Puntuale, nel pomeriggio, a Wimbledon la pioggia ferma tutti, anche quanti stanno giocando sul campo centrale, quello del pubblicizzatissimo "sliding roof", il tetto che si muove. È uno dei misteri dello slam sull'erba: disponendo, in virtù dell'assenza di montagne, di puntualissime previsioni meteo, perché i compassati signori dell'All England Lawn etc. non mettono in moto in anticipo i motori che, con estenuante lentezza, trasformano la Centre Court in un palazzetto indoor? Avevo posto la stessa domanda al mio vicino di posto, tre anni fa, durante la storica serata di Murray-Wawrinka, primo match nella storia dei Championships a essere disputato al chiuso e, perdipiù, a un'ora tardissima, addirittura dopo le 23. Era un inglese di poche parole: "Because we trust facts", mi rispose. Ci fidiamo dei fatti, mica delle previsioni. Ossia: il tetto si chiude quando gocciola, prima no.
Così, come le previsioni di tutte le tv e di ogni sito avevano assicurato, alle due e mezzo la pioggia ha spedito tutti i giocatori a prendersi un tè caldo negli spogliatoi, per parafrasare Caressa. E tutti ci siamo sentiti, finalmente, davvero londinesi, lì ad attendere che il tetto si chiudesse, lento lento lento.
Ma la pioggia fa scherzi incredibili, talvolta. Come quello toccato a Sara Errani nel nono gioco del secondo set, alle 20.15 locali, mentre stava rispondendo alla battuta dell'americana Vandeweghe: match ball per la romagnola, in vantaggio sul 6-1 5-3. Scroscio improvviso, partita sospesa, si riprende domani, probabilmente per giocare 40 secondi (attenzione, però, perché nel tennis questi "probabilmente" vengono spesso smentiti). La sua avversaria, un'americana che di nome fa Coco ma che della Chanel non ha nulla, è giovanissima e volenterosa, nulla di più.
Intanto, prima della sosta pomeridiana, qualche partita per noi interessante s'era conclusa. Francesca Schiavone aveva faticato non poco a disfarsi della britannica Laura Robson, classe 1994, numero 97 della classifica ATP, vera speranza del tennis oltremanica (che dispone di altri giovanissimi molto promettenti). La milanese continua a non convincere, e la sua sembra una questione di convinzione più che di forma. Deve resistere e convincersi che ha ancora parecchie cartucce da sparare.
Sfortunata invece - e non è la prima volta - Karin Knapp, opposta all'inglese Elena Baltacha. Dopo aver vinto con sicurezza il primo set, è malamente scivolata all'inizio del secondo e non è stata più in grado di essere competitiva. La vittoria della Baltacha è stata occasione di un piccolo show di Judy Murray, mamma di Andy e ora capitana di Fed Cup, che per stare vicina alla ragazza di origine ucraina ha addirittura disertato il campo dove il figlio stava giocando con Davidenko. Mai successo.
Pura formalità la vittoria di Roberta Vinci con l'australiana Ashleigh Barty, sedici anni appena compiuti: un 6-2 6-4 che ci dice poco (non ho visto il match) sulle condizioni della tarantina.
Comunque, la seconda giornata - in attesa dei turni che porteranno in primo piano i migliori - ha in parte riscattato il demoralizzante esordio degli italiani lunedì. Purtroppo, Paolo Lorenzi non è riuscito nell'impresa di vincere il quinto set, oggi alla ripresa dopo l'interruzione per oscurità: ma al senese de Roma non si poteva chiedere di più, considerando i notevoli passi avanti fatti nell'ultimo anno dal suo avversario, il francese Nicolas Mahut.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
Così, come le previsioni di tutte le tv e di ogni sito avevano assicurato, alle due e mezzo la pioggia ha spedito tutti i giocatori a prendersi un tè caldo negli spogliatoi, per parafrasare Caressa. E tutti ci siamo sentiti, finalmente, davvero londinesi, lì ad attendere che il tetto si chiudesse, lento lento lento.
Ma la pioggia fa scherzi incredibili, talvolta. Come quello toccato a Sara Errani nel nono gioco del secondo set, alle 20.15 locali, mentre stava rispondendo alla battuta dell'americana Vandeweghe: match ball per la romagnola, in vantaggio sul 6-1 5-3. Scroscio improvviso, partita sospesa, si riprende domani, probabilmente per giocare 40 secondi (attenzione, però, perché nel tennis questi "probabilmente" vengono spesso smentiti). La sua avversaria, un'americana che di nome fa Coco ma che della Chanel non ha nulla, è giovanissima e volenterosa, nulla di più.
Intanto, prima della sosta pomeridiana, qualche partita per noi interessante s'era conclusa. Francesca Schiavone aveva faticato non poco a disfarsi della britannica Laura Robson, classe 1994, numero 97 della classifica ATP, vera speranza del tennis oltremanica (che dispone di altri giovanissimi molto promettenti). La milanese continua a non convincere, e la sua sembra una questione di convinzione più che di forma. Deve resistere e convincersi che ha ancora parecchie cartucce da sparare.
Sfortunata invece - e non è la prima volta - Karin Knapp, opposta all'inglese Elena Baltacha. Dopo aver vinto con sicurezza il primo set, è malamente scivolata all'inizio del secondo e non è stata più in grado di essere competitiva. La vittoria della Baltacha è stata occasione di un piccolo show di Judy Murray, mamma di Andy e ora capitana di Fed Cup, che per stare vicina alla ragazza di origine ucraina ha addirittura disertato il campo dove il figlio stava giocando con Davidenko. Mai successo.
Pura formalità la vittoria di Roberta Vinci con l'australiana Ashleigh Barty, sedici anni appena compiuti: un 6-2 6-4 che ci dice poco (non ho visto il match) sulle condizioni della tarantina.
Comunque, la seconda giornata - in attesa dei turni che porteranno in primo piano i migliori - ha in parte riscattato il demoralizzante esordio degli italiani lunedì. Purtroppo, Paolo Lorenzi non è riuscito nell'impresa di vincere il quinto set, oggi alla ripresa dopo l'interruzione per oscurità: ma al senese de Roma non si poteva chiedere di più, considerando i notevoli passi avanti fatti nell'ultimo anno dal suo avversario, il francese Nicolas Mahut.
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