Dopo Nole, ecco Roger
Isner prova l'impresa
Quando la pioggia ha fermato il match sul 6-3 5-4 e 40-30 per Roger Federer m'è venuta in mente la canzone di Albert Hammond intitolata "It never rains in Southern California", talmente vecchia che forse lo svizzero e il suo avversario Rafael Nadal non l'hanno mai sentita. Ma è stata una sventagliata di gocce, come si conviene a Indian Wells, avamposto di Los Angeles nel deserto, poi i due sono tornati in campo e Federer ha chiuso la partita con un ace perentorio. Nella finale del Master 1000 di Indian Wells il numero 3 ATP troverà l'emergente di questi mesi, l'americano John Isner, clamorosamente vittorioso su Novak Djokovic per 7-6 3-6 7-6.
Un risultato, quest'ultimo, che il gigante di Greensboro (2 metri e 6 centimetri), 27 anni il mese prossimo, s'è meritato tutto intero. Ha battuto come solo altri due oversize - in altezza - del circuito sanno fare, cioè Juan Martin Del Potro e Ivo Karlovic: un servizio incontenibile anche per Djokovic,…
Un risultato, quest'ultimo, che il gigante di Greensboro (2 metri e 6 centimetri), 27 anni il mese prossimo, s'è meritato tutto intero. Ha battuto come solo altri due oversize - in altezza - del circuito sanno fare, cioè Juan Martin Del Potro e Ivo Karlovic: un servizio incontenibile anche per Djokovic,…
Quando la pioggia ha fermato il match sul 6-3 5-4 e 40-30 per Roger Federer m'è venuta in mente la canzone di Albert Hammond intitolata "It never rains in Southern California", talmente vecchia che forse lo svizzero e il suo avversario Rafael Nadal non l'hanno mai sentita. Ma è stata una sventagliata di gocce, come si conviene a Indian Wells, avamposto di Los Angeles nel deserto, poi i due sono tornati in campo e Federer ha chiuso la partita con un ace perentorio. Nella finale del Master 1000 di Indian Wells il numero 3 ATP troverà l'emergente di questi mesi, l'americano John Isner, clamorosamente vittorioso su Novak Djokovic per 7-6 3-6 7-6.
Un risultato, quest'ultimo, che il gigante di Greensboro (2 metri e 6 centimetri), 27 anni il mese prossimo, s'è meritato tutto intero. Ha battuto come solo altri due oversize - in altezza - del circuito sanno fare, cioè Juan Martin Del Potro e Ivo Karlovic: un servizio incontenibile anche per Djokovic, il miglior "risponditore" del tennis di oggi. Isner ha inoltre saputo costruire schemi efficaci le poche volte che le bordate a 220 all'ora non sono state immediatamente decisive. In questi casi ha costretto il serbo a rincorrere i suoi diritti lungolinea e i rovesci incrociati. "Aggressivo aggressivo aggressivo" è stato il commento a caldo del sito Tennis.com. Così aggressivo da tentare spesso - con il numero 1 ATP Djokovic, non con Gulbis o Ungur - l'attacco sotto rete con chiusura di puro tocco, inconsueto per atleti della sua stazza. A meno che siano doppisti di qualità: non è un incidente che Isner, finito il match con Federer, sarà in campo a Indian Wells anche nella finale di doppio, con il compagno di sempre Sam Querrey, contro - udite udite - gli spagnoli Rafael Nadal e Marc Lopez.
Un giocatore a tutto tondo, Isner, che entra da questa settimana tra i top ten del ranking ATP dopo aver corso il rischio d'essere ricordato per il suo record da Guinness piuttosto che per i risultati di un'intera carriera. John l'ha temuto per quasi due anni: dal match più lungo del tennis documentato, undici ore contro il francese Nicolas Mahut a Wimbledon 2010, vinto per 70-68 al quinto set dopo tre giorni di gioco. Invece no, ce lo rammenteremo almeno anche per quest'inizio di stagione folgorante, prima con la vittoria in Davis con Roger Federer in Svizzera, ora con la magistrale semifinale in cui ha sconfitto il dominatore del tennis dell'anno scorso, trionfatore anche qui, in Southern California.
C'è invece ancora qualcosa da dire e scrivere su Roger Federer modello autunno-inverno 2011-2012? Non che sulla breve distanza - tre set a partita, tornei di una settimana - in questo momento è di fatto il numero 1 al mondo. E nemmeno che le superfici sintetiche di ultima generazione sembrano realizzate previa consultazione con lui, come sottolinea con puntualità Rafael Nadal: l'aveva ripetuto anche prima della semifinale di Indian Wells. Lo spagnolo ha resistito quanto ha potuto, recuperando lo 0-3 iniziale nel primo set e tornando sul 4-5 dal 2-5 nel secondo. Ma il tennis migliore l'ha fatto vedere sicuramente Federer, in particolare a cavallo tra il primo e il secondo set, quando non ha concesso nulla a Nadal soprattutto in termini di velocità d'esecuzione. Confermo quanto scrissi dopo il risultato di Dubai (vittoria in finale con Andy Murray): almeno fino alla terra rossa europea di Montecarlo, Madrid e Roma, sarà lui il front runner.
Twitter @claudiogiua
Mail c.giua@kataweb.it
Un risultato, quest'ultimo, che il gigante di Greensboro (2 metri e 6 centimetri), 27 anni il mese prossimo, s'è meritato tutto intero. Ha battuto come solo altri due oversize - in altezza - del circuito sanno fare, cioè Juan Martin Del Potro e Ivo Karlovic: un servizio incontenibile anche per Djokovic, il miglior "risponditore" del tennis di oggi. Isner ha inoltre saputo costruire schemi efficaci le poche volte che le bordate a 220 all'ora non sono state immediatamente decisive. In questi casi ha costretto il serbo a rincorrere i suoi diritti lungolinea e i rovesci incrociati. "Aggressivo aggressivo aggressivo" è stato il commento a caldo del sito Tennis.com. Così aggressivo da tentare spesso - con il numero 1 ATP Djokovic, non con Gulbis o Ungur - l'attacco sotto rete con chiusura di puro tocco, inconsueto per atleti della sua stazza. A meno che siano doppisti di qualità: non è un incidente che Isner, finito il match con Federer, sarà in campo a Indian Wells anche nella finale di doppio, con il compagno di sempre Sam Querrey, contro - udite udite - gli spagnoli Rafael Nadal e Marc Lopez.
Un giocatore a tutto tondo, Isner, che entra da questa settimana tra i top ten del ranking ATP dopo aver corso il rischio d'essere ricordato per il suo record da Guinness piuttosto che per i risultati di un'intera carriera. John l'ha temuto per quasi due anni: dal match più lungo del tennis documentato, undici ore contro il francese Nicolas Mahut a Wimbledon 2010, vinto per 70-68 al quinto set dopo tre giorni di gioco. Invece no, ce lo rammenteremo almeno anche per quest'inizio di stagione folgorante, prima con la vittoria in Davis con Roger Federer in Svizzera, ora con la magistrale semifinale in cui ha sconfitto il dominatore del tennis dell'anno scorso, trionfatore anche qui, in Southern California.
C'è invece ancora qualcosa da dire e scrivere su Roger Federer modello autunno-inverno 2011-2012? Non che sulla breve distanza - tre set a partita, tornei di una settimana - in questo momento è di fatto il numero 1 al mondo. E nemmeno che le superfici sintetiche di ultima generazione sembrano realizzate previa consultazione con lui, come sottolinea con puntualità Rafael Nadal: l'aveva ripetuto anche prima della semifinale di Indian Wells. Lo spagnolo ha resistito quanto ha potuto, recuperando lo 0-3 iniziale nel primo set e tornando sul 4-5 dal 2-5 nel secondo. Ma il tennis migliore l'ha fatto vedere sicuramente Federer, in particolare a cavallo tra il primo e il secondo set, quando non ha concesso nulla a Nadal soprattutto in termini di velocità d'esecuzione. Confermo quanto scrissi dopo il risultato di Dubai (vittoria in finale con Andy Murray): almeno fino alla terra rossa europea di Montecarlo, Madrid e Roma, sarà lui il front runner.
Twitter @claudiogiua
Mail c.giua@kataweb.it