Esaurite le ferie natalizie (di anno in anno sempre più brevi: forse è un'impressione dovuta all'età), a otto giorni dal via degli Open di Melbourne si è giocato e si gioca a Doha, Chennai, Sidney, Hobart, Perth, Brisbane, Auckland, cioè sui campi del Golfo Persico, a ridosso dell'equatore, giù giù fino alla Nuova Zelanda. Tornei che a volte sembrano esibizioni di lusso (come l'ATP 250 di Doha e la Hopman Cup per nazionali a Perth) ma in qualche caso sono spettacolari trailer del primo Slam dell'anno e forniscono indicazioni utili su chi è già competitivo, acclimatato all'estate australe e senza guai fisici che ne limitino l'efficacia agonistica.
Tanti tornei, altrettante notizie che meriterebbero, ciascuna, un approfondimento e un titolo appropriato. Ai nostri antipodi, ad Auckland, Flavia Pennetta comincia il 2012 con la sua ventunesima finale in un appuntamento WTA: finale che ha dominato prima di ritirarsi per infortunio. In Australia, a Brisbane, nella sua semifinale Francesca Schiavone viene invece fermata da una Kaia Kanepi stellare e, in parte, da un problema gastrointestinale. Roger Federer deve andare sotto le tribune degli sceicchi di Doha a spiegare che la sua rinuncia alla semifinale con Jo-Wilfried Tsonga è dovuta al mal di schiena. (Doppio inciso: è ormai evidente che Schiavone e Federer, rispettivamente classe 1980 e 1981, devono gestire meglio le proprie forze; la estone e il franco-congolese vincono peraltro le proprie finali contro Daniela Hantuchova e Gael Monfils). Rafa Nadal, sconfitto in Quatar proprio da Monfils, sembra ancora alla ricerca del tempo perduto. Andy Murray, che si affida al supercoach Ivan Lendl alla vigilia dello Slam a lui più congeniale, subito agguanta finale e titolo nell'ATP 250 di Brisbane (6-1 6-3 al talentuoso ucraino Alexandr Dolgopolov). E mentre del numero 1 Novak Djokovic si sono perse le tracce, il ritrovato Juan Martin Del Potro è prima testa di serie nell'ATP 250 di Sidney, che comincia oggi: sarà lui, credetemi, una delle sorprese del primo scorcio dell'anno.
Affetto da forma benigna di patriottismo, per me la breaking news resta lo sfiorato successo della Pennetta in terra neozelandese. La finale, rinviata di un giorno e passa per il maltempo, alla fine viene disputata al chiuso, con il pubblico costretto in una minuscola tribunetta. Dopo aver brutalmente vendicato in semifinale (6-1 6-2) l'amarissima sconfitta incassata nei quarti degli ultimi US Open per mano della tedesca Angelique Kerber, all'ultimo atto di Auckland a brindisina si trova di fronte la cinese Jie Zheng, ora numero 48 nel ranking WTA ma salita fino al quindicesimo posto nel 2009. Piccola, grintosa, portata al palleggio molto teso, subisce a lungo la capacità di Flavia di cambiare gioco e di attaccare sotto rete appena possibile: un'attitudine affinata dalle esperienze in doppio (anche ad Auckland l'azzurra, in coppia con la tedesca Julia Goerges, ha raggiunto la finale, peraltro persa contro Hlavackova-Hradecka per 6-7 6-2 10-7). L'azzurra, più precisa della cinese, alza e rallenta spesso il tiro, costringendo l'avversaria all'errore. Il suo diritto è sempre devastante, il servizio non lascia spazi. Va così per il tutto il primo set, vinto per 6-2 nonostante uno strappo muscolare al gluteo destro costringa Flavia a ricorrere all'intervento del massaggiatore nell'intervallo del 5-2.
Per Flavia comincia un piccolo calvario. Si vede che soffre e che vorrebbe chiudere in fretta. Stringe i denti, va sul 2-0 nel secondo set ma il dolore si fa sentire sempre di più. La Zheng se ne rende conto, accelera il ritmo, conquista cinque game consecutivi. Flavia non s'arrende, ha l'occasione per riprendersi i break subiti e riportarsi sotto sul 5-4, ma la cinese recupera e si prende il secondo set: 6-3.
Il terzo set non ha storia, soprattutto perché è nel turno di servizio che lo strappo mette in difficoltà Flavia. Che sul 2-0 per la Zheng getta la spugna.
Davvero un peccato. Ma non è il caso di farne un dramma. Per l'azzurra ci sono 200 punti WTA, che risulteranno preziosi nel corso dell'anno per restare tra le migliori (ora è la numero 20 al mondo), e i 19 mila dollari di premio. E poi i tornei i ridosso degli Slam servono soprattutto a rodare i giocatori, a farli entrare nel clima della competizione, a provare e riprovare sul campo di gara i "fine tuning" tattici e tecnici. Se Flavia recupererà da qui a domenica prossima, sarà lei l'italiana con più chance di fare strada a Melbourne.
[email protected]
Tanti tornei, altrettante notizie che meriterebbero, ciascuna, un approfondimento e un titolo appropriato. Ai nostri antipodi, ad Auckland, Flavia Pennetta comincia il 2012 con la sua ventunesima finale in un appuntamento WTA: finale che ha dominato prima di ritirarsi per infortunio. In Australia, a Brisbane, nella sua semifinale Francesca Schiavone viene invece fermata da una Kaia Kanepi stellare e, in parte, da un problema gastrointestinale. Roger Federer deve andare sotto le tribune degli sceicchi di Doha a spiegare che la sua rinuncia alla semifinale con Jo-Wilfried Tsonga è dovuta al mal di schiena. (Doppio inciso: è ormai evidente che Schiavone e Federer, rispettivamente classe 1980 e 1981, devono gestire meglio le proprie forze; la estone e il franco-congolese vincono peraltro le proprie finali contro Daniela Hantuchova e Gael Monfils). Rafa Nadal, sconfitto in Quatar proprio da Monfils, sembra ancora alla ricerca del tempo perduto. Andy Murray, che si affida al supercoach Ivan Lendl alla vigilia dello Slam a lui più congeniale, subito agguanta finale e titolo nell'ATP 250 di Brisbane (6-1 6-3 al talentuoso ucraino Alexandr Dolgopolov). E mentre del numero 1 Novak Djokovic si sono perse le tracce, il ritrovato Juan Martin Del Potro è prima testa di serie nell'ATP 250 di Sidney, che comincia oggi: sarà lui, credetemi, una delle sorprese del primo scorcio dell'anno.
Affetto da forma benigna di patriottismo, per me la breaking news resta lo sfiorato successo della Pennetta in terra neozelandese. La finale, rinviata di un giorno e passa per il maltempo, alla fine viene disputata al chiuso, con il pubblico costretto in una minuscola tribunetta. Dopo aver brutalmente vendicato in semifinale (6-1 6-2) l'amarissima sconfitta incassata nei quarti degli ultimi US Open per mano della tedesca Angelique Kerber, all'ultimo atto di Auckland a brindisina si trova di fronte la cinese Jie Zheng, ora numero 48 nel ranking WTA ma salita fino al quindicesimo posto nel 2009. Piccola, grintosa, portata al palleggio molto teso, subisce a lungo la capacità di Flavia di cambiare gioco e di attaccare sotto rete appena possibile: un'attitudine affinata dalle esperienze in doppio (anche ad Auckland l'azzurra, in coppia con la tedesca Julia Goerges, ha raggiunto la finale, peraltro persa contro Hlavackova-Hradecka per 6-7 6-2 10-7). L'azzurra, più precisa della cinese, alza e rallenta spesso il tiro, costringendo l'avversaria all'errore. Il suo diritto è sempre devastante, il servizio non lascia spazi. Va così per il tutto il primo set, vinto per 6-2 nonostante uno strappo muscolare al gluteo destro costringa Flavia a ricorrere all'intervento del massaggiatore nell'intervallo del 5-2.
Per Flavia comincia un piccolo calvario. Si vede che soffre e che vorrebbe chiudere in fretta. Stringe i denti, va sul 2-0 nel secondo set ma il dolore si fa sentire sempre di più. La Zheng se ne rende conto, accelera il ritmo, conquista cinque game consecutivi. Flavia non s'arrende, ha l'occasione per riprendersi i break subiti e riportarsi sotto sul 5-4, ma la cinese recupera e si prende il secondo set: 6-3.
Il terzo set non ha storia, soprattutto perché è nel turno di servizio che lo strappo mette in difficoltà Flavia. Che sul 2-0 per la Zheng getta la spugna.
Davvero un peccato. Ma non è il caso di farne un dramma. Per l'azzurra ci sono 200 punti WTA, che risulteranno preziosi nel corso dell'anno per restare tra le migliori (ora è la numero 20 al mondo), e i 19 mila dollari di premio. E poi i tornei i ridosso degli Slam servono soprattutto a rodare i giocatori, a farli entrare nel clima della competizione, a provare e riprovare sul campo di gara i "fine tuning" tattici e tecnici. Se Flavia recupererà da qui a domenica prossima, sarà lei l'italiana con più chance di fare strada a Melbourne.
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