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Sara Errani-Roberta Vinci
una coppia per le Olimpiadi

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Da dove cominciare? Dalla tiratissima semifinale al Masters 1000 madrileno tra Tomas Berdych, che conferma di meritarsi di più del settimo posto nel ranking ATP, e Juan Martin Del Potro, che sebbene sconfitto 6-7 6-7 rientra tra i top ten (da lunedì sarà nono)? Oppure dai risultati delle qualificazioni a Roma con Flavio Cipolla e Simone Bolelli già fuori dal tabellone principale degli Internazionali, Gianluca Naso che lascia tre miseri game all'avversario e la grintosa Nastassja Burnett (romana de Roma) che passa il turno combattendo due ore e 17 minuti? O addirittura dal sorprendente ventenne Marco Cecchinato, ATP 511, che nella Supertennis Arena ha sconfitto 7-5 2-6 6-3 il giapponese Go Soeda, ATP 59, al termine di una interminabile battaglia?

Invece no. La poltrona per due di prima fila della mia modesta rubrica tocca di diritto alla coppia Sara Errani-Roberta Vinci, finalista al Mutua Madrid Open WTA di Madrid a due mesi e mezzo dalle Olimpiadi londinesi. Se possiamo sperare di portare a casa una medaglia di metallo prezioso nel tennis, si deve puntare su loro due. Impressiona il palmarès degli ultime tre stagioni: insieme hanno vinto a Marbella, Barcellona e Palermo nel 2010, a Hobart, Pattaya e Palermo nel 2011, a Monterrey, Acapulco e Barcellona quest'anno. E insieme sono arrivate in finale ad Acapulco nel 2010, a Marbella, Birmingham (sull'erba: segnatevelo) e New Haven nel 2011, a Melbourne (uno slam!) e Miami nel 2012. Quattordici tra ori e argenti, usando l'unità di misura olimpica. Più quello di oggi, l'"oro" metaforicamente conquistato nella finale - la sesta della stagione - contro le russe Ekaterina Makarova ed Elena Vesnina. Confesso: non ho visto la partita, ma sul sito della WTA ho letto che il primo set è durato 21 minuti, con le russe che si sono prese un solo game. Tutt'altra storia il secondo set con Makarova e Vesnina che se ne vanno dopo un inizio equilibrato: 6-3 per loro. Super tie-break decisivo a 10, con le due azzurre che non hanno cedimenti: 10-4, vittoria in un'ora e 18 minuti. Brave, una volta di più.

Sulla poltronissima di Rep. Lay siede invece Roger Federer. La seconda semifinale maschile di Madrid, quella tra il cocciuto trentenne di Basilea pretendente al trono tennistico mondiale e il colpevole di fratricidio serbo, Janko Tipsarevic, è andata come tutti, dal Gran Capo Ion Tiriac al direttore di Roma Sergio Palmieri, si auguravano: un trionfo dello svizzero, l'unico a trovarsi totalmente a proprio agio sulla terra blu e molto granulosa dello stadio Manolo Santana. Primo set (6-2 in 32 minuti) per il quale ho sentito estrarre dal cilindro dei commentatori di professione giudizi iperbolici: "Roger sta mostrando un tennis a livello di fantascienza", "... una prestazione mostruosa", "... impossibile giocare meglio di così". Tutti giusti. La seconda partita del match (6-3 in 34 minuti) è stata appena piú combattuta, con il serbo che ha avuto l'occasione al settimo game di ottenere un break. Fallito. Poi nient'altro.

La verità è double-face:
1. i vertici del tennis mondiale vogliono riportare Roger al numero 1 del ranking perché questo significherebbe incassi eccezionali nella seconda parte della stagione;
2. Federer sta giocando davvero al suo meglio e, quando le condizioni delle superfici si fanno piú difficili, il suo inarrivato talento lo issa subito lassú, dove gli altri faticano ad arrivare.

Domemica le finali madrilene Federer-Berdych, dall'esito non scontato (il parziale è 4-10 a sfavore del ceco), e Viktoria Azarenka-Serena Williams, altrettanto imprevedibile. Poi si va subito a raggiungere gli altri a Roma, nel sempre piú accogliente impianto del Foro Italico. Dove, in caso di vittoria a Madrid, Federer planerebbe come numero due al mondo e, dunque, da superfavorito.
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