Andy Murray sarebbe (ma non è) l'eccezione che conferma la regola DNFM. Che recita: tre dei primi quattro tennisti al mondo "devono" arrivare alle semifinali dei tornei maggiori, i quattro Slam e i nove Masters 1000. Ieri a Montecarlo lo scozzese ha ceduto di schianto sotto le pallate di Tomas Berdych, tre gradini più sotto del ranking ATP, 4 contro 7. Però, visto che Roger Federer non s'è presentato all'appuntamento del Principato, per dare la regola DNFM per rispettata basta che due dei Fab Four abbiano conquistato la semi. Se poi - com'è accaduto oggi - Nadal e Djokovic si prendono il biglietto per la finale, vuol dire che la regola è più salda che mai. Come da tempo sostengo.
Gli altri due semifinalisti, Berdych e il francese Gilles Simon (nizzardo, dunque di casa a Montecarlo, e da lunedì numero 12 della classifica mondiale), devono essere soddisfatti di quanto hanno ottenuto. E del gioco che hanno mostrato. Tuttavia, il divario tra loro e i primi due del ranking è al momento incolmabile su qualsivoglia superficie. Verrebbe da dire: tempi difficili se non ti chiami Novak, Rafael, Roger o Andy (l'acronimo DNFM va per cognomi). Ma poi ti guardi attorno e capisci che prima di usare espressioni così - tempi difficili - è bene pensare a quanto devono esserlo per i senza lavoro, gli esodati, molti pensionati, i precari, le coppie che non possono permettersi un figlio, i giovani che restano giovani ad libitum per ragioni di forza maggiore.
Sono tempi difficili per tantissimi. Non per tutti: per esempio, devono passarserla più che bene i russi nerovestiti e carenati d'oro (difficile sbagliarsi) che ho visto più volte, nelle dirette tv dal Principato, concionare vivacemente nelle lussuose tribune VIP, del tutto inconsapevoli di quanto stava accadendo in campo. Mal glien'incolga: io avrei dato chissà quanto per assistere dal vivo a partite come quelle tra Djokovic con Berdych o Nadal con Simon.
Belle partite, nonostante l'impetuoso vento del Mediterraneo. Nelle quali i migliori hanno vinto ma anche dovuto accettare una battaglia vera, che i risultati finali non certificano correttamente. Nole ha avuto la meglio in tre set (4-6 6-3 6-4) e due ore e 42 minuti di gioco di notevole intensità, durante i quali ha subìto per lunghi tratti l'aggressività del ceco. Simon, battuto da Nadal per 3-6 4-6, ha confermato di aver ritrovato, dopo un periodo di appannamento, la forma e la determinazione mostrate due stagioni fa. Ha lottato alla pari con il Nadal forse migliore del 2012, che ha sfoggiato splendidi vincenti e un tasso di errore irrisorio. Impossibile, almeno per me, un pronostico per la finale di domani, anche se mi sembra che il maiorchino abbia nelle gambe e nel braccio sinistro un uno, due per cento più del serbo. Vincesse, sarebbe il suo ottavo successo a Montecarlo.
Mi sarei accontentato, oggi, di seguire dal vivo il secondo incontro del match Repubblica Ceca-Italia a Ostrava, dove la numero 3 WTA Petra Kvitova ha affrontato Sara Errani, da poco salita al 28. Per vincere, alla Kvitova sono bastati 59 minuti (6-4 6-3), però Sara ha ottenuto un break all'inizio sia del primo set (2-1), sia del secondo (3-1), e poi ha lottato per mantenere il vantaggio, senza riuscirci. La faentina, che è la le giocatrici più costanti del momento (solo in sei hanno fatto risultati migliori di lei da gennaio in poi), domani potrebbe farcela con Lucie Safarova. Mentre solo un'impresa epica consentirebbe a Francesca Schiavone versione 2012 (oggi sconfitta 6-7 1-6 dalla Safarova) di mettere alle corde la trionfatrice di Wimbledon 2011.
(Piccola chiosa di autocompiacimento di testata: Gianni Clerici, grande firma di Repubblica e del giornalismo sportivo mondiale, è stato premiato a Montecarlo in quanto unico italiano accolto, con Nicola Pietrangeli, nella Tennis Hall of Fame. A consegnargli l'anello è stato Alberto di Monaco. Ironico come sempre, Gianni ha detto: "... un anello da un principe, mi pare di vivere la favola di Cenerentola!". Inimitabile).
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Gli altri due semifinalisti, Berdych e il francese Gilles Simon (nizzardo, dunque di casa a Montecarlo, e da lunedì numero 12 della classifica mondiale), devono essere soddisfatti di quanto hanno ottenuto. E del gioco che hanno mostrato. Tuttavia, il divario tra loro e i primi due del ranking è al momento incolmabile su qualsivoglia superficie. Verrebbe da dire: tempi difficili se non ti chiami Novak, Rafael, Roger o Andy (l'acronimo DNFM va per cognomi). Ma poi ti guardi attorno e capisci che prima di usare espressioni così - tempi difficili - è bene pensare a quanto devono esserlo per i senza lavoro, gli esodati, molti pensionati, i precari, le coppie che non possono permettersi un figlio, i giovani che restano giovani ad libitum per ragioni di forza maggiore.
Sono tempi difficili per tantissimi. Non per tutti: per esempio, devono passarserla più che bene i russi nerovestiti e carenati d'oro (difficile sbagliarsi) che ho visto più volte, nelle dirette tv dal Principato, concionare vivacemente nelle lussuose tribune VIP, del tutto inconsapevoli di quanto stava accadendo in campo. Mal glien'incolga: io avrei dato chissà quanto per assistere dal vivo a partite come quelle tra Djokovic con Berdych o Nadal con Simon.
Belle partite, nonostante l'impetuoso vento del Mediterraneo. Nelle quali i migliori hanno vinto ma anche dovuto accettare una battaglia vera, che i risultati finali non certificano correttamente. Nole ha avuto la meglio in tre set (4-6 6-3 6-4) e due ore e 42 minuti di gioco di notevole intensità, durante i quali ha subìto per lunghi tratti l'aggressività del ceco. Simon, battuto da Nadal per 3-6 4-6, ha confermato di aver ritrovato, dopo un periodo di appannamento, la forma e la determinazione mostrate due stagioni fa. Ha lottato alla pari con il Nadal forse migliore del 2012, che ha sfoggiato splendidi vincenti e un tasso di errore irrisorio. Impossibile, almeno per me, un pronostico per la finale di domani, anche se mi sembra che il maiorchino abbia nelle gambe e nel braccio sinistro un uno, due per cento più del serbo. Vincesse, sarebbe il suo ottavo successo a Montecarlo.
Mi sarei accontentato, oggi, di seguire dal vivo il secondo incontro del match Repubblica Ceca-Italia a Ostrava, dove la numero 3 WTA Petra Kvitova ha affrontato Sara Errani, da poco salita al 28. Per vincere, alla Kvitova sono bastati 59 minuti (6-4 6-3), però Sara ha ottenuto un break all'inizio sia del primo set (2-1), sia del secondo (3-1), e poi ha lottato per mantenere il vantaggio, senza riuscirci. La faentina, che è la le giocatrici più costanti del momento (solo in sei hanno fatto risultati migliori di lei da gennaio in poi), domani potrebbe farcela con Lucie Safarova. Mentre solo un'impresa epica consentirebbe a Francesca Schiavone versione 2012 (oggi sconfitta 6-7 1-6 dalla Safarova) di mettere alle corde la trionfatrice di Wimbledon 2011.
(Piccola chiosa di autocompiacimento di testata: Gianni Clerici, grande firma di Repubblica e del giornalismo sportivo mondiale, è stato premiato a Montecarlo in quanto unico italiano accolto, con Nicola Pietrangeli, nella Tennis Hall of Fame. A consegnargli l'anello è stato Alberto di Monaco. Ironico come sempre, Gianni ha detto: "... un anello da un principe, mi pare di vivere la favola di Cenerentola!". Inimitabile).
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