Aver giocato e vinto oggi a Parigi farà bene a Sara. A quelle come lei la voglia di vincere cresce vincendo, il tasso di adrenalina resta alto, la testa non si perde in inutili pensieri. E poi avere come compagna in campo un'amica come Roberta Vinci dà sicurezza. Meglio insomma una finale vinta piuttosto che un allenamento in solitudine con il suo staff come ha fatto Maria Sharapova, ultimo ostacolo tra Errani e la piccola/grande storia del tennis italiano.
La finale di doppio sul Suzanne Lenglen del Roland Garros non è stata comunque una passeggiata. Le russe Petrova e Kirilenko hanno fatto il possibile per tenere testa alle italiane, prendendosi il primo set per 4-6. Poi la macchina da guerra messa a punto dalla romagnola e dalla tarantina ha cominciato a macinare gioco, con gli automatismi che vedono soprattutto Roberta sfruttare la sua straordinaria efficacia di tocco e Sara raggiungere qualsiasi palla sul resto del campo. I due set successivi sono finiti 6-4 6-2 per le azzurre, con grande equilibrio in campo come dimostra anche il fatto che Roberta ha avuto poche occasioni d'essere determinante sotto rete.
E' il primo successo in uno slam di una coppia italiana, il sesto stagionale delle Premiata Ditta S&R. A questo punto, Errani-Vinci sono la coppia più forte della stagione. Che, nell'anno olimpico, cioé quello che conta di più per chi fa il doppio, è un viatico che vale - appunto - il doppio.
Dunque, il "primo tempo" di Italia-Russia finisce 1-0. Mal che ci vada, sarà un pareggio. Il secondo tempo, che vede confrontarsi Sara e la nuova numero 1 al mondo (a cui bastano i punti già acquisiti a Parigi per comandare matematicamente, da lunedì prossimo, la classifica WTA) ha però un valore intrinseco maggiore. Maria oggi ha avuto una piccola caduta di stile quando ha detto "... so che Sara è stata per qualche mese all'Accademia di Bollettieri a 12 anni. C'ero anch'io, siamo coetanee, ma non mi ricordo di lei". Da domani - primo match in assoluto tra le due, alle 15 sul Philippe Chatrier - se la ricorderà certamente, la minuscola Sara.
La finale maschile di domenica, pioggia consentendo, sarà invece tra il rullo compressore delle Baleari, tornato come nuovo, e quello dei Balcani, che fino ad oggi sembrava perdere qualche pezzo. Il primo, Rafael Nadal, sta esibendo un tennis meno muscolare e più meditato, in ogni caso altrettanto efficace. Al secondo, Novak Djokovic, hanno fatto bene le sofferenze patite negli ultimi mesi e soprattutto al Roland Garros, dove ha rischiato di finire fuori per mano di Andreas Seppi in quella che per me è stata la più bella partita delle due settimane parigine.
Cominciamo da Rafa, sconfitto un mese fa a Madrid da Fernando Verdasco e poi rimesso in vita da un lungo week-end di pesca d'altura con i familiari nel Mediterraneo, al largo di Barcellona. In tutto il torneo nessuno gli ha preso un set, solo Nicolas Almagro è riuscito a strappargli più di dieci giochi. Con 109 game vinti contro 35 persi, di fatto parliamo del miglior Open di Francia di un campione che ha vinto sei delle precedenti sette edizioni. Oggi lo spagnolo numero 3 ATP ha fatto un sol boccone (6-2 6-2 6-1) dello spagnolo numero 6 David Ferrer, evidentemente incapace anche solo di immaginare di poter contrastare il maiorchino.
La seconda semifinale di oggi è stata decisamente meno avvincente di quella, tra gli stessi giocatori, del 2011. Roger Federer, pur senza sfigurare, non è mai entrato in partita e per Novak Djokovic è stata una prova decisamente meno impegnativa (6-4 7-5 6-3) degli ottavi con Seppi e dei quarti con Tsonga. Per Federer la stagione sta inevitabilmente sempre più concentrandosi sui due appuntamenti di luglio e agosto, Wimbledon e le Olimpiadi.
Per la quarta volta consecutiva sono il serbo e lo spagnolo a contendersi uno slam. Per Nole è addirittura l'occasione per un record assoluto: vincere quattro tornei senza interruzione in due stagioni. I bookmaker danno Rafa per favorito, e la situazione di underdog va più che bene a Djokovic versione 2012, meno debordante di quello dell'anno passato. Non so perché, ma la mia sensazione è opposta. Il numero uno al mondo, alla sua prima finale sulla terra rossa di Parigi, mi sembra avere più motivazioni dello spagnolo, che in caso di vittoria tornerà ad occupare il secondo gradino del ranking ATP. Ma ci penseremo da domani sera. Intanto, l'attenzione va a Sara. Che se la merita tutta.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
La finale di doppio sul Suzanne Lenglen del Roland Garros non è stata comunque una passeggiata. Le russe Petrova e Kirilenko hanno fatto il possibile per tenere testa alle italiane, prendendosi il primo set per 4-6. Poi la macchina da guerra messa a punto dalla romagnola e dalla tarantina ha cominciato a macinare gioco, con gli automatismi che vedono soprattutto Roberta sfruttare la sua straordinaria efficacia di tocco e Sara raggiungere qualsiasi palla sul resto del campo. I due set successivi sono finiti 6-4 6-2 per le azzurre, con grande equilibrio in campo come dimostra anche il fatto che Roberta ha avuto poche occasioni d'essere determinante sotto rete.
E' il primo successo in uno slam di una coppia italiana, il sesto stagionale delle Premiata Ditta S&R. A questo punto, Errani-Vinci sono la coppia più forte della stagione. Che, nell'anno olimpico, cioé quello che conta di più per chi fa il doppio, è un viatico che vale - appunto - il doppio.
Dunque, il "primo tempo" di Italia-Russia finisce 1-0. Mal che ci vada, sarà un pareggio. Il secondo tempo, che vede confrontarsi Sara e la nuova numero 1 al mondo (a cui bastano i punti già acquisiti a Parigi per comandare matematicamente, da lunedì prossimo, la classifica WTA) ha però un valore intrinseco maggiore. Maria oggi ha avuto una piccola caduta di stile quando ha detto "... so che Sara è stata per qualche mese all'Accademia di Bollettieri a 12 anni. C'ero anch'io, siamo coetanee, ma non mi ricordo di lei". Da domani - primo match in assoluto tra le due, alle 15 sul Philippe Chatrier - se la ricorderà certamente, la minuscola Sara.
La finale maschile di domenica, pioggia consentendo, sarà invece tra il rullo compressore delle Baleari, tornato come nuovo, e quello dei Balcani, che fino ad oggi sembrava perdere qualche pezzo. Il primo, Rafael Nadal, sta esibendo un tennis meno muscolare e più meditato, in ogni caso altrettanto efficace. Al secondo, Novak Djokovic, hanno fatto bene le sofferenze patite negli ultimi mesi e soprattutto al Roland Garros, dove ha rischiato di finire fuori per mano di Andreas Seppi in quella che per me è stata la più bella partita delle due settimane parigine.
Cominciamo da Rafa, sconfitto un mese fa a Madrid da Fernando Verdasco e poi rimesso in vita da un lungo week-end di pesca d'altura con i familiari nel Mediterraneo, al largo di Barcellona. In tutto il torneo nessuno gli ha preso un set, solo Nicolas Almagro è riuscito a strappargli più di dieci giochi. Con 109 game vinti contro 35 persi, di fatto parliamo del miglior Open di Francia di un campione che ha vinto sei delle precedenti sette edizioni. Oggi lo spagnolo numero 3 ATP ha fatto un sol boccone (6-2 6-2 6-1) dello spagnolo numero 6 David Ferrer, evidentemente incapace anche solo di immaginare di poter contrastare il maiorchino.
La seconda semifinale di oggi è stata decisamente meno avvincente di quella, tra gli stessi giocatori, del 2011. Roger Federer, pur senza sfigurare, non è mai entrato in partita e per Novak Djokovic è stata una prova decisamente meno impegnativa (6-4 7-5 6-3) degli ottavi con Seppi e dei quarti con Tsonga. Per Federer la stagione sta inevitabilmente sempre più concentrandosi sui due appuntamenti di luglio e agosto, Wimbledon e le Olimpiadi.
Per la quarta volta consecutiva sono il serbo e lo spagnolo a contendersi uno slam. Per Nole è addirittura l'occasione per un record assoluto: vincere quattro tornei senza interruzione in due stagioni. I bookmaker danno Rafa per favorito, e la situazione di underdog va più che bene a Djokovic versione 2012, meno debordante di quello dell'anno passato. Non so perché, ma la mia sensazione è opposta. Il numero uno al mondo, alla sua prima finale sulla terra rossa di Parigi, mi sembra avere più motivazioni dello spagnolo, che in caso di vittoria tornerà ad occupare il secondo gradino del ranking ATP. Ma ci penseremo da domani sera. Intanto, l'attenzione va a Sara. Che se la merita tutta.
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