Nel tennis la tecnica e le qualità atletiche contano, ma l'equilibrio - psichico, nervoso, caratteriale - conta anche di più. Lo sa chiunque sia stato in campo almeno qualche volta a giocarsi un game, un set o un match. John Isner, per esempio: un gigante di due metri e sei centimetri, con un'agilità e una velocità di gambe sorprendente in una persona così massiccia (pesa 111 chili), la cui carriera è una specie di manifesto dell'equilibrio. Classe 1985, fino al 2006 domina il tennis universitario americano, che è roba seria, dandoci intanto dentro anche con gli studi fino a diplomarsi in comunicazione verbale e in retorica. Insomma, è uno che sa parlare bene. A quel punto - è il 2007 - decide di passare al professionismo ATP, e fa bene: numero 839 nel ranking all'inizio dell'anno, a novembre s'è già arrampicato su su a quota 106. Il suo 2008 è di rodaggio, poi nel 2009 batte, grazie a uno dei servizi più devastanti del circo, gente del calibro di Thomaz Bellucci, Gael Monfils, Marat Safin, Jo-Wilfried Tsonga, Tomas Berdych, Tommy Haas e Andy Roddick. Si ritrova numero 34 al mondo e vince il premio ATP per il tennista che è cresciuto di più nel corso della stagione.
Per Isner il 2010 è e resterà per sempre l'anno di Wimbledon, con il match più lungo della storia contro il francese Nicolas Mahut, che fa suo per 6-4, 3-6, 6-7, 7-6, 70-68 dopo tre giorni di battaglia. L'anno della consacrazione è il 2011 con i successi nei tornei di Newport e Winston-Salem. Questa primavera, infine, l'ingresso tra i top ten grazie alle finali al Masters 1000 di Indian Wells (sconfitto da Federer dopo aver umiliato Djokovic in semi) e poi sulla terra di Houston contro lo specialista argentino Juan Monaco. In Coppa Davis è lui a trascinare gli USA alle semifinali, con le vittorie prima con Federer, poi con Simon e Tsonga.
Quel che colpisce di Isner sono la caparbietà, il desiderio di migliorare, la calma in campo, la sicurezza che riesce a mantenere anche contro i più forti. Insomma, un atleta equilibrato, oltre che potente. Così com'è equilibrato un altro che guarda molti colleghi dall'alto dei suoi 190 centimetri: Andreas Seppi. Bolzanino, di un anno più anziano di Isner, un undestatement poco latino, soffre un po' il fatto d'essere di madrelingua tedesca, fino all'aperto ostracismo nei suoi confronti quando, nel 2010, rinuncia a giocare in azzurro per la Davis. Numero 69 al mondo a soli 21 anni, punto di forza il rovescio bimane, non sembra trovare le motivazioni per affermarsi definitivamente almeno fino al 2008 quando a Rotterdam batte l'ex numero 1 Lleyton Hewitt e Rafael Nadal, allora secondo solo a Federer. In maggio è proprio lo svizzero a fermare la sua corsa alle Master Series di Amburgo, dove s'era spinto fino alla semifinale eliminando Richard Gasquet, Juan Monaco e Nicolas Kiefer. Nel 2010 è per la prima volta il numero uno in Italia. L'anno scorso si scopre una vocazione erbaiola a Eastbourne, nel torneo che precede Wimbledon, che vince mettendo sotto in sequenza Tobias Kamke, Donald Young, Olivier Rochus, Igor Kunicyn e, in finale, Janko Tipsarevic.
Andreas, che è numero 30 ATP ma da lunedì prossimo sarà 28, è la sola certezza del tennis maschile italiano. Dice in conferenza stampa mentre a Roma si fa buio: "Guardate, non ricordo nemmeno quanti top ten ho battuto in carriera. Quattro, cinque? Conta poco. A darmi stasera la spinta è stato il il pubblico, meraviglioso, mi sono persino fermato a guardarlo. Sono tranquillo e rilassato in campo, anche se in carriera ho avuto raramente emozioni così. M'era accaduto con Nadal a Rotterdam. E poi in Davis".
Non so se John e Andreas siano amici. Certo sono molto simili. Hanno consapevolezza delle proprie qualità e dei propri limiti. Quando li vedi o li senti parlare pensi subito che siano persone serie ed affidabili. Che fanno bene al tennis. Oggi il tennis lo hanno davvero onorato nel loro match tanto lungo (due ore e 50 minuti) quanto teso e avvincente al secondo turno degli Internazionali. Equilibrato, appunto. Alla fine ha prevalso per un soffio l'italiano (2-6 7-6 7-5) che ha creduto in ogni momento di avere le qualità e la costanza che erano necessarie per onorare l'evento e la situazione, ossia il grande pubblico dello stadio dei marmi, il Pietrangeli. Dice: "Nel primo set ho giocato per non perdere e non per prevalere, poi ho cambiato atteggiamento mentale e le cose sono andate meglio". Secondo Enzo Anderloni di Tennis Italiano deve dire grazie, oltre alla maturità davvero raggiunta, anche alla diversa preparazione atletica: "Gli ho visto fare cose che in passato spesso non gli riuscivano, come recuperare le palle basse di diritto". Se lo dice Enzo, sottoscrivo. Al terzo turno, domani, Seppi trova lo svizzero Wawrinka. E' alla sua portata.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Per Isner il 2010 è e resterà per sempre l'anno di Wimbledon, con il match più lungo della storia contro il francese Nicolas Mahut, che fa suo per 6-4, 3-6, 6-7, 7-6, 70-68 dopo tre giorni di battaglia. L'anno della consacrazione è il 2011 con i successi nei tornei di Newport e Winston-Salem. Questa primavera, infine, l'ingresso tra i top ten grazie alle finali al Masters 1000 di Indian Wells (sconfitto da Federer dopo aver umiliato Djokovic in semi) e poi sulla terra di Houston contro lo specialista argentino Juan Monaco. In Coppa Davis è lui a trascinare gli USA alle semifinali, con le vittorie prima con Federer, poi con Simon e Tsonga.
Quel che colpisce di Isner sono la caparbietà, il desiderio di migliorare, la calma in campo, la sicurezza che riesce a mantenere anche contro i più forti. Insomma, un atleta equilibrato, oltre che potente. Così com'è equilibrato un altro che guarda molti colleghi dall'alto dei suoi 190 centimetri: Andreas Seppi. Bolzanino, di un anno più anziano di Isner, un undestatement poco latino, soffre un po' il fatto d'essere di madrelingua tedesca, fino all'aperto ostracismo nei suoi confronti quando, nel 2010, rinuncia a giocare in azzurro per la Davis. Numero 69 al mondo a soli 21 anni, punto di forza il rovescio bimane, non sembra trovare le motivazioni per affermarsi definitivamente almeno fino al 2008 quando a Rotterdam batte l'ex numero 1 Lleyton Hewitt e Rafael Nadal, allora secondo solo a Federer. In maggio è proprio lo svizzero a fermare la sua corsa alle Master Series di Amburgo, dove s'era spinto fino alla semifinale eliminando Richard Gasquet, Juan Monaco e Nicolas Kiefer. Nel 2010 è per la prima volta il numero uno in Italia. L'anno scorso si scopre una vocazione erbaiola a Eastbourne, nel torneo che precede Wimbledon, che vince mettendo sotto in sequenza Tobias Kamke, Donald Young, Olivier Rochus, Igor Kunicyn e, in finale, Janko Tipsarevic.
Andreas, che è numero 30 ATP ma da lunedì prossimo sarà 28, è la sola certezza del tennis maschile italiano. Dice in conferenza stampa mentre a Roma si fa buio: "Guardate, non ricordo nemmeno quanti top ten ho battuto in carriera. Quattro, cinque? Conta poco. A darmi stasera la spinta è stato il il pubblico, meraviglioso, mi sono persino fermato a guardarlo. Sono tranquillo e rilassato in campo, anche se in carriera ho avuto raramente emozioni così. M'era accaduto con Nadal a Rotterdam. E poi in Davis".
Non so se John e Andreas siano amici. Certo sono molto simili. Hanno consapevolezza delle proprie qualità e dei propri limiti. Quando li vedi o li senti parlare pensi subito che siano persone serie ed affidabili. Che fanno bene al tennis. Oggi il tennis lo hanno davvero onorato nel loro match tanto lungo (due ore e 50 minuti) quanto teso e avvincente al secondo turno degli Internazionali. Equilibrato, appunto. Alla fine ha prevalso per un soffio l'italiano (2-6 7-6 7-5) che ha creduto in ogni momento di avere le qualità e la costanza che erano necessarie per onorare l'evento e la situazione, ossia il grande pubblico dello stadio dei marmi, il Pietrangeli. Dice: "Nel primo set ho giocato per non perdere e non per prevalere, poi ho cambiato atteggiamento mentale e le cose sono andate meglio". Secondo Enzo Anderloni di Tennis Italiano deve dire grazie, oltre alla maturità davvero raggiunta, anche alla diversa preparazione atletica: "Gli ho visto fare cose che in passato spesso non gli riuscivano, come recuperare le palle basse di diritto". Se lo dice Enzo, sottoscrivo. Al terzo turno, domani, Seppi trova lo svizzero Wawrinka. E' alla sua portata.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua