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Nadal al settimo cielo
nella finale più stramba

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Una finale così stramba non si vedeva da anni, per il 40 per cento dominata da Rafael Nadal, per il 30 da Novak Djokovic, per il restante 30 condizionata dalla pioggia e da ESPN che la voleva a tutti costi in diretta nel prime time tv del pomeriggio domenicale americano. L'ha vinta il maiorchino in quattro set, ma a questo punto il risultato conta poco. Anche se Wikipedia, gli archivi dei giornali e gli impallinati di statistiche segnaleranno come l'epilogo del Roland Garros-Open di Francia 2012 abbia impedito al serbo di diventare il primo giocatore nella storia a prendersi in sequenza i quattro slam in due stagioni. Rafa era già riuscito due volte, con Roger Federer e sempre a Parigi, nell'impresa di fermare l'aspirante recordman.

Una partita non banale, tutta giocata sulla potenza, sulla mobilità e sulla precisione. Non sono d'accordo con Paolo Trezzi che stanotte mi ha scritto suppergiù: se questi qui sono i due migliori giocatori al mondo, abbiamo un gr…
Una finale così stramba non si vedeva da anni, per il 40 per cento dominata da Rafael Nadal, per il 30 da Novak Djokovic, per il restante 30 condizionata dalla pioggia e da ESPN che la voleva a tutti costi in diretta nel prime time tv del pomeriggio domenicale americano. L'ha vinta il maiorchino in quattro set, ma a questo punto il risultato conta poco. Anche se Wikipedia, gli archivi dei giornali e gli impallinati di statistiche segnaleranno come l'epilogo del Roland Garros-Open di Francia 2012 abbia impedito al serbo di diventare il primo giocatore nella storia a prendersi in sequenza i quattro slam in due stagioni. Rafa era già riuscito due volte, con Roger Federer e sempre a Parigi, nell'impresa di fermare l'aspirante recordman.

Una partita non banale, tutta giocata sulla potenza, sulla mobilità e sulla precisione. Non sono d'accordo con Paolo Trezzi che stanotte mi ha scritto suppergiù: se questi qui sono i due migliori giocatori al mondo, abbiamo un grosso problema; ché, a parte tirar dritti e rovesci, non si sono visti un taglio, una volée, una veronica, uno smash, neanche una trovata da gigioni...

Io la vedo così. Ci sono alcune precondizioni da considerare prima di giudicare questa finale:
1. a parità di condizioni fisiche e nervose, sulla terra rossa lo spagnolo vale più del serbo;
2. il terreno pesante favorisce però Djokovic;
3. Nadal vale il 10 per cento in più di un anno fa, Diokovic il 5 in meno;
4. il servizio di Rafa è apparso spesso più efficace che in passato, quello di Nole talvolta troppo prudente;  
5. a fare la differenza è il numero di errori non forzati: 52 il numero 1 ATP, 29 il numero 2.

Il combinato disposto di quanto elencato - e di altro che è dipeso dal meteo e dai diritti tv - ha determinato un sostanziale equilibrio nel bilancio del match, simile a quello già riscontrato nella finale di Melbourne in gennaio. Equilibrio con prevalenza iberica prima dell'interruzione per pioggia sul 5-3 nel secondo set, superiorità balcanica nel terzo e nella prima parte del quarto set, di nuovo Spagna nella seconda parte del quarto.

Atto primo, domenica pomeriggio. All'inizio lo spagnolo aveva mostrato di disporre della riserva di di concentrazione e cattiveria a cui invece non sapeva attingere il serbo. Per spiegarmi: sul 3-0 nel primo set a favore di Nadal (due i break inflitti all'avversario), Nole aveva recuperato riportandosi sul pari. A quel punto lo spagnolo aveva  accelerato e chiuso di forza sul 6-4. Idem nel secondo set: 2-0 per Rafa, Nole l'aveva riacciuffato, l'altro era tornato a macinare palle potenti e precise che il numero 1 non sempre riusciva a gestire.

Djokovic, sotto di due set e 0-2 al terzo set, s'era detto: "Lasciare che Rafa vinca uno slam senza che uno qualunque dei sette avversari di due settimane gli abbia preso un set sarebbe segno di debolezza. Che per un re non va mai bene". A quel punto qualcosa gli era scattato nella testa e s'era trasmesso alle gambe, alle braccia, ai polsi. Sei game consecutivi per avere il biglietto per il quarto set, più altri due tanto per non lasciare respiro al maiorchino.

A seguire con me il match-clou nella vecchia arena Philippe Chatrier c'era, domenica, il mio amico Massimo, in gioventù eccellente giocatore. Che sbottava durante un interminabile scambio al fulmicotone poi concluso con un drop vincente del serbo: "Non so se i boss dell'ATP si siano mai posti il problema, ma per ristabilire un minimo d'equilibrio tra questi due e gli altri Top Ten sarebbe necessaria qualche invenzione, tipo penalizzarli di un -15 nei primi game dei turni precedenti la finale di slam, ché altrimenti sarà sempre più affar loro". Gli ho risposto: "Ma sei matto? È una fortuna che  l'atto conclusivo dei quattro tornei maggiori sia, da un anno in qua, solo affar loro. Ci perderemmo, altrimenti, momenti di grande agonismo come quelli di oggi". Nemmeno i tempo di rimetterci a seguire gli scambi e già era il momento di mandare Rafa e Nole ad asciugarsi definitivamente negli spogliatoi. Con il serbo avanti 2-1 al quarto set, servizio a favore.

Atto secondo, oggi, ora di pranzo. Come nelle due occasioni precedenti, Nadal alla ripartenza è più efficace. Recupera immediatamente il break, poi tiene il proprio servizio con assoluta tranquillità. Inevitabile arriva la sosta per un altro acquazzone, mentre Djokovic fatica a ritrovare il ritmo.  Sul 5-6 - Nole al servizio - lo spagnolo ha la palla del match point: doppio fallo e settimo trionfo di Nadal a Parigi. Per lui, è l'undicesimo slam in carriera. Se ci si mette, va a finire che raggiungerà Roger a quota 16.

c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua