Jacopo Stefanini avrà 16 anni tra pochi giorni, forse sabato prossimo organizzerà una festa di compleanno con gli amici di scuola, ma comunque andrà a letto presto. Intanto, ora è sul campo 4, quello che cento e passa anni fa appariva già così - pari pari : le siepi, i due gradini di pietra bianca, gli ombrelloni - nelle fotografie scattate controsole mentre nelle sale interne della club house alcuni serissimi signori baffuti fondavano la Federazione Italiana Tennis.
Questo fatto che il campo ambíto dai soci più vanitosi sia il numero 4 e non l'1, io non l'ho mai capito. Ma è questione priva d'interesse per Jacopo, che è entrato nel main draw del Torneo Internazionale Giovanile grazie a una wild card e al primo turno incontra un austriaco, Lucas Miedler, 146 nel ranking mondiale dell'ITF Junior Circuit. A seguire la partita dalla terrazza del giudice-arbitro viene da chiedersi quanto lontano arriveranno questi due ragazzi che sparano diritti e rovesci potenti quanto quelli dei Masters 1000. Ci scappano alcuni passanti pregevoli, perfino degli incrociati contropiede, le smorzate sono merce ancora rara così come i colpi in back e i lob (a 16 anni la forza prevale sull'astuzia). Entrambi, Jacopo e Lucas, scendono a rete appena possono, rischiano il giusto e non buttano via le occasioni che riescono a creare. "C'hanno testa", dice il maestro qui accanto.
Jacopo lotta ma sbaglia di più e perde il primo set 5-7 (era arrivato a condurre 4-5!), Lucas è certo meno fantasioso però si mostra solido e regolare. Il pubblico assiepato sui gradini applaude ma non tifa, perché qui, per fortuna, si bada poco alle nazionalità e ai campanilismi. La partita diverte, si vede buon tennis e questo basta. Lucas vince 6-2 il secondo set, passa lui il turno, ma Jacopo non fa drammi, ha tempo per crescere.
Peraltro, il tempo sui campi di terra rossa o di cemento non ha sempre lo stesso valore. Ci fu un'era tennistica in cui se a vent'anni stavi ancora remando nelle retrovie dei top 200 dell'ATP o della WTA, eri già segnato: non diventerà un campione, sentenziavano. Era l'era dei fenomeni under 18, di Boris Becker, di Michael Chang, di Monica Seles. Poi però ci si consumava presto, forse perché arrivare da adolescenti sul podio più alto provocava scompensi emotivi o forse perché la combinazione di nuove tecniche di allenamento e di materiali ancora grezzi logorava troppo.
Oggi, per fortuna, Jacopo e Lucas hanno cinque, anche sei anni per dimostrare di poter diventare giocatori di prima fascia. Sara Errani perse la finale di Firenze - è di questo torneo che sto scrivendo, del classico appuntamento primaverile alle Cascine con il miglior tennis giovanile europeo - nel 2005 a 18 anni: una "vecchia" rispetto a molte altre ragazze allora in tabellone, eppure è lei, dopo sette anni, la meglio piazzata nel ranking WTA.
Il futuro, insomma, passa dal CTF e dai molti altri club che organizzano tornei giovanili di qualità. Se sarete a Firenze per il week-end di Pasqua, andateci. L'ingresso è gratis, ci si arriva in tre fermate e cinque minuti con il tram che parte dalla stazione. Se avrete la fortuna che in passato è toccata a tanti altri, troverete in campo i futuri Federer (che vinse qui nel 1998), Volandri (stesso anno), Schuettler (1994), Mayer (2001), Clijsters (1998), Hingis (1994), Mauresmo (1995), Capriati (1989), Vinci (1999 e 2000), Hantuchova (1998), Safina (2001). Auguro a Lucas e Jacopo di fare almeno un po' della loro strada.
Mail c.giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Questo fatto che il campo ambíto dai soci più vanitosi sia il numero 4 e non l'1, io non l'ho mai capito. Ma è questione priva d'interesse per Jacopo, che è entrato nel main draw del Torneo Internazionale Giovanile grazie a una wild card e al primo turno incontra un austriaco, Lucas Miedler, 146 nel ranking mondiale dell'ITF Junior Circuit. A seguire la partita dalla terrazza del giudice-arbitro viene da chiedersi quanto lontano arriveranno questi due ragazzi che sparano diritti e rovesci potenti quanto quelli dei Masters 1000. Ci scappano alcuni passanti pregevoli, perfino degli incrociati contropiede, le smorzate sono merce ancora rara così come i colpi in back e i lob (a 16 anni la forza prevale sull'astuzia). Entrambi, Jacopo e Lucas, scendono a rete appena possono, rischiano il giusto e non buttano via le occasioni che riescono a creare. "C'hanno testa", dice il maestro qui accanto.
Jacopo lotta ma sbaglia di più e perde il primo set 5-7 (era arrivato a condurre 4-5!), Lucas è certo meno fantasioso però si mostra solido e regolare. Il pubblico assiepato sui gradini applaude ma non tifa, perché qui, per fortuna, si bada poco alle nazionalità e ai campanilismi. La partita diverte, si vede buon tennis e questo basta. Lucas vince 6-2 il secondo set, passa lui il turno, ma Jacopo non fa drammi, ha tempo per crescere.
Peraltro, il tempo sui campi di terra rossa o di cemento non ha sempre lo stesso valore. Ci fu un'era tennistica in cui se a vent'anni stavi ancora remando nelle retrovie dei top 200 dell'ATP o della WTA, eri già segnato: non diventerà un campione, sentenziavano. Era l'era dei fenomeni under 18, di Boris Becker, di Michael Chang, di Monica Seles. Poi però ci si consumava presto, forse perché arrivare da adolescenti sul podio più alto provocava scompensi emotivi o forse perché la combinazione di nuove tecniche di allenamento e di materiali ancora grezzi logorava troppo.
Oggi, per fortuna, Jacopo e Lucas hanno cinque, anche sei anni per dimostrare di poter diventare giocatori di prima fascia. Sara Errani perse la finale di Firenze - è di questo torneo che sto scrivendo, del classico appuntamento primaverile alle Cascine con il miglior tennis giovanile europeo - nel 2005 a 18 anni: una "vecchia" rispetto a molte altre ragazze allora in tabellone, eppure è lei, dopo sette anni, la meglio piazzata nel ranking WTA.
Il futuro, insomma, passa dal CTF e dai molti altri club che organizzano tornei giovanili di qualità. Se sarete a Firenze per il week-end di Pasqua, andateci. L'ingresso è gratis, ci si arriva in tre fermate e cinque minuti con il tram che parte dalla stazione. Se avrete la fortuna che in passato è toccata a tanti altri, troverete in campo i futuri Federer (che vinse qui nel 1998), Volandri (stesso anno), Schuettler (1994), Mayer (2001), Clijsters (1998), Hingis (1994), Mauresmo (1995), Capriati (1989), Vinci (1999 e 2000), Hantuchova (1998), Safina (2001). Auguro a Lucas e Jacopo di fare almeno un po' della loro strada.
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