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Djokovic vs. Murray
Una classica a Miami

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Per uno come Rafael Nadal, di cui i database dell'ATP ricordano un'unica precedente rinuncia a scendere in campo (Estoril 2004, quand'era da poco entrato tra i primi cento giocatori al mondo), dover saltare la semifinale di un Masters 1000 fa più male del dolore vero, quello al  ginocchio sinistro che lo tormenta da tempo. Raccontano che Andy Murray, che si stava allenando con un mancino quando s'è saputo della cancellazione del match con lo spagnolo, ha smesso di palleggiare e ha chiesto di avere in campo qualche destro. Sono arrivati prima Leander Paes, fortissimo doppista indiano, e poi anche il ceco Radek Stepanek. Come esperienza (39 anni il primo, 33 il secondo, finalisti in coppia a Miami), gli uomini giusti per abituarlo al gioco di Novak Djokovic, suo avversario domani.

Nell'unica semifinale disputata ieri, infatti, il serbo ha a lungo sfoggiato con Juan Monaco, ATP 21 e grande sorpresa del torneo, la sicurezza che gli ha consentito di conquistare al termine…
Per uno come Rafael Nadal, di cui i database dell'ATP ricordano un'unica precedente rinuncia a scendere in campo (Estoril 2004, quand'era da poco entrato tra i primi cento giocatori al mondo), dover saltare la semifinale di un Masters 1000 fa più male del dolore vero, quello al  ginocchio sinistro che lo tormenta da tempo. Raccontano che Andy Murray, che si stava allenando con un mancino quando s'è saputo della cancellazione del match con lo spagnolo, ha smesso di palleggiare e ha chiesto di avere in campo qualche destro. Sono arrivati prima Leander Paes, fortissimo doppista indiano, e poi anche il ceco Radek Stepanek. Come esperienza (39 anni il primo, 33 il secondo, finalisti in coppia a Miami), gli uomini giusti per abituarlo al gioco di Novak Djokovic, suo avversario domani.

Nell'unica semifinale disputata ieri, infatti, il serbo ha a lungo sfoggiato con Juan Monaco, ATP 21 e grande sorpresa del torneo, la sicurezza che gli ha consentito di conquistare al termine dello slam londinese di un anno fa il primo posto nel ranking mondiale, da allora saldamente nelle sue mani: tasso di errore bassissimo, velocità d'esecuzione impressionante, controllo costante del gioco nonostante l'argentino stesse disputando una delle migliori partite della carriera. Conquistato per 6-0 il primo set, avanti di un break nel secondo, Djokovic s'è però poi trovato nelle condizioni all'ottavo e al decimo game - in entrambi i casi sotto per 0-40 - di poter perdere i propri turni di servizio, restituendo con gli interessi il break a Juan detto "Pico" e rimettendolo in gara. È andata che ha recuperato e vinto nella prima occasione, recuperato ma poi perso nella seconda. Tie-break equilibrato, che Djokovic s'è preso per 7-5. Bravo comunque Juan Monaco, che - con John Isner finalista a Indian Wells - è da considerare un protagonista di primo piano del circuito, anch'egli candidato a un posto nei top ten.

Dunque domani una classica del tennis attuale: Nole vs. Andy. I due si sono affrontati dodici volte, il serbo ha vinto in sette occasioni perdendo però tre delle quatto finali. Difficile un pronostico anche perché Murray deve gestire lo strano fenomeno d'essere approdato alla finale avendo disputato in torneo solo 3 partite, 7 set e 64 game in tutto: bye, Falla (6-2 6-3), forfait di Raonic, Simon (6-3 6-4), Tipsarevic (4-6 6-3 6-4), forfait di Nadal. Lo scozzese è più riposato rispetto a Djokovic oppure le soste forzate gli hanno tolto ritmo atletico e tensione agonistica e dunque soffrirà il pathos del serbo? Punterei sulla seconda ipotesi, nonostante le perplessità generate dall'incerto secondo set di ieri del numero 1.

Dopo Miami, Nole e Andy affronteranno la prima fase della stagione europea, quella sulla terra rossa (la mia preferita), sapendo che il loro avversario più quotato su questa superficie, Nadal, difficilmente ritroverà la forma anche se farà di tutto per riuscirci. Il maiorchino, che è di quelli che non mollano mai, ieri ha detto: "Devo credere di riuscire a essere al cento per cento a Montecarlo e soprattutto a Barcellona". Poi toccherà ai campi del Foro Italico metterlo alla prova.

Nella tarda serata americana, cioè quasi l'alba in Italia, Roberta Vinci e Sara Errani si sono confermate tra le migliori in coppia al mondo, battendo in semifinale (7-5 6-3) le argentine Gisela Dulko e Paola Suarez in un'ora e venti minuti. Oggi, nel singolo femminile avvincente finale tra europee dell'Est (è la regola: cambiano le giocatrici ma da quell'area del mondo provengono) con la sempre più costante russa Maria Sharapova (WTA 2) che vuole tornare a conquistare un grande torneo ai danni della rocciosa polacca Agnieszka Radwanska (WTA 5).

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