L'avventura di Sara non finisce qui, sotto le nubi parigine. Ha perso la finale (3-6 2-6) dello slam sulla terra rossa contro una campionessa plurititolata come Maria Sharapova ma d'ora in poi sarà un osso duro per tutte le ragazze del circuito. È lei la nuova certezza del tennis italiano, un esempio per chi ama questo sport.
Se 24 centimetri vi sembrano pochi, provate voi a stare dalla parte di chi non li ha. Per carità, mi riferisco alla differenza di altezza tra Sara Errani (1 metro e 64 centimetri) e Maria Sharapova (1 e 88). E fino all'inizio dell'Open di Francia non era roba da nulla nemmeno il gap nel ranking WTA, numero 2 la russa (dopo quattro anni, da lunedì sarà di nuovo 1), numero 23 la romagnola, che ora entrerà nelle Top Ten. Non essendosi mai trovate di fronte in tanti anni di professionismo, non c'erano precedenti ufficiali commentabili da cui estrarre pronostici. Poi Sara ha rivelato: "Lei non se lo ricorda, aveva l'apparecchio per i denti, a 12 anni eravamo alte uguali. Giocammo da Bollettieri a Bradenton, era fortissima, mi diede 6-0 6-1".
A 25 anni (entrambe li hanno compiuti in aprile), Maria è rimasta fortissima, Sara lo è diventata nel frattempo. Dunque la finale del Roland Garros non poteva che essere bella - più di quanto il risultato dica - e ricca di scambi pregevoli che hanno entusiasmato il pubblico parigino. Sara - in completo Nike color fucsia - ha chiaro in testa cosa fare tanto che, in conferenza stampa dopo il successo di ieri nel doppio con Roberta Vinci, non aveva fatto pretattica: "Maria serve bene, ma a me piace rispondere e troverò qualche soluzione". Quanto al servizio, da sempre il suo tallone d'Achille, l'obbligo è uno solo: non sbagliare la prima, perché sulla seconda Sharapova è abituata a buttarsi famelica.
Sul campo, la chiave del match è proprio questa. Sul servizio di Maria, Sara fatica a trovare la misura. Se la trova, deve fare il possibile per allungare gli scambi e spostare la sibero-americana. Allora i conti tornano. Se appena lascia lo spazio a Maria per chiudere (in particolare sui lungolinea sia di diritto sia di rovescio), non c'è niente da fare. Sul suo servizio, invece, il rischio di essere presa a pallate sulla prima si trasforma spesso in punti concretissimi. Per la russa.
Commentando da par suo la finale di coppia, Gianni Clerici su Repubblica s'era lasciato andare a un commento che di rado esce dalla sua tastiera per una donna: aveva definito Sara "un fenomeno" perché "non ha mai sofferto un passaggio a vuoto in due ore di partita". É questa capacità di concentrazione a lasciare basiti. Infatti, pur perdendo malamente nel risultato, 3-6, il primo set, non ha mai dato la sensazione di rinunciare a lottare. Anzi: in svantaggio per 0-4, s'è rifatta sotto fino al 3-5 per poi cedere.
In salita anche il secondo set. Con Errani che, testarda, ci prova e ci crede. Il quinto game è illuminante: Sara gioca splendidamente, fa fare il tergicristallo all'avversaria, scende a rete e chiude, ma alla fine è Maria a ottenere il suo secondo break: 4-1. Sharapova versione 2012 - qui in completo Nike nero con braghette rosse - è però la migliore degli ultimi anni. Ha una sicurezza che spesso in passato gli è mancata. Da antologia l'ultimo game, con il pubblico che spinge Sara, capace di smorzate micidiali che lasciano senza fiato Maria. Ma tant'è, alla fine la russa si prende l'unico dei quattro slam che ancora le mancava.
I molti italiani presenti sugli spalti non escono delusi dal Philippe Chatrier. Compreso quello che nel silenzio prima di un servizio di Sara ha gridato: "Forza ché ho portato la bandiera". Nel dopopartita la ragazza in fucsia venuta dalla Romagna e cresciuta tra la Florida e la Spagna ha voluto parlare in italiano al pubblico per dire una cosa non banale: vi ringrazio tutti per essermi fatta diventare qui quella che sento di essere. Grazie a te, Sara.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Se 24 centimetri vi sembrano pochi, provate voi a stare dalla parte di chi non li ha. Per carità, mi riferisco alla differenza di altezza tra Sara Errani (1 metro e 64 centimetri) e Maria Sharapova (1 e 88). E fino all'inizio dell'Open di Francia non era roba da nulla nemmeno il gap nel ranking WTA, numero 2 la russa (dopo quattro anni, da lunedì sarà di nuovo 1), numero 23 la romagnola, che ora entrerà nelle Top Ten. Non essendosi mai trovate di fronte in tanti anni di professionismo, non c'erano precedenti ufficiali commentabili da cui estrarre pronostici. Poi Sara ha rivelato: "Lei non se lo ricorda, aveva l'apparecchio per i denti, a 12 anni eravamo alte uguali. Giocammo da Bollettieri a Bradenton, era fortissima, mi diede 6-0 6-1".
A 25 anni (entrambe li hanno compiuti in aprile), Maria è rimasta fortissima, Sara lo è diventata nel frattempo. Dunque la finale del Roland Garros non poteva che essere bella - più di quanto il risultato dica - e ricca di scambi pregevoli che hanno entusiasmato il pubblico parigino. Sara - in completo Nike color fucsia - ha chiaro in testa cosa fare tanto che, in conferenza stampa dopo il successo di ieri nel doppio con Roberta Vinci, non aveva fatto pretattica: "Maria serve bene, ma a me piace rispondere e troverò qualche soluzione". Quanto al servizio, da sempre il suo tallone d'Achille, l'obbligo è uno solo: non sbagliare la prima, perché sulla seconda Sharapova è abituata a buttarsi famelica.
Sul campo, la chiave del match è proprio questa. Sul servizio di Maria, Sara fatica a trovare la misura. Se la trova, deve fare il possibile per allungare gli scambi e spostare la sibero-americana. Allora i conti tornano. Se appena lascia lo spazio a Maria per chiudere (in particolare sui lungolinea sia di diritto sia di rovescio), non c'è niente da fare. Sul suo servizio, invece, il rischio di essere presa a pallate sulla prima si trasforma spesso in punti concretissimi. Per la russa.
Commentando da par suo la finale di coppia, Gianni Clerici su Repubblica s'era lasciato andare a un commento che di rado esce dalla sua tastiera per una donna: aveva definito Sara "un fenomeno" perché "non ha mai sofferto un passaggio a vuoto in due ore di partita". É questa capacità di concentrazione a lasciare basiti. Infatti, pur perdendo malamente nel risultato, 3-6, il primo set, non ha mai dato la sensazione di rinunciare a lottare. Anzi: in svantaggio per 0-4, s'è rifatta sotto fino al 3-5 per poi cedere.
In salita anche il secondo set. Con Errani che, testarda, ci prova e ci crede. Il quinto game è illuminante: Sara gioca splendidamente, fa fare il tergicristallo all'avversaria, scende a rete e chiude, ma alla fine è Maria a ottenere il suo secondo break: 4-1. Sharapova versione 2012 - qui in completo Nike nero con braghette rosse - è però la migliore degli ultimi anni. Ha una sicurezza che spesso in passato gli è mancata. Da antologia l'ultimo game, con il pubblico che spinge Sara, capace di smorzate micidiali che lasciano senza fiato Maria. Ma tant'è, alla fine la russa si prende l'unico dei quattro slam che ancora le mancava.
I molti italiani presenti sugli spalti non escono delusi dal Philippe Chatrier. Compreso quello che nel silenzio prima di un servizio di Sara ha gridato: "Forza ché ho portato la bandiera". Nel dopopartita la ragazza in fucsia venuta dalla Romagna e cresciuta tra la Florida e la Spagna ha voluto parlare in italiano al pubblico per dire una cosa non banale: vi ringrazio tutti per essermi fatta diventare qui quella che sento di essere. Grazie a te, Sara.
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