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Sulla terra c'è un solo re
e si chiama Rafa Nadal

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Più della partita, è piaciuto l'abbraccio tra Rafa e Nole, lungo e affettuoso, che è sembrato spazzare via polemiche e incomprensioni. Per quanto riguarda lo spagnolo, ha sicuramente spazzato via anche l'incubo durato più di un anno. Sui campi di gioco i due si stimano da sempre ma - pur condividendo spogliatoi, qualche amico tra i colleghi, talvolta viaggi e hotel, quindi buona parte del loro tempo - sono così diversi da essere naturalmente e reciprocamente diffidenti: tanto è estroverso e comunicativo Nole, tanto è timido e geloso della propria privacy Rafa. Lo si è visto anche al momento dei discorsini di chiusura alla presenza del principe Alberto di Monaco e della sua bionda principessa sudafricana: lo sconfitto ha gigioneggiato con il pubblico sfoggiando un francese tutt'altro che maccheronico, il  vincitore ha sorriso più del solito senza però rinunciare al suo amato castigliano.

L'ottavo successo consecutivo di Nadal sulla terra rossa del Principato di Monaco - della finale di oggi, che non ha avuto storia (6-3 6-1) non è il caso d'occuparsi -  potrebbe segnare una svolta nel top del top tennistico mondiale maschile. Provo a indicarne i motivi.

1. Lo spagnolo torna ad avere la meglio sul croato dopo sette finali testa-a-testa perse a Indian Wells e Miami (marzo 2011), Madrid e Roma (maggio), Wimbledon (luglio), Flushing Meadows (settembre), Melbourne (gennaio). Non riusciva nell'impresa dalle Masters Finals di Londra 2010. Abbattuto il tabù, ora sicuramente si sbloccherà.
2. Rafa ha adesso due tornei dove ribadire la sua primazia sulla terra. A Madrid troverà però la sconosciuta terra blu sintetica che il boss Ion Tiriac ha imposto ai giocatori, in maggioranza contrari. A Roma, invece, il Foro Italico non si presta a esperimenti di dubbia utilità. Ripetesse la marcia trionfale di Montecarlo, dove non ha perso nemmeno un set, Nadal potrebbe pensare di dare la scalata al trono di Djokovic.
3. Il serbo non ha nessun record da rincorrere dopo il filotto record di 43 vittorie tra il 2010 e il 2011, anno in cui ha vinto 70 delle 76 partite disputate. Può dunque giocare tranquillo, magari concentrandosi soprattutto sugli Slam. Per lui, Madrid e Roma potrebbero essere considerati quasi degli intensi allenamenti in vista del Roland Garros, dove l'anno scorso uscì in semifinale per mano di Roger Federer in quattro set.
4. Analogo ragionamento vale per lo svizzero, assente a Montecarlo ma dato per presente a Madrid e Roma. La mia sensazione è che quest'anno il suo obiettivo nascosto sia Wimbledon, anche se sono convinto che i tornei sui cinque set siano ormai troppo dispendiosi per lui, che in agosto compirà 31 anni.
5. La delusione, ancora una volta, è Andy Murray, che proprio non riesce a fare il salto di qualità che lo metterebbe in condizione di vedersela da pari a pari sempre con i primi tre del ranking. La netta sconfitta rimediata con Tomas Berdych nei quarti a Montecarlo è più di un campanello d'allarme.

Qualche riga e solo un gigantesco grazie meritano le ragazze azzurre, uscite malconce dalla trasferta a Ostrava per la Fed Cup. Dopo la doppia sconfitta di ieri di Schiavone ed Errani con le ceche, oggi Francesca ha fatto del suo meglio con la numero 3 WTA Petra Kvitova, portandola al tie-break al secondo set. Non è bastato, ovviamente. Un ciclo si è concluso, e non si deve farne un dramma.

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