmente forma e tranquillità, è ora il primo dei non-top 10. Un ragazzo solido. L'inviato di El Pais a Siviglia gli ha chiesto giovedì: "Questa è la tua seconda finale di Davis dopo il crollo con la Spagna del 2008 a Mar de la Plata. Brutti sogni notturni?". E lui: "Ho avuto tanto da fare in questi giorni di preparazione da non aver trovato tempo per i sogni". Solido e concreto. Perso il primo set per colpa della lenta carburazione (Ferrer è invece stato il solito skyrocket, come dicono gli americani), s'è piano piano messo a macinare gioco: bombe di servizio, recuperi al limite delle leggi della dinamica, assoluta indifferenza al preponderante tifo iberico. Un campione interamente ritrovato, l'unico in grado di far fastidio, a partire da gennaio, ai quattro dominatori delle ultime due stagioni.

Incassato il secondo set al tie break, Del Potro è sembrato prendere il largo. Non con Ferrer però, che lotta come nessun altro. Sempre. Conquistato un quarto set, sempre in equilibrio, il valenciano ha dominato il quinto, con Del Potro ormai incapace di reggere scambi prolungati, disabituato com'è alle partite long playing. È finita 6-2 6-7 3-6 6-4 6-3 dopo 4 ore e 43 minuti. Una partita d'antologia.

Al doppio di sabato pomeriggio sono affidate le residue speranze di Vazquez. Difficile il pronostico. Feliciano Lopez e Fernando Verdasco hanno l'esperienza di 116 partite in coppia, con 52 vittorie. L'ultimo anno è però stato disastroso: 12 volte in campo insieme, 10 sconfitte. David Nalbandian ed Eduardo Schwank hanno giocato insieme solo tre volte nel 2008, con una sconfitta. Ma Schwank, 143 nel ranking dei singolaristi (gioca di solito i challenger), allenato dal fratello di Nalbandian, è uno specialista del doppio, finalista quest'anno al Roland Garros, semifinalista l'anno scorso a Wimbledon e agli US Open. Così, mentre Pennetta e Schiavone affronteranno a Milano le Williams, a loro guarderanno gli argentini che non si rassegnano.

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