Murray in versione Lendl
E' l'ora di fare sul serio
Ivan Lendl vinse il suo primo Slam a Parigi nel 1984. Aveva già 24 anni. Poi non si fermò più: altri due Roland Garros (1986 e 1987), tre Open USA (1985, 1986 e 1987), due Open australiani (1989 e 1990). Fallì sempre a Wimbledon, con due finali giocate e perse (1986 e 1987) per mano di Boris Becker e Pat Cash.
Andy Murray va per i 25 anni e ancora deve conquistare il suo Slam nonostante abbia combattuto in tre finali: due volte a Melbourne (2010 e 2011), una a Flushing Meadows (2008). I suoi "Becker" e "Cash" sono Roger Federer e, l'anno scorso, Novak Djokovic. Così Murray ha voluto al suo fianco come coach proprio l'ex campione ceco. Per capire come fu che alla sua stessa età lui trovò il bandolo della matassa. Per farcela a prendersi uno Slam prima che sia troppo tardi, prima di avere più paura di di se stesso che dell'avversario.
Fino a qualche settimana fa Lendl sembrava uno di quelli che quando una fase del…
Andy Murray va per i 25 anni e ancora deve conquistare il suo Slam nonostante abbia combattuto in tre finali: due volte a Melbourne (2010 e 2011), una a Flushing Meadows (2008). I suoi "Becker" e "Cash" sono Roger Federer e, l'anno scorso, Novak Djokovic. Così Murray ha voluto al suo fianco come coach proprio l'ex campione ceco. Per capire come fu che alla sua stessa età lui trovò il bandolo della matassa. Per farcela a prendersi uno Slam prima che sia troppo tardi, prima di avere più paura di di se stesso che dell'avversario.
Fino a qualche settimana fa Lendl sembrava uno di quelli che quando una fase del…
Ivan Lendl vinse il suo primo Slam a Parigi nel 1984. Aveva già 24 anni. Poi non si fermò più: altri due Roland Garros (1986 e 1987), tre Open USA (1985, 1986 e 1987), due Open australiani (1989 e 1990). Fallì sempre a Wimbledon, con due finali giocate e perse (1986 e 1987) per mano di Boris Becker e Pat Cash.
Andy Murray va per i 25 anni e ancora deve conquistare il suo Slam nonostante abbia combattuto in tre finali: due volte a Melbourne (2010 e 2011), una a Flushing Meadows (2008). I suoi "Becker" e "Cash" sono Roger Federer e, l'anno scorso, Novak Djokovic. Così Murray ha voluto al suo fianco come coach proprio l'ex campione ceco. Per capire come fu che alla sua stessa età lui trovò il bandolo della matassa. Per farcela a prendersi uno Slam prima che sia troppo tardi, prima di avere più paura di di se stesso che dell'avversario.
Fino a qualche settimana fa Lendl sembrava uno di quelli che quando una fase della vita è finita è finita per sempre. Dopo il ritiro, nel 1995, per anni aveva puntato a diventare un golfista di livello e a crescere in famiglia una campionessa di golf, non importa se fosse Marika, Isabelle, Daniela, Caroline o Nikola. C'era quasi riuscito grazie alla disciplina imposta alle cinque figlie, la stessa che gli aveva consentito, partendo da Ostrava, di vincere 94 tornei in singolare e di restare cinque anni in vetta al ranking mondiale. Il tennis era il passato, il golf il suo presente e il suo futuro. Invece no, eccolo qui da un paio di settimane a dar consigli ben retribuiti a un giocatore fortissimo (Murray è numero 4 al mondo dopo essere stato l'anno scorso per alcuni mesi numero 3) eppure ancora in cerca del personale X Factor tennistico.
Fa impressione vedere Lendl seguire impassibile nell'Hisense Arena l'esordio dello scozzese agli Open 2012 di Melbourne contro un campioncino di talento come Ryan Harrison, nemmeno vent'anni, cresciuto nella nidiata di Bollettieri a Bradenton, numero 77 ATP. È subito evidente che la presenza del coach ceco rassicura Andy più di quella dell'incontenibile e immanente mamma. Dopo un primo set di riscaldamento perso per 4-6, prende le redini della partita e non lascia uno spiraglio che sia uno all'americano (6-3 6-4 6-2) e passa al secondo turno, dove troverà il francese Edouard Roger-Vasselin, che precede di 98 posti in classifica. Una formalità batterlo, ma Lendl sarà comunque a lì a testimoniargli che questa volta potrebbe essere davvero la sua.
Gli italiani. Le ragazze non tradiscono mai. Dopo Francesca Schiavone, Romina Oprandi e Alberta Brianti, vanno avanti anche Roberta Vinci e Sara Errani: lasciano alle avversarie quattro game in tutto. (Nel tabellone femminile l'unica vera sorpresa è l'uscita di scena dell'eroina locale Samantha Stosur, che aveva vinto l'ultimo Open del 2011 a New York).
Tra gli uomini, dei nostri solo Flavio Cipolla è approdato al secondo turno, dove trova domani Feliciano Lopez. Gli altri hanno timbrato in fretta e furia il cartellino e sono già sulla via del rientro. Nessuno ha dato l'illusione di potercela fare. Ieri Fabio Fognini (con il colombiano Alejandro Falla), oggi Potito Starace (con il giapponese Tatsuma Ito) e Andreas Seppi (con Richard Gasquet) hanno strappato un set a testa. Briciole. A zero set Paolo Lorenzi che ha messo in palla Novak Djokovic, Matteo Viola che ha esaltato il colombiano Santiago Giraldo e Filippo Volandri che ha visto da vicino quant'è cresciuto il sempre più convincente canadese Milos Raonic. Nemmeno il più obnubilato tifoso azzurro potrebbe trovare motivi di speranza in tanta desolazione australe. Vista da qui, l'imminente trasferta ad Ostrava - città natale di Ivan Lendl, quando si dice il caso - per il primo match del ritrovato gruppo A di Davis appare ingiocabile, a meno che Radek Stepanek, oggi sconfitto dal francese Mahut in tre set, non faccia harakiri e la nostra coppia di doppio compia un miracolo. Berdych permettendo.
(c.giua@kataweb.it)
Andy Murray va per i 25 anni e ancora deve conquistare il suo Slam nonostante abbia combattuto in tre finali: due volte a Melbourne (2010 e 2011), una a Flushing Meadows (2008). I suoi "Becker" e "Cash" sono Roger Federer e, l'anno scorso, Novak Djokovic. Così Murray ha voluto al suo fianco come coach proprio l'ex campione ceco. Per capire come fu che alla sua stessa età lui trovò il bandolo della matassa. Per farcela a prendersi uno Slam prima che sia troppo tardi, prima di avere più paura di di se stesso che dell'avversario.
Fino a qualche settimana fa Lendl sembrava uno di quelli che quando una fase della vita è finita è finita per sempre. Dopo il ritiro, nel 1995, per anni aveva puntato a diventare un golfista di livello e a crescere in famiglia una campionessa di golf, non importa se fosse Marika, Isabelle, Daniela, Caroline o Nikola. C'era quasi riuscito grazie alla disciplina imposta alle cinque figlie, la stessa che gli aveva consentito, partendo da Ostrava, di vincere 94 tornei in singolare e di restare cinque anni in vetta al ranking mondiale. Il tennis era il passato, il golf il suo presente e il suo futuro. Invece no, eccolo qui da un paio di settimane a dar consigli ben retribuiti a un giocatore fortissimo (Murray è numero 4 al mondo dopo essere stato l'anno scorso per alcuni mesi numero 3) eppure ancora in cerca del personale X Factor tennistico.
Fa impressione vedere Lendl seguire impassibile nell'Hisense Arena l'esordio dello scozzese agli Open 2012 di Melbourne contro un campioncino di talento come Ryan Harrison, nemmeno vent'anni, cresciuto nella nidiata di Bollettieri a Bradenton, numero 77 ATP. È subito evidente che la presenza del coach ceco rassicura Andy più di quella dell'incontenibile e immanente mamma. Dopo un primo set di riscaldamento perso per 4-6, prende le redini della partita e non lascia uno spiraglio che sia uno all'americano (6-3 6-4 6-2) e passa al secondo turno, dove troverà il francese Edouard Roger-Vasselin, che precede di 98 posti in classifica. Una formalità batterlo, ma Lendl sarà comunque a lì a testimoniargli che questa volta potrebbe essere davvero la sua.
Gli italiani. Le ragazze non tradiscono mai. Dopo Francesca Schiavone, Romina Oprandi e Alberta Brianti, vanno avanti anche Roberta Vinci e Sara Errani: lasciano alle avversarie quattro game in tutto. (Nel tabellone femminile l'unica vera sorpresa è l'uscita di scena dell'eroina locale Samantha Stosur, che aveva vinto l'ultimo Open del 2011 a New York).
Tra gli uomini, dei nostri solo Flavio Cipolla è approdato al secondo turno, dove trova domani Feliciano Lopez. Gli altri hanno timbrato in fretta e furia il cartellino e sono già sulla via del rientro. Nessuno ha dato l'illusione di potercela fare. Ieri Fabio Fognini (con il colombiano Alejandro Falla), oggi Potito Starace (con il giapponese Tatsuma Ito) e Andreas Seppi (con Richard Gasquet) hanno strappato un set a testa. Briciole. A zero set Paolo Lorenzi che ha messo in palla Novak Djokovic, Matteo Viola che ha esaltato il colombiano Santiago Giraldo e Filippo Volandri che ha visto da vicino quant'è cresciuto il sempre più convincente canadese Milos Raonic. Nemmeno il più obnubilato tifoso azzurro potrebbe trovare motivi di speranza in tanta desolazione australe. Vista da qui, l'imminente trasferta ad Ostrava - città natale di Ivan Lendl, quando si dice il caso - per il primo match del ritrovato gruppo A di Davis appare ingiocabile, a meno che Radek Stepanek, oggi sconfitto dal francese Mahut in tre set, non faccia harakiri e la nostra coppia di doppio compia un miracolo. Berdych permettendo.
(c.giua@kataweb.it)