Ci fosse una CartaFreccia Extra Platinum Plus Perenne delle Ferrovie tipo quella da dieci milioni di miglia ambita dal George Clooney di "Tra le nuvole", sarei il candidato ideale a conquistarla tra i primi. Su e giù per l'Italia due tre quattro volte la settimana, con i controllori che mi riconoscono e il privilegio di sapere che la carrozza 1 di quel convoglio è da evitare perché l'aria condizionata ti ghiaccia la schiena: sono io. L'ho fatto anche oggi, Roma-Milano all'alba per un convegno sul ritardo degli investimenti digitali italiani ospitato - ma che idea! - nella sala affacciata sul prato ora verde di San Siro, e poi Milano-Roma con rientro giusto in tempo per raggiungere il Foro Italico quando Novak Djokovic sta entrando sul Centrale. Ecco, ho pensato, c'è qualcosa che accomuna il numero uno al mondo e me: siamo entrambi sempre in viaggio. Nient'altro, purtroppo.
Ma ci tenevo ad essere qui a vedere giocare Nole all'esordio agli Internazionali 2012, dove un anno fa aveva trionfato. La scorsa settimana mi aveva colpito la sua sconfitta (6-7 3-6) con il connazionale intellettuale Janko Tipsarevic, uno che - racconta la Gazzetta - "pasteggia sempre con un libro di fianco al piatto: legge pure quando beve". In Rep. Lay avevo azzardato questa ipotesi, valida sia per Djokovic sia per Nadal, buttato fuori dal torneo madrileno da Fernando Verdasco: "Nole e Rafa sono stanchi e vogliono, forse senza rendersene conto, far capire che qualcosa deve cambiare: non possono passare tutto l'anno a saltare da una parte all'altra del mondo senza mai fermarsi, dormendo in cinquanta lussuosi hotel indistinguibili, ad allenarsi ore ed ore in club sconosciuti, a lasciarsi fare foto inguainati in gessati strettissimi o in mutande un po' ambigue" (il tema dell'infinito viaggio, quindi). Perché, al fin fine, la faccenda della traditrice terra blu di Tiriac mi aveva convinto poco e perché credo che ci sia parecchio malessere connaturato alla vita da nomadi intercontinentali della racchetta. Dopo l'uscita di scena al Madrid Mutua Open, Nadal mi era sembrato rattristato più che arrabbiato e nella conferenza stampa di ieri pomeriggio a Roma non ha dato segni d'essersi rasserenato.
Insomma, sono qui al Centrale per capire se avevo visto giusto, se Nole versione romana rende più decifrabile la sconfitta di Nole versione spagnola. Su questo stesso campo, David Nalbandian tonificato dalla tramontana ha fatto penare un altro Grande in Crisi, Andy Murray, costretto a inseguire per tutto il terzo set prima di agguantare la vittoria all'ultimo tuffo (6-1 4-6 7-5) a buio fatto, dopo due ore e 37 minuti di battaglia.
Si comincia che sono quasi le 21, e fa meno freddo di ieri. Soprattutto, è calato il vento. Spalti belli fitti. L'avversario del numero uno al mondo è l'australiano nato in Germania da genitori croati Bernard Tomic, 19 anni, ATP 32, che al primo turno ha regolato il qualificato colombiano Santiago Giraldo, un veterano. Insomma, gli è capitato subito uno giovani migliori se non il migliore in assoluto dei Top 100, insieme al canadese Raonic
Basta poco per capire che Djokovic ha superato lo choc di Madrid, nonostante indossi un agghiacciante completo un quarto rosso e tre quarti nero. In dodici minuti va sul 4-0, poi il ragazzo australiano comincia ad esplodere qualche colpo di qualità: carica molto il servizio, risponde bene di rovescio, piazza lungolinea sia a destra che a sinistra, tiene il palleggio anche se talvolta esagera in sicurezza dal fondo senza mai rischiare di venire sotto rete. Sul 5-2 per il serbo, Tomic ha due palle di break e sfrutta la seconda. Ma Nole non si fa impressionare e fa subito il contro-break. Finisce 6-3 in 34 minuti.
Nel secondo set si vedono sprazzi di tennis stellare, come si usa dire. Tomic ha la palla pesante e precisa quando serve, il tocco delicato quando il serbo lo costringe ad avanzare di un paio di metri. Djokovic si rende conto che il boy australiano merita tutto il suo rispetto e non lo prende alla leggera. Anzi: non escludo si renda conto d'avere di fronte un potenziale concorrente di vertice, già a breve termine. Il 6-3 finale (in 31 minuti) segna solo una differenza fra i due che il tempo potrebbe ridurre. Dice Nole di Tomic: "E' un ragazzo di grande futuro". Ma stasera le risposte le attendevamo da lui. E sono arrivate, tutte positive.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Ma ci tenevo ad essere qui a vedere giocare Nole all'esordio agli Internazionali 2012, dove un anno fa aveva trionfato. La scorsa settimana mi aveva colpito la sua sconfitta (6-7 3-6) con il connazionale intellettuale Janko Tipsarevic, uno che - racconta la Gazzetta - "pasteggia sempre con un libro di fianco al piatto: legge pure quando beve". In Rep. Lay avevo azzardato questa ipotesi, valida sia per Djokovic sia per Nadal, buttato fuori dal torneo madrileno da Fernando Verdasco: "Nole e Rafa sono stanchi e vogliono, forse senza rendersene conto, far capire che qualcosa deve cambiare: non possono passare tutto l'anno a saltare da una parte all'altra del mondo senza mai fermarsi, dormendo in cinquanta lussuosi hotel indistinguibili, ad allenarsi ore ed ore in club sconosciuti, a lasciarsi fare foto inguainati in gessati strettissimi o in mutande un po' ambigue" (il tema dell'infinito viaggio, quindi). Perché, al fin fine, la faccenda della traditrice terra blu di Tiriac mi aveva convinto poco e perché credo che ci sia parecchio malessere connaturato alla vita da nomadi intercontinentali della racchetta. Dopo l'uscita di scena al Madrid Mutua Open, Nadal mi era sembrato rattristato più che arrabbiato e nella conferenza stampa di ieri pomeriggio a Roma non ha dato segni d'essersi rasserenato.
Insomma, sono qui al Centrale per capire se avevo visto giusto, se Nole versione romana rende più decifrabile la sconfitta di Nole versione spagnola. Su questo stesso campo, David Nalbandian tonificato dalla tramontana ha fatto penare un altro Grande in Crisi, Andy Murray, costretto a inseguire per tutto il terzo set prima di agguantare la vittoria all'ultimo tuffo (6-1 4-6 7-5) a buio fatto, dopo due ore e 37 minuti di battaglia.
Si comincia che sono quasi le 21, e fa meno freddo di ieri. Soprattutto, è calato il vento. Spalti belli fitti. L'avversario del numero uno al mondo è l'australiano nato in Germania da genitori croati Bernard Tomic, 19 anni, ATP 32, che al primo turno ha regolato il qualificato colombiano Santiago Giraldo, un veterano. Insomma, gli è capitato subito uno giovani migliori se non il migliore in assoluto dei Top 100, insieme al canadese Raonic
Basta poco per capire che Djokovic ha superato lo choc di Madrid, nonostante indossi un agghiacciante completo un quarto rosso e tre quarti nero. In dodici minuti va sul 4-0, poi il ragazzo australiano comincia ad esplodere qualche colpo di qualità: carica molto il servizio, risponde bene di rovescio, piazza lungolinea sia a destra che a sinistra, tiene il palleggio anche se talvolta esagera in sicurezza dal fondo senza mai rischiare di venire sotto rete. Sul 5-2 per il serbo, Tomic ha due palle di break e sfrutta la seconda. Ma Nole non si fa impressionare e fa subito il contro-break. Finisce 6-3 in 34 minuti.
Nel secondo set si vedono sprazzi di tennis stellare, come si usa dire. Tomic ha la palla pesante e precisa quando serve, il tocco delicato quando il serbo lo costringe ad avanzare di un paio di metri. Djokovic si rende conto che il boy australiano merita tutto il suo rispetto e non lo prende alla leggera. Anzi: non escludo si renda conto d'avere di fronte un potenziale concorrente di vertice, già a breve termine. Il 6-3 finale (in 31 minuti) segna solo una differenza fra i due che il tempo potrebbe ridurre. Dice Nole di Tomic: "E' un ragazzo di grande futuro". Ma stasera le risposte le attendevamo da lui. E sono arrivate, tutte positive.
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