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Vogliamo anche noi
oriundi come Tomic

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Vento bollente, 35 gradi alle cinque della sera. Immemore di Garcia Lopez, nell'arena lo spagnolo Fernando Verdasco cerca l'ombra di fondo campo, nel tentativo - inutile - di ritrovare le forze spese nei primi quattro set, con i primi due vinti a fatica. Invece finisce matato al quinto dall'idolo di casa Bernard Tomic. Che a 19 anni e tre mesi è il  tipico prodotto del melting pot tennistico di questi tempi, nato in Germania da genitori croati, cresciuto in Australia, a luglio approdato dalle qualificazioni ai quarti a Wimbledon, ora numero 39 al mondo: uno che a Melbourne potrebbe andare lontano. Il foltissimo pubblico dell'Open - solo lo Slam londinese attrae altrettanta folla - ci crede davvero, spera di avere trovato il campione che rinverdirà i fasti di Laver, Rosewall, Roche, Emerson. Non sono schizzinosi, gli australiani, che peraltro in buona parte hanno antenati galeotti. Qualche anno fa avevano adottato la sfortunata serba, per mano del padre violento, Jelena Dokic. Ora tocca a Tomic, perfettamente integrato.

La giornata di esordio di uno Slam e quelle immediatamente successive sono sempre le più divertenti perché sorprendenti. Tomic, a dire il vero, è solo il parte una sorpresa. Lo è invece l'arcitaliano Flavio Cipolla, 75 del ranking ATP, che ha eliminato  il russo Nikolay Davydenko, 53 al mondo ma sul gradino numero 3 solo cinque anni fa (ora ne ha 30, intendo d'anni, anche se ne dimostra almeno dieci in più). Partita lunga e difficile (6-4 4-6 3-6 6-2 6-1), durante la quale il romano ha confermato di avere la tecnica che tutti gli riconoscono e, finalmente, a 28 anni, la maturità per scalare i vertici del tennis nazionale.  Al secondo turno troverà Feliciano Lopez: non è una mission impossible, la sua.

Turni sorprendenti anche quando finiscono male come è accaduto all'italiano più forte sulla carta, Fabio Fognini, e all'italiana segnalata più in forma, Flavia Pennetta. Lui non è mai stato in gara, di fatto, con il colombiano Alejandro Falla, di cui si ricorda un recente quarto turno al Roland Garros ma solo 86 nel ranking del singolo. Il risultato dice tutto del match: 3-6 2-6 6-3 1-6. Lei ha risentito - commenta il suo clan a Melbourne - del caldo e delle conseguenze dell'infortunio di una settimana fa nella finale di Auckland persa con la cinese Jie Zheng. Resta il fatto che era arrivata dall'altra parte del mondo convinta (ne ero convinto anch'io e l'avevo scritto) d'essere destinata a fare strada nello Slam e invece, da numero 20 del ranking WTA, ha perso malamente contro la russa numero 136 Nina Bratchikova (3-6 6-1 2-6).

Bene, come raccontiamo diffusamente in cronaca, le altre azzurre in campo. Mentre Francesca Schiavone (11) ha faticato appena un po' con la spagnola Laura Pous Tio (74), a cui ha  lasciato quattro giochi (6-1 6-3), sono davvero da accompagnare con un punto esclamativo le imprese compiute dalle due italiane con la classifica più bassa: Romina Oprandi (82) ha maramaldeggiato con la  bulgara Anastasiya Yakimova (62), con un netto 6-4 6-1. Alberta  Brianti (69) ha  lottato e l'ha spuntata con la giovane americana Irina Falconi (83) per 6-2 7-5.

Non possiamo lamentarci, per adesso, con quattro italiani che passano il turno su sei in campo. Anche se ci fanno un po' invidia questi australiani che si coccolano un diciannovenne che gioca spesso come fosse al suo primo torneo di qualificazione e poi sfoggia colpi da top ten. Se non ce lo costruiamo in casa, perché non andiamo a prendercelo anche noi nei Balcani uno come lui?

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