Andreas e Sara indicano
la strada del duro lavoro
Che storie le storie di Sara Errani e Andreas Seppi. Raccontano di anni di fatiche silenziose, di rare attenzioni dei media, di qualche polemica (la Spagna, la Davis), di partite vinte e perse senza che se ne potesse individuare un filo che ne collegasse le cause. Invece eccoli qui, lei a 25 anni, lui a 28, a giocarsela con i migliori del circuito. Una donna e un uomo, finalmente.
Andreas oggi ha provato a confezionare la partita perfetta contro il numero 1 al mondo, Novak Djokovic, negli ottavi del Roland Garros. C'è quasi riuscito. Tranquillo, tatticamente inappuntabile, finalmente con in testa il killing instinct che gli ha sempre fatto difetto, l'italiano di Bolzano si conferma nel momento migliore della carriera, che corona il lungo percorso tecnico e psicologico con il coach Max Sartori e il recente felice connubio con l'ex preparatore atletico di Ljubicic. Primo set da manuale, con Nole che non capisce chi è quell'avversario che pure conosce tanto bene (lo ha battu…
Andreas oggi ha provato a confezionare la partita perfetta contro il numero 1 al mondo, Novak Djokovic, negli ottavi del Roland Garros. C'è quasi riuscito. Tranquillo, tatticamente inappuntabile, finalmente con in testa il killing instinct che gli ha sempre fatto difetto, l'italiano di Bolzano si conferma nel momento migliore della carriera, che corona il lungo percorso tecnico e psicologico con il coach Max Sartori e il recente felice connubio con l'ex preparatore atletico di Ljubicic. Primo set da manuale, con Nole che non capisce chi è quell'avversario che pure conosce tanto bene (lo ha battu…
Che storie le storie di Sara Errani e Andreas Seppi. Raccontano di anni di fatiche silenziose, di rare attenzioni dei media, di qualche polemica (la Spagna, la Davis), di partite vinte e perse senza che se ne potesse individuare un filo che ne collegasse le cause. Invece eccoli qui, lei a 25 anni, lui a 28, a giocarsela con i migliori del circuito. Una donna e un uomo, finalmente.
Andreas oggi ha provato a confezionare la partita perfetta contro il numero 1 al mondo, Novak Djokovic, negli ottavi del Roland Garros. C'è quasi riuscito. Tranquillo, tatticamente inappuntabile, finalmente con in testa il killing instinct che gli ha sempre fatto difetto, l'italiano di Bolzano si conferma nel momento migliore della carriera, che corona il lungo percorso tecnico e psicologico con il coach Max Sartori e il recente felice connubio con l'ex preparatore atletico di Ljubicic. Primo set da manuale, con Nole che non capisce chi è quell'avversario che pure conosce tanto bene (lo ha battuto sette volte su sette, s'allenano insieme da quando il team di Seppi sta a Bordighera, a due passi da Montecarlo dove vive Djokovic) e che oggi lo sta mettendo alle corde. Efficacissimo con il servizio, mobile e capace di anticipare sempre l'impatto con la palla, Seppi si prende il break e lo difende fino al 6-4.
Secondo set più combattuto, che Andreas ha l'occasione di chiudere in anticipo ma che comunque si prende con autorevolezza al tie-break. Era dal 2007 - quando Volandri battè Federer a Roma - che nessuno dei nostri metteva così difficoltà un Top Three. All'inizio del terzo set Nole fa subito il break, ma sembra - per lui - un'illusione. Il trend non si inverte. E' evidente che per ora non è la sua giornata. Sotto i colpi martellanti del sudtirolese, non riesce ad interrompere la sequenza di errori, soprattutto di diritto. Poi succede qualcosa, ritrova fiducia e aggressività forse per la paura di dover rinunciare all'obiettivo dei quattro slam consecutivi, dopo Wimbledon, Flushing Meadows e Melbourne, che nessuno ha mai ottenuto nella storia (il Grande Slam, ossia i quattro tornei in un anno solare, è nel palmares di Don Budge, 1938, e Rod Laver, 1962 e 1969). Andreas invece ha un calo assolutamente fisiologico. 6-3 per il serbo.
Quarto set a più facce. Nole sembra involarsi, Seppi si rifà sotto fino al 2-3. Va al servizio per un game che non sembra mai finire. Il pubblico si divide per chi tifa per il serbo, che non vorrebbe uscisse di scena, e chi per l'outsider italiano. La spunta Andreas, 3 pari da 0-3. Ma Nole adesso è un altro, ritira fuori la fame di trofei che l'anno scorso l'ha issato sul gradino più alto del ranking ATP, e dal quale non intende scendere. Soprattutto, mette in mostra la sua arma migliore, la risposta al servizio. Chiude sul 7-5. L'ultimo set ci dice che il numero 1 al 90 per cento della forma e il numero 25 al 100 non si equivalgono comunque. Djokovic approfitta degli errori veniali dell'avversario (un doppio fallo decisivo, maggiore imprecisione nelle risposte) e anche di un po' di fortuna in un paio d'occasioni. La qualità del gioco resta alta e Andreas lotta fino all'ultima palla. Ma la legge del leone vale ancora sui campi tennistici: 6-3 per il serbo, che non dimenticherà facilmente questo match. E nemmeno Andreas scorderà la standing ovation in suo onore del Philippe Chatrier, il centrale del Roland Garros.
Che dirà ora Giovanni Russo, che spesso mi scrive affidandomi utili consigli? Ieri non aveva dubbi: "Per quel che riguarda la vittoria nel maschile, non ci sono speranze di vedere una finale diversa da Djokovic-Nadal (con vittoria di quest'ultimo). L'ha dimostrato la prima settimana del torneo parigino e non credo che nella seconda potrà cambiare qualcosa. Federer sta giocando maluccio, percentuali di prime bassissime ed errori gratuiti in abbondanza: se raggiunge le semifinali è un successo, visto che nei quarti gli toccherà Berdych (più che Del Potro)". Avrei sottoscritto parola per parola, prima di ammirare Andreas Seppi che fa vedere i sorci verdi al Grande Serbo.
Anche quella data da Sara Errani sullo stesso Chatrier è stata una prova di maturità e di forza. Non tanto nel primo set, con Svetlana Kuznetsova, ex numero due al mondo, letteralmente dominata dalla romagnola (6-0), quanto nel secondo, più combattuto e segnato - sembrava - da un break subìto sul 3 pari. Invece al decimo game la russa ha servito per il set ed è stata umiliata da Sara, che l'ha costantemente spostata da un lato all'altro del rettangolo per poi infilarla, spietata. È stato il passaggio decisivo, che ha fatto capire a Svetlana e al pubblico che la padrona del campo era la piccola italiana. Il 7-5 finale è apparso il risultato più giusto.
Come mi è stato fatto notare, il tennis di Sara è stato costruito anno dopo anno, colpo dopo colpo, ritocco dopo ritocco, seduta di tecnica dopo seduta. Il segreto della ragazza che ha scelto la Spagna e un coach spagnolo, Pedro Lozano, per crescere ed arrivare dov'è arrivata, è uno solo: il lavoro. Lavoro duro, tattico, muscolare, psicologico. Dice Lozano: "Sara si merita questo e anche di più. E' un esempio per me e per tutti quelli che giocano a tennis".
Per Sara il successo di oggi è anche la rivincita della sconfitta patita in finale a Melbourne in gennaio nel torneo di coppia, insieme a Roberta Vinci, per mani proprio di Kuznetsova e Vera Zvonareva. Una tappa, anche quella, del suo eccezionale 2012. Le altre sono state i quarti di finale agli Australian Open, dove è stata fermata da Petra Kvitova; le vittorie ad Acapulco su Flavia Pennetta e in doppio con l'inseparabile Roberta; i bis a Barcellona sia in singolare, dove ha lasciato quattro game a Dominika Cibulkova, sia in coppia; il trionfo in finale a Budapest sulla russa Elena Vesnina; la desideratissima vittoria nel torneo di doppio agli Internazionali del Foro Italico. A mia memoria, nessuna italiana aveva fatto tanto in un periodo così breve.
Mi rendo conto che, a furia di scrivere e leggere di Sara e Andreas, sembra che nulla d'altro accada sui campi dello slam rosso. Ovviamente, non è così. E' che a noi italiani fa tanto piacere - soprattutto di questi tempi - quando qualcuno di noi si fa strada all'estero. Piccole soddisfazioni per gli stressati da spread.
Mail c.giua@kataweb.it
Twitter @claudiogiua
Andreas oggi ha provato a confezionare la partita perfetta contro il numero 1 al mondo, Novak Djokovic, negli ottavi del Roland Garros. C'è quasi riuscito. Tranquillo, tatticamente inappuntabile, finalmente con in testa il killing instinct che gli ha sempre fatto difetto, l'italiano di Bolzano si conferma nel momento migliore della carriera, che corona il lungo percorso tecnico e psicologico con il coach Max Sartori e il recente felice connubio con l'ex preparatore atletico di Ljubicic. Primo set da manuale, con Nole che non capisce chi è quell'avversario che pure conosce tanto bene (lo ha battuto sette volte su sette, s'allenano insieme da quando il team di Seppi sta a Bordighera, a due passi da Montecarlo dove vive Djokovic) e che oggi lo sta mettendo alle corde. Efficacissimo con il servizio, mobile e capace di anticipare sempre l'impatto con la palla, Seppi si prende il break e lo difende fino al 6-4.
Secondo set più combattuto, che Andreas ha l'occasione di chiudere in anticipo ma che comunque si prende con autorevolezza al tie-break. Era dal 2007 - quando Volandri battè Federer a Roma - che nessuno dei nostri metteva così difficoltà un Top Three. All'inizio del terzo set Nole fa subito il break, ma sembra - per lui - un'illusione. Il trend non si inverte. E' evidente che per ora non è la sua giornata. Sotto i colpi martellanti del sudtirolese, non riesce ad interrompere la sequenza di errori, soprattutto di diritto. Poi succede qualcosa, ritrova fiducia e aggressività forse per la paura di dover rinunciare all'obiettivo dei quattro slam consecutivi, dopo Wimbledon, Flushing Meadows e Melbourne, che nessuno ha mai ottenuto nella storia (il Grande Slam, ossia i quattro tornei in un anno solare, è nel palmares di Don Budge, 1938, e Rod Laver, 1962 e 1969). Andreas invece ha un calo assolutamente fisiologico. 6-3 per il serbo.
Quarto set a più facce. Nole sembra involarsi, Seppi si rifà sotto fino al 2-3. Va al servizio per un game che non sembra mai finire. Il pubblico si divide per chi tifa per il serbo, che non vorrebbe uscisse di scena, e chi per l'outsider italiano. La spunta Andreas, 3 pari da 0-3. Ma Nole adesso è un altro, ritira fuori la fame di trofei che l'anno scorso l'ha issato sul gradino più alto del ranking ATP, e dal quale non intende scendere. Soprattutto, mette in mostra la sua arma migliore, la risposta al servizio. Chiude sul 7-5. L'ultimo set ci dice che il numero 1 al 90 per cento della forma e il numero 25 al 100 non si equivalgono comunque. Djokovic approfitta degli errori veniali dell'avversario (un doppio fallo decisivo, maggiore imprecisione nelle risposte) e anche di un po' di fortuna in un paio d'occasioni. La qualità del gioco resta alta e Andreas lotta fino all'ultima palla. Ma la legge del leone vale ancora sui campi tennistici: 6-3 per il serbo, che non dimenticherà facilmente questo match. E nemmeno Andreas scorderà la standing ovation in suo onore del Philippe Chatrier, il centrale del Roland Garros.
Che dirà ora Giovanni Russo, che spesso mi scrive affidandomi utili consigli? Ieri non aveva dubbi: "Per quel che riguarda la vittoria nel maschile, non ci sono speranze di vedere una finale diversa da Djokovic-Nadal (con vittoria di quest'ultimo). L'ha dimostrato la prima settimana del torneo parigino e non credo che nella seconda potrà cambiare qualcosa. Federer sta giocando maluccio, percentuali di prime bassissime ed errori gratuiti in abbondanza: se raggiunge le semifinali è un successo, visto che nei quarti gli toccherà Berdych (più che Del Potro)". Avrei sottoscritto parola per parola, prima di ammirare Andreas Seppi che fa vedere i sorci verdi al Grande Serbo.
Anche quella data da Sara Errani sullo stesso Chatrier è stata una prova di maturità e di forza. Non tanto nel primo set, con Svetlana Kuznetsova, ex numero due al mondo, letteralmente dominata dalla romagnola (6-0), quanto nel secondo, più combattuto e segnato - sembrava - da un break subìto sul 3 pari. Invece al decimo game la russa ha servito per il set ed è stata umiliata da Sara, che l'ha costantemente spostata da un lato all'altro del rettangolo per poi infilarla, spietata. È stato il passaggio decisivo, che ha fatto capire a Svetlana e al pubblico che la padrona del campo era la piccola italiana. Il 7-5 finale è apparso il risultato più giusto.
Come mi è stato fatto notare, il tennis di Sara è stato costruito anno dopo anno, colpo dopo colpo, ritocco dopo ritocco, seduta di tecnica dopo seduta. Il segreto della ragazza che ha scelto la Spagna e un coach spagnolo, Pedro Lozano, per crescere ed arrivare dov'è arrivata, è uno solo: il lavoro. Lavoro duro, tattico, muscolare, psicologico. Dice Lozano: "Sara si merita questo e anche di più. E' un esempio per me e per tutti quelli che giocano a tennis".
Per Sara il successo di oggi è anche la rivincita della sconfitta patita in finale a Melbourne in gennaio nel torneo di coppia, insieme a Roberta Vinci, per mani proprio di Kuznetsova e Vera Zvonareva. Una tappa, anche quella, del suo eccezionale 2012. Le altre sono state i quarti di finale agli Australian Open, dove è stata fermata da Petra Kvitova; le vittorie ad Acapulco su Flavia Pennetta e in doppio con l'inseparabile Roberta; i bis a Barcellona sia in singolare, dove ha lasciato quattro game a Dominika Cibulkova, sia in coppia; il trionfo in finale a Budapest sulla russa Elena Vesnina; la desideratissima vittoria nel torneo di doppio agli Internazionali del Foro Italico. A mia memoria, nessuna italiana aveva fatto tanto in un periodo così breve.
Mi rendo conto che, a furia di scrivere e leggere di Sara e Andreas, sembra che nulla d'altro accada sui campi dello slam rosso. Ovviamente, non è così. E' che a noi italiani fa tanto piacere - soprattutto di questi tempi - quando qualcuno di noi si fa strada all'estero. Piccole soddisfazioni per gli stressati da spread.
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Twitter @claudiogiua