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Federer re dei tre set
(in attesa di Acapulco)

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Gli sono bastati un'ora e 36 minuti di grande tennis per confermare che sulla breve distanza - tornei di una settimana, partite sui tre set - sarà lui il front runner da qui al Roland Garros. Roger Federer, che nella finale di Dubai ha battuto 7-5 6-4 Andy Murray conquistando - dopo Rotterdam -  il suo secondo Master 500 del 2012, sembra avere oggi qualcosa in più dei suoi più giovani competitor: una maturità che gli consente di digerire rapidamente sconfitte come quelle di Melbourne e della Davis e di ripartire ogni volta con totale confidenza nei propri mezzi; la forma fisica che riesce a mantenere da sei mesi, dal chiaro predominio nell'ultimo scorcio della stagione; una fame di vittoria non placata dai 71 trofei ottenuti prima di questo sul Golfo. E poi c'è il gioco, da restare a bocca aperta: il servizio che è una certezza, il rovescio in back che gli permette di preparare gli attacchi di diritto, la capacità di posizionarsi in campo in modo da ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

A Andy Murray pesano molto i sei anni di esperienza in meno dello svizzero. Nonostante sia stata davvero netta (6-2 7-5), la vittoria in semifinale con Nole Djokovic gli ha prosciugato le energie nervose: esattamente il contrario di quanto è accaduto a Federer, reduce da una durissima battaglia con Juan Martin Del Potro (7-6 7-6) eppure tranquillo e riposato. Lo scozzese invece non ha mai dato la sensazione di potercela fare, anche perché il suo tasso di errore di rovescio è rimasto alto per l'intero match con il numero 3 al mondo. La mancanza del colpo su cui si basa buona parte della sua strategia di gioco, improntata alla difesa e al recupero, è stata determinante.

In un ipotetico artigianale ranking a partire da settembre, Federer sarebbe il primo, Djokovic il secondo (grazie allo slam australiano), poi Nadal (la Davis) e Murray a battersela per il terzo. Il quinto posto toccherebbe probabilmente a Del Potro cui manca davvero poco come gioco - non per i punti, visto che è ancora il numero 10 della classifica ATP - per battersi ad armi pari con i Fab Four.

Dall'altra parte dell'emisfero, sulla costa messicana del Pacifico, si giocherà nella notte ma moltissimi italiani saranno davanti ai televisori, sintonizzati su Supertennis, per seguire la finale del torneo di Acapulco tra le azzurre Flavia Pennetta e Sara Errani. Nella storia del tennis, è successo solo altre sette volte. Per Sara è la prima finale stagionale dopo i quarti giocati a Melbourne e la semifinale della scorsa settimana a Monterrey. Flavia Pennetta ha già vinto due volte ad Acapulco, dove è una sorta di idolo locale, e altre quattro ha disputato la finale.

Conosciamo l'obiezione: trovare tre italiane in semifinale in un torneo WTA è sì un bel risultato, ma ad Acapulco le azzurre erano anche le teste di serie, numero 1 Roberta Vinci, 2 Flavia Pennetta, 3 Sara Errani. E visto che la quarta testa di serie, arrivata anche lei in semifinale, è una onesta - e nulla di più - professionista come la rumena Irina Camelia Begu, non c'è da stupirsi che al match più importante siano approdate la brindisina (sulla Begu 6-2 6-2) e la romagnola (sulla Vinci 6-4 6-1). Vero. Tuttavia vanno sottolineate la caparbietà e la serietà delle nostre tenniste, che raramente tradiscono le attese. E se queste sono le loro caratteristiche, c'è da scommettere che le faranno valere anche nei prossimi appuntamenti americani, a cominciare da Indian Wells dove si gioca da lunedì.

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