Era fine giugno, solita pioggia su Wimbledon in una giornata finalmente liberatoria per gli italiani. Simone Bolelli faceva un solo boccone (7-6 6-3 7-6) dello svizzero Stanislas Wawrinka, Flavia Pennetta faticava ma alla fine aveva ragione della rumena Irina-Camelia Begu (7-6 4-6 6-2), Roberta Vinci batteva agevolmente la canadese Rebecca Marino (7-6 6-2). Impressionato da tanta sicurezza scrivevo su Rep-Lay: "Da sempre sentivamo ripetere che l'abitudine a giocare sulla terra rossa penalizzava i nostri tennisti quando dovevano cimentarsi sul veloce e sull'erba. Lo stesso doveva valere per spagnoli e francesi e così però non era, così come sembra non essere più nemmeno per noi".
Ora, dopo poco più di sei mesi, cosa dire dei tredici italiani sbarcati a Melbourne per il primo Slam dell'anno, e di cui una sola, Sara Errani, ha la chance di arrivare al quarto turno? Pigmei finiti per sbaglio nella terra dei watussi? Oggi Romina Oprandi - reduce da due convincenti prime partite - per un set e mezzo ha lottato per andare ancora avanti, ma poi Julia Goerges ha dilagato. Non sfruttata nel secondo set la palla del controbreak sul 4-3 per l'avversaria, è cominciato il calvario dell'italo-svizzera, demoralizzata e anchiavardata a fondo campo mentre la tedesca ha sfoggiato un ricco repertorio di serve-and-volley e risposte brucianti. Dei restanti dieci game ne ha portato a casa uno. E' finita 3-6 6-3 6-1.
Se domani finisse, con il match con la rumena Sorana Cirstea, WTA 59, anche l'avventura della romagnola Errani (oggi vittoriosa in coppia con Roberta Vinci contro le australiane Radionova: 4-6 6-4 6-3), vivremo otto giorni di Slam liberati dal desiderio/obbligo di tifare per gli italiani. Meglio così, forse.
L'angolo delle rettifiche. La prima. Due giorni fa ho citato il poeta Federico Garcia Lorca chiamandolo però Garcia Lopez. Errore forse indotto dal fatto che mancava poco all'incontro tra Flavio Cipolla e Feliciano Lopez o forse dall'aver rivisto di recente in tv il discreto tennista professionista Guillermo Garcia-Lopez: in ogni caso, chiedo scusa ai cultori dell'autore di "Nozze di sangue" e all'ambasciata di Spagna. Olè.
La seconda. Mi è arrivata questa mail: "Claudio, ti scrivo a proposito di Sara Errani, un po' per ragioni campanilistiche ma non solo. Sono d'accordo con te nell'elogiare chi, pur senza talento straordinario e con un fisico non paragonabile alle top del circuito, riesce a ritagliarsi uno spazio importante nel circuito professionistico, anche con scelte non facili e sacrifici, come quella di andare in Spagna fin da ragazzina. Solo una cosa volevo ricordarti: Sarita (come è soprannominata) è solo nata a Bologna ed è romagnola purosangue, la famiglia vive tuttora a Massa Lombarda, dove ha cominciato a giocare a tennis, per poi spostarsi al Club Atletico Faenza, fucina di campioni della racchetta". Firmato: Gianluca Strocchi. Con il quale un tempo non sapevi mai deciderti: è meglio come giornalista (pignolo) o come tennista (talentuoso)? Oggi non ho più dubbi, l'età e la figliolanza hanno fatto il proprio lavoro di pialla, tennisticamente è ormai a livello di sopravvivenza agonistica mentre come giornalista resta un esempio di dedizione. Da Gianluca accetto la bacchettata sulle dita, che già mi aveva inflitto qualche mese fa. Chiedo scusa a lui, a Sarita e alla Romagna tutta, compresa la parte incomprensibilmente marchigiana.
[email protected]
Ora, dopo poco più di sei mesi, cosa dire dei tredici italiani sbarcati a Melbourne per il primo Slam dell'anno, e di cui una sola, Sara Errani, ha la chance di arrivare al quarto turno? Pigmei finiti per sbaglio nella terra dei watussi? Oggi Romina Oprandi - reduce da due convincenti prime partite - per un set e mezzo ha lottato per andare ancora avanti, ma poi Julia Goerges ha dilagato. Non sfruttata nel secondo set la palla del controbreak sul 4-3 per l'avversaria, è cominciato il calvario dell'italo-svizzera, demoralizzata e anchiavardata a fondo campo mentre la tedesca ha sfoggiato un ricco repertorio di serve-and-volley e risposte brucianti. Dei restanti dieci game ne ha portato a casa uno. E' finita 3-6 6-3 6-1.
Se domani finisse, con il match con la rumena Sorana Cirstea, WTA 59, anche l'avventura della romagnola Errani (oggi vittoriosa in coppia con Roberta Vinci contro le australiane Radionova: 4-6 6-4 6-3), vivremo otto giorni di Slam liberati dal desiderio/obbligo di tifare per gli italiani. Meglio così, forse.
L'angolo delle rettifiche. La prima. Due giorni fa ho citato il poeta Federico Garcia Lorca chiamandolo però Garcia Lopez. Errore forse indotto dal fatto che mancava poco all'incontro tra Flavio Cipolla e Feliciano Lopez o forse dall'aver rivisto di recente in tv il discreto tennista professionista Guillermo Garcia-Lopez: in ogni caso, chiedo scusa ai cultori dell'autore di "Nozze di sangue" e all'ambasciata di Spagna. Olè.
La seconda. Mi è arrivata questa mail: "Claudio, ti scrivo a proposito di Sara Errani, un po' per ragioni campanilistiche ma non solo. Sono d'accordo con te nell'elogiare chi, pur senza talento straordinario e con un fisico non paragonabile alle top del circuito, riesce a ritagliarsi uno spazio importante nel circuito professionistico, anche con scelte non facili e sacrifici, come quella di andare in Spagna fin da ragazzina. Solo una cosa volevo ricordarti: Sarita (come è soprannominata) è solo nata a Bologna ed è romagnola purosangue, la famiglia vive tuttora a Massa Lombarda, dove ha cominciato a giocare a tennis, per poi spostarsi al Club Atletico Faenza, fucina di campioni della racchetta". Firmato: Gianluca Strocchi. Con il quale un tempo non sapevi mai deciderti: è meglio come giornalista (pignolo) o come tennista (talentuoso)? Oggi non ho più dubbi, l'età e la figliolanza hanno fatto il proprio lavoro di pialla, tennisticamente è ormai a livello di sopravvivenza agonistica mentre come giornalista resta un esempio di dedizione. Da Gianluca accetto la bacchettata sulle dita, che già mi aveva inflitto qualche mese fa. Chiedo scusa a lui, a Sarita e alla Romagna tutta, compresa la parte incomprensibilmente marchigiana.
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