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Dopo Romina, ecco Sara
l'Italia che non ti aspetti

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Quand'era tra le under, nel 2005, Sara Errani arrivò in finale al Torneo giovanile di Pasqua al CT Firenze alla Cascine e perse con un'olandese assai più giovane di lei, la quindicenne Renee Reinhard, un mostro di bravura. Un maestro del Circolo, guardandola arrancare sul campo centrale, mi disse tutto d'un fiato: questa italiana sta provando a migliorare allenandosi  in Spagna, ed è tempo perso perché non ha  talento e il fisico non l'aiuta, l'olandese invece ce la ritroviamo quanto prima a Wimbledon, vedrai. 

Una sentenza inappellabile. Ma i maestri sbagliano, per fortuna (infatti della Reinhard si sono perse le tracce). Se il tennis fosse solo questione di talento, Sara Errani non sarebbe mai arrivata dov'è oggi: al terzo turno degli Australian Open, come già le era riuscito nel 2009 e nel 2010. Se invece fosse solo la combinazione di forza di volontà e perseveranza, Sara sarebbe tra le meglio quotate dei bookmaker per…
Quand'era tra le under, nel 2005, Sara Errani arrivò in finale al Torneo giovanile di Pasqua al CT Firenze alla Cascine e perse con un'olandese assai più giovane di lei, la quindicenne Renee Reinhard, un mostro di bravura. Un maestro del Circolo, guardandola arrancare sul campo centrale, mi disse tutto d'un fiato: questa italiana sta provando a migliorare allenandosi  in Spagna, ed è tempo perso perché non ha  talento e il fisico non l'aiuta, l'olandese invece ce la ritroviamo quanto prima a Wimbledon, vedrai. 

Una sentenza inappellabile. Ma i maestri sbagliano, per fortuna (infatti della Reinhard si sono perse le tracce). Se il tennis fosse solo questione di talento, Sara Errani non sarebbe mai arrivata dov'è oggi: al terzo turno degli Australian Open, come già le era riuscito nel 2009 e nel 2010. Se invece fosse solo la combinazione di forza di volontà e perseveranza, Sara sarebbe tra le meglio quotate dei bookmaker per la vittoria finale. Avendo qualche briciola di talento e tanta forza di volontà, è giusto aspettarsi da lei in futuro altri successi come quello di stanotte - fuso italiano, ovviamente - contro la numero 29 del seed, la russa Nadia Petrova, quasi trent'anni e un terzo posto nel ranking WTA proprio nel 2005, quando arrivò in semifinale al Roland Garros e nei quarti a Wimbledon e Flushing Meadows.

Un match a senso unico. La bolognese, 24 anni, WTA 48, è in evidente stato di grazia, tiene il gioco alto e profondo, costringe la Petrova  a spostarsi continuamente in orizzontale, attacca appena può con i  lungolinea di rovescio e i passanti incrociati di diritto che la russa non riesce a intuire. Il back di rovescio è il suo colpo più sicuro. Azzarda spesso, e a ragione, le smorzate. Soprattutto, Sara sbaglia pochissimo, mette millimetricamente la palla nei venti centimetri davanti alle righe di fondo e laterali del campo numero 2, lo Show Court. Il primo set dura quasi un'ora, finisce 6-2. Sul 3-0 nel secondo set Sara ha un momento di pausa, ma si riprende subito e replica il 6-2 in 38 minuti. Chissà se Renee Reinhard l'ha seguita stavolta in tv o se venerdì vedrà il terzo incontro della ispano-petroniana contro la sorpresa rumena Sorana Cirstea, WTA 59. Uno scontro ad armi pari o quasi. Sia lei sia Romina Oprandi (che trova domani la tedesca Goerges) possono andare ancora avanti.

A metà pomeriggio australe scendono sul campo numero 6 - una fornace surriscaldata anche dal tifo di un esercito di cinesi - l'ultima ragazza italiana arrivata al secondo turno del primo Slam dell'anno, Roberta Vinci, e quella Jie Zheng che dieci giorni fa aveva sconfitto, grazie anche a un infortunio, Flavia Pennetta nella finale di Auckland. Ci sarebbe piaciuto vedere una tarantina che vendica una brindisina. Non è andata così. Nonostante i sette match point annullati, Roberta ha ceduto per 6-4 6-2. I tredici gradini WTA che le separano - lei è sul 25, la cinese sul 38 - al momento non rispecchiano il differente stato di forma: la Zheng ha giocato come la Errani, determinata, angolando molto, osando le smorzate e  scendendo a rete quando possibile. La Vinci ha resistito e combattuto ma deve lavorare ancora parecchio per tornare al livello della primavera-estate dell'anno scorso, quando si portò a casa i tornei di Barcellona, 's-Hertogenbosch (sull'erba) e Budapest. c. giua@kataweb. it