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Il tennis che emoziona
della piccola grande Sara

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Nell'attesa di vedere  la minuscola romagnola Sara Errani e la gigantessa ceca Petra in campo nello spettacolare catino della Rod Laver Arena, sono incappato in sequenza in un paio di spot che girano spesso in questi giorni sulle reti tv nazionali: quello del tricolore di Unicredit che s'è attorcigliato intorno all'asta e l'altro, che ha anche una versione extralong, degli operai di Pomigliano e della nuova Panda. Spot che parlano dell'orgoglio di essere italiani e che probabilmente sono stati ideati sull'onda lunga delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità e della straordinaria festa di popolo del 17 marzo voluta dal presidente Napolitano. Certo, Unicredit è la banca che ha più interessi all'estero, e che anche per questo non se la passa bene, e Marchionne ha più volte fatto capire che, se le cose non andranno come vuole lui, la Fiat potrebbe anche decidere di spostarsi altrove. Ma uno spot mica deve raccontarci cosa combina l'azienda che l'ha commissionato. Deve emozionare. Perché la realtà è una cosa, il sogno legato al prodotto da vendere è un'altra. Ecco, guardando i due spot m'è venuto in mente che anche con Sara Errani se ne potrebbe fare uno per ridare grinta a questo nostro paese in affanno, e che nel suo caso non ci sarebbe alcuna necessità di distinguere tra la realtà e il sogno.

Poi dal tunnel degli spogliatoi spunta Sara, diciotto centimetri sotto Petra, un completino bianco e nero senza marchi globali, e basta uno sguardo per capire che a lei - WTA 48 al mondo fino ad oggi, 31 da lunedì prossimo - va proprio a genio l'idea d'essere qui a giocarsi la chance di disputare la semifinale dello Slam australiano contro la più forte tennista degli ultimi otto mesi, vincitrice a Wimbledon e ai Championships di Istanbul.

Il primo set dura 53 minuti. Basso tasso d'errore, solito dinamismo atletico, uso intelligente dei drop e dei lob a conferma di una finalmente raggiunta maturità strategica, frequente ricorso a lungolinea a incrociati di rovescio sul secondo servizio della Kvitova, la Errani combatte palla su palla e spesso riesce a tenere lontana la ceca dalla linea di fondocampo. Sicuramente il suo coach Pablo Lozano le aveva raccomandato di muovere il più possibile l'avversaria: mica semplice, però, con una mancina che batte più forte di Volandri e ha un diritto devastante. Finisce che la Kvitova, nonostante i suoi 22 errori contro i 12 di Sara, si prende di forza la prima frazione per 6-4.

All'inizio del secondo set l'equilibrio si sposta. Sara sempre attenta e precisa, quasi in trance agonistica; Petra tanto fallosa quanto potente, comunque in grado d'infilare talvolta in contropiede la nostra atleta. La romagnola si porta sul 4-1, poi la Kvitova carbura, smette di sbagliare, con cinque game consecutivi ribalta il risultato e chiude con un altro 6-4.

Gianni Clerici ci racconterà meglio di chiunque altro, domani su Repubblica, come Sara Errani s'è meritata, con questo eccezionale Open australiano, un piccolo posto nella storia del tennis italiano. Anche perché - giusto il tempo di riposare e smaltire la delusione - Sara è tornata in campo in coppia con Roberta Vinci per contendere ad altre due ceche (Andrea Hlavackova e Lucie Hradecka) - e conquistarsela - la semifinale di doppio. Un altro motivo per cerchiare in rosso il 25 gennaio 2011 sul calendario di casa Errani.

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