Finalmente, dopo una settimana, riemergo da mille impegni e seguo le semifinali di Wimbledon formato cinque cerchi. Di tanto in tanto, tuttavia, ero riuscito a seguire i tabelloni, ricavandone perlopiù delusioni, visto che nel tempio dei gesti bianchi stavolta contavano le nazioni. Non che ci fosse granché da aspettarsi da Seppi e Fognini, che comunque hanno fatto tutto il possibile con Del Potro (secondo turno) e Djokovic (primo), entrambi poi approdati alle semifinali. Le ragazze invece ci avevano abituato a exploit che stavolta sono mancati: subito uscite Errani per mano di Serena Williams e Vinci che non ha giocato o quasi con Kim Clijsters, Schiavone è stata regolata al secondo turno da Vera Zvonareva e Pennetta è stata fermata al terzo da Petra Kvitova. Nei doppi, per mesi ci eravamo illusi di portare avanti fino alla zona medaglie Pennetta-Schiavone e soprattutto Errani-Vinci, la coppia più premiata del 2012 con nove finali e sette vittorie. Alla fine, l'unico brivido iridato è venuto invece da due dei più onesti faticatori del tennis azzurro, Roberta Vinci e Daniele Bracciali, che oggi hanno lottato fino al super-tie break, perso 7-10, per un posto tra le migliori quattro coppie del misto (4-6 7-6 1-0 finale a favore dei tedeschi Lisicki-Kas).
Per il resto, il torneo maschile ha offerto molte conferme, con tutti i migliori approdati alle semi, esclusi l'assente per infortunio Nadal, l'evanescente Berdych mandato a casa al primo turno e soprattutto il guerriero Ferrer sconfitto al terzo turno dal giapponese Nishikori.
Ritornato oggi, dicevo, umile cronista, ho trovato in campo un Juan Martin Del Potro degno dei Top Four. Quasi déjà vu del 2009: allora, era il 15 settembre, a New York l'argentino sconfisse in cinque set (3-6, 7-6, 4-6, 7-6, 6-2) il più titolato giocatore del mondo, Roger Federer, conquistando il suo unico slam in carriera. Oggi il ragazzone di Tandil, 24 anni ancora da compiere, ha sognato per 4 ore e 25 minuti . un record - di ripetersi e di conquistare la finale olimpica.
E' stata una partita intensa come mai, che ha registrato quattro soli break su 58 game, uno nel primo set e tre nel terzo. Dopo i guai fisici che l'hanno tenuto lontano dai campi per mesi e un periodo di riambientamento al Circo ancora più prolungato, Del Potro è tornato a giocare ad altissimo livello, come peraltro dimostra la classifica "race" dei risultati 2012 che lo vede al quinto posto, mentre nel ranking ATP sarà ottavo da lunedì prossimo. Molto mobile, efficace nel diritto ad uscire, sicuro nei propri mezzi, ha messo sempre in difficoltà lo svizzero durante i propri turni di servizio, dov'è stato immancabilmente devastante. Roger, invece, ha avuto nel primo set (3-6) e all'inizio del secondo (7-6) alcuni minuti di confusione, durante i quali ha inanellato errori gratuiti: per lui, un'assoluta rarità.
Il terzo set, che alle Olimpiadi non prevede tie break, è stato da antologia del miglior tennis, con i due che hanno tenuto il proprio servizio fino al diciannovesimo game, che l'argentino ha perso steccando una palla alzata alle stelle. Al servizio per chiudere il match, Roger è riuscito a non fare nemmeno un 15. Dieci pari. Poi, come nulla fosse, hanno ripreso a macinare gioco e, in particolare, a dare lezioni globali e gratuite su come si deve servire. Dopo Sul 17 a 17, Del Potro ha avuto un momento di cedimento, che se hai come avversario il numero 1 ATP non è mai bene. Drammatico game finale, che Federer ha strappato con i denti e con il talento, immenso.
Credo che Roger Federer cederebbe volentieri qualcuno dei suoi 17 slam per vincere Londra 2012. Lo dimostrano il pianto liberatorio alla fine di uno dei match più belli degli ultimi anni, certamente delle Olimpiadi. Ce la può fare, anche perché a 35 anni, in Brasile nel 2016, saranno cresciuti molti giovani affamati di successo.
Del Potro, invece, non cederebbe per il podio olimpico il suo meraviglioso UsaOpen di tre anni fa, e comunque a Rio avrà 27 anni: sarà competitivo a due passi da casa. L'importante, per lui, è la conferma che d'ora in poi se la giocherà con chiunque.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Per il resto, il torneo maschile ha offerto molte conferme, con tutti i migliori approdati alle semi, esclusi l'assente per infortunio Nadal, l'evanescente Berdych mandato a casa al primo turno e soprattutto il guerriero Ferrer sconfitto al terzo turno dal giapponese Nishikori.
Ritornato oggi, dicevo, umile cronista, ho trovato in campo un Juan Martin Del Potro degno dei Top Four. Quasi déjà vu del 2009: allora, era il 15 settembre, a New York l'argentino sconfisse in cinque set (3-6, 7-6, 4-6, 7-6, 6-2) il più titolato giocatore del mondo, Roger Federer, conquistando il suo unico slam in carriera. Oggi il ragazzone di Tandil, 24 anni ancora da compiere, ha sognato per 4 ore e 25 minuti . un record - di ripetersi e di conquistare la finale olimpica.
E' stata una partita intensa come mai, che ha registrato quattro soli break su 58 game, uno nel primo set e tre nel terzo. Dopo i guai fisici che l'hanno tenuto lontano dai campi per mesi e un periodo di riambientamento al Circo ancora più prolungato, Del Potro è tornato a giocare ad altissimo livello, come peraltro dimostra la classifica "race" dei risultati 2012 che lo vede al quinto posto, mentre nel ranking ATP sarà ottavo da lunedì prossimo. Molto mobile, efficace nel diritto ad uscire, sicuro nei propri mezzi, ha messo sempre in difficoltà lo svizzero durante i propri turni di servizio, dov'è stato immancabilmente devastante. Roger, invece, ha avuto nel primo set (3-6) e all'inizio del secondo (7-6) alcuni minuti di confusione, durante i quali ha inanellato errori gratuiti: per lui, un'assoluta rarità.
Il terzo set, che alle Olimpiadi non prevede tie break, è stato da antologia del miglior tennis, con i due che hanno tenuto il proprio servizio fino al diciannovesimo game, che l'argentino ha perso steccando una palla alzata alle stelle. Al servizio per chiudere il match, Roger è riuscito a non fare nemmeno un 15. Dieci pari. Poi, come nulla fosse, hanno ripreso a macinare gioco e, in particolare, a dare lezioni globali e gratuite su come si deve servire. Dopo Sul 17 a 17, Del Potro ha avuto un momento di cedimento, che se hai come avversario il numero 1 ATP non è mai bene. Drammatico game finale, che Federer ha strappato con i denti e con il talento, immenso.
Credo che Roger Federer cederebbe volentieri qualcuno dei suoi 17 slam per vincere Londra 2012. Lo dimostrano il pianto liberatorio alla fine di uno dei match più belli degli ultimi anni, certamente delle Olimpiadi. Ce la può fare, anche perché a 35 anni, in Brasile nel 2016, saranno cresciuti molti giovani affamati di successo.
Del Potro, invece, non cederebbe per il podio olimpico il suo meraviglioso UsaOpen di tre anni fa, e comunque a Rio avrà 27 anni: sarà competitivo a due passi da casa. L'importante, per lui, è la conferma che d'ora in poi se la giocherà con chiunque.
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