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Le storie a lieto fine
di Brian e Mardy

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Finalmente ho visto in campo Brian Baker, di cui parlano tutti. Ne parlano per come gioca a tennis, sì, ma soprattutto perché le storie che finiscono bene sono quelle che piacciono di più. Partiamo dal gioco. Brian ha superato ieri il primo turno del Roland Garros, dov'è arrivato grazie a una wild card a disposizione dell'USTA, la federazione americana. A Parigi gli organizzatori sono stati presi di sorpresa, non hanno nemmeno recuperato una sua foto: la loro formidabile app per l'iPad ha un francobollo grigio al posto del suo primo piano. Anche in America, peraltro, qualcuno ha reagito così: "Baker who? Mean Becker, Blake or Beck, don't ya?", cioè "Baker chi? Ti confondi con Becker, Blake o Beck...".

L'avversario parigino del ragazzo di Nashville era uno dei più talentuosi del tour, il belga Xavier Malisse, 42 nel mondo, che nel curriculum ha una semifinale a Wimbledon (2002 con David Nalbandian, battaglia finita al quinto per 7-6 6-4 1-6 2-6 6-2 per l'argentino). 27 anni, alto 1.91 per 77 chili, secco secco, Baker ha un servizio efficace e un diritto potente che riesce a mitigare grazie a una buona sensibilità di polso, è molto mobile lateralmente, va sempre incontro alla palla e anticipa. Colpisce con accelerazioni inattese e spiazzanti. Come ho letto ieri su Tennis. com "il rovescio in back di Brian è davvero notevole. Avesse dieci anni di meno, diremmo tutti che sta facendo vedere i colpi più innovativi, perché sono corti, dolci e puliti". Quando era il miglior under 18 degli Stati Uniti, sembrava destinato ad arrivare  rapidamente tra i Top Ten. Allora batteva senza fatica Berdych, Murray e perfino Djokovic. Vedendolo in campo oggi, se ne ritrovano le ragioni: ha fondamentali impeccabili e una naturalezza che all'inizio puoi scambiare per lentezza, arriva sempre coordinato sulla palla che però non rincorre quando capisce che non è il caso di sprecare energie. Perfetto per la terra rossa, come ha dovuto ammettere Malisse che l'aveva visto nella entusiasmante cavalcata dalle qualificazioni alla finale di Nizza la scorsa settimana. Il belga tuttavia non s'è intimidito e ha combattuto fino all'ultima palla del 6-3 7-6 7-6 che consente all'americano di giocare il match del secondo turno con Gilles Simon: alla sua portata, visto che a Nizza ha regolato giocatori della qualità di Stakhovsky al primo turno e Monfils al secondo.

Forse vi hanno già raccontato dov'è stato Baker negli ultimi anni. Riassumo per i pochi ancora ignari. Nel 2003, a 18 anni, al Roland Garros Junion elimina  Baghdatis e Tsonga e perde in tre set in finale con Wawrinka. Nel 2005 nelle qualificazioni di Wimbledon deve abbandonare per un guaio al legamento mediale collaterale rimediato nel match con Djokovic. Recupera e agli Usa Open butta fuori dal torneo Gaston Gaudio, reduce dalla vittoria allo slam parigino. Primi dolori all'anca. Solito calvario di medici e consulti, poi tocca al chirurgo. Prova a rientrare ma lo fermano un infortunio al gomito, che deve sottoporre a un'operazione delicatissima, e due altri interventi all'anca. A 23 anni dice basta: è evidente che il suo fisico è troppo fragile. S'iscrive  all'università della sua città e insegna tennis. E' il padre, l'anno scorso, a convincerlo: "Se vuoi riprovarci, non puoi più rinviare". Ricomincia con i Futures, dov'è quasi sempre il più vecchio, poi passa ai Challenger: a Knoxville sconfigge in semifinale un altro Baker, Jamie, anch'egli ora a Parigi. Il 2012 è uno straordinario crescendo di vittorie e finali, culminate  con Nizza (sconfitta con Almagro). Ora il Roland Garros, secondo turno da numero 124 ATP. Fino a ieri era 141: stessa classifica di Andre Agassi a 27 anni nel novembre 1997, prima di cominciare la parte più entusiasmante della sua carriera.

Storie da ricordare. Come quella di Mardy Fish che fa appena in tempo a diventare il numero uno del tennis USA quando scopre un'aritmia che lo mette fuori gioco. Ne ha parlato con Usa Today ieri: "Tutto è cominciato a febbraio. Mi svegliavo la notte ed era come seil mio cuore volesse schizzare dal petto". Sconfitto da Juan Monaco a Miami in marzo, Fish è da allora fermo, e rischia di perdere l'aggancio ai Top Ten. Il suo potrebbe essere un problema di equilibrio nervoso: "Di giorno tutto bene. Posso allenarmi e lavorare. Ma una volta a letto la mia mente corre. E arriva il terrore". Dopo alcuni trattamenti a Los Angeles, la situazione sembra però migliorata. A Wimbledon potrebbe rientrare: "È  il momento migliore della mia carriera e non voglio di certo star seduto sul mio culo mentre sono 10 al mondo". Di sicuro, è uno dei Top Three per simpatia.

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