In "Considera l'aragosta" David Foster Wallace l'ha spiegato come nessuno farà mai meglio di lui: il tennista che legge il vento ha una marcia in più. Lo sapeva per esperienza personale, perché grazie a questo dono il giovanissimo David, impegnato nei tornei junior delle Plains dell'America profonda, vinceva partite con giocatori molto più forti ma incapaci di dare un senso tattico al vento. Roger Federer ha lo stesso dono: intuisce la direzione delle folate, le sfrutta a proprio favore e mette la palla dove l'avversario non arriverebbe nemmeno avesse le ali. C'è riuscito con Nadal nella semifinale (ventosa) a Indian Wells, c'è riuscito ieri nella finale (a tratti ventosa) con John Isner. Contro il quale ha avuto dalla sua anche l'attuale stato di grazia, che produce giocate come quelle che, nel 2006, David Foster Wallace battezzò "Federer Moments". Con questa impareggiabile descrizione: "Quasi tutti quelli che amano il tennis e seguono i tornei maschili in televisione avranno sperimentato, negli ultimi anni, uno di quelli che potrebbero essere definiti Federer Moments. Ci sono delle volte, quando guardi giocare il giovane tennista svizzero, in cui la mascella scende giù, gli occhi si proiettano in avanti ed emetti suoni che inducono il coniuge nell'altra stanza a venire a vedere se ti è successo qualcosa. Questi Federer Moments sono ancora più intensi se hai abbastanza esperienza diretta di gioco da comprendere l'impossibilità di quanto gli hai appena visto fare".
Un Federer Moment d'annata l'ho sperimentato sul 7 pari nel tie break del primo set. In diretta: batte Isner, che poi va a rete, e Roger alza un pallonetto assurdo, visto che dall'altra parte c'è un signore alto 2 metri e 6 centimetri. Che non prova a intercettarlo, convinto com'è che sia destinato fuori. Invece la palla si stampa sulla linea di fondo. Roger va al servizio e chiude senza rischiare. 7-6 per il numero 3 del ranking ATP.
Altri Federer Moments me li sono gustati nel settimo game del secondo set sul 3 pari. Serve Isner, Roger per due volte infila inesorabile Isner sceso a rete, la terza mira al corpo e il gigante di Greensboro non riesce a rispondere. Primo break della partita, che di fatto finisce qui perché l'americano si disunisce e perde anche il successivo turno di servizio: 6-3.
Il Federer visto sul campo del Master 1000 californiano e nelle settimane precedenti assomiglia al Djokovic bulimico della primavera 2011, con quindici vittorie consecutive e tre tornei conquistati (Rotterdam, Dubai, Indian Wells). Federer ha ritrovato la voglia di vincere che l'ha portato undici anni fa a Milano a conquistare il suo primo torneo, a cui ne sono seguiti altri 73 (il primo titolo ATP risale invece a quasi dieci anni fa, ad Amburgo), ma soprattutto appare in strepitosa forma fisica e psicologica.
Indian Wells sancisce dunque due dati di fatto: l'assalto di Federer al secondo gradino del ranking ATP e l'arrivo di John Isner tra i più forti del mondo (numero 10 da domani). La finale che nessuno avrebbe pronosticato è la finale che potrebbe aver cambiato fisionomia al Grande Tennis. Abituati da almeno tre anni a una trama con quattro protagonisti - lo svizzero, Djokovic, Nadal e Murray - e pochi comprimari - Del Potro, Soderling, Ferrer, Tsonga, per un po' anche Roddick - dobbiamo mettere in conto che d'ora in poi Isner s'inserirà tra questi ultimi se manterrà la qualità di gioco attuale, finalizzata a sfruttare la strapotenza del servizio. Penso che già dal Master 100 della prossima settimana sulle rive dell'altro oceano, a Miami in Florida, arriverà la conferma.
Twitter @claudiogiua
Mail c. giua@kataweb. it
Un Federer Moment d'annata l'ho sperimentato sul 7 pari nel tie break del primo set. In diretta: batte Isner, che poi va a rete, e Roger alza un pallonetto assurdo, visto che dall'altra parte c'è un signore alto 2 metri e 6 centimetri. Che non prova a intercettarlo, convinto com'è che sia destinato fuori. Invece la palla si stampa sulla linea di fondo. Roger va al servizio e chiude senza rischiare. 7-6 per il numero 3 del ranking ATP.
Altri Federer Moments me li sono gustati nel settimo game del secondo set sul 3 pari. Serve Isner, Roger per due volte infila inesorabile Isner sceso a rete, la terza mira al corpo e il gigante di Greensboro non riesce a rispondere. Primo break della partita, che di fatto finisce qui perché l'americano si disunisce e perde anche il successivo turno di servizio: 6-3.
Il Federer visto sul campo del Master 1000 californiano e nelle settimane precedenti assomiglia al Djokovic bulimico della primavera 2011, con quindici vittorie consecutive e tre tornei conquistati (Rotterdam, Dubai, Indian Wells). Federer ha ritrovato la voglia di vincere che l'ha portato undici anni fa a Milano a conquistare il suo primo torneo, a cui ne sono seguiti altri 73 (il primo titolo ATP risale invece a quasi dieci anni fa, ad Amburgo), ma soprattutto appare in strepitosa forma fisica e psicologica.
Indian Wells sancisce dunque due dati di fatto: l'assalto di Federer al secondo gradino del ranking ATP e l'arrivo di John Isner tra i più forti del mondo (numero 10 da domani). La finale che nessuno avrebbe pronosticato è la finale che potrebbe aver cambiato fisionomia al Grande Tennis. Abituati da almeno tre anni a una trama con quattro protagonisti - lo svizzero, Djokovic, Nadal e Murray - e pochi comprimari - Del Potro, Soderling, Ferrer, Tsonga, per un po' anche Roddick - dobbiamo mettere in conto che d'ora in poi Isner s'inserirà tra questi ultimi se manterrà la qualità di gioco attuale, finalizzata a sfruttare la strapotenza del servizio. Penso che già dal Master 100 della prossima settimana sulle rive dell'altro oceano, a Miami in Florida, arriverà la conferma.
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