In molti sport, si può diventare campioni anche senza mettersi a dura prova ogni giorno, senza combattere contro l'avversario e le proprie paure, senza dover costantemente ragionare per trovare le soluzioni agli infiniti problemi tecnici, tattici e atletici che un match ti propone. In alcuni sport, talento naturale, qualità fisiche e tanto allenamento sono ingredienti sufficienti per primeggiare. Non nel tennis, dove solo l'intelligenza e il carattere forniscono - certo, non da soli - qualche chance di diventare un giocatore di prima fascia. Andy Roddick è uno dei tennisti più acuti, divertenti, intellettualmente curiosi del circuito: come Kim Cljisters, da poche ore uscita dal turbinìo di tornei che ti rifrulla da gennaio a novembre. E come lei ha scelto gli US Open per lasciare la scena. La belga l'aveva annunciato da tempo, l'americano lo ha detto ieri, nel giorno dei suo trentesimo compleanno, spiegando che bisogna saper dire basta al momento giusto, e quel momento arriva per ciascuno in tempi e modi diversi. Per Andy la partita di stasera (sarà notte in Italia, scenderà i campo con l'australiano Bernard Tomic alle 19 di New York) potrebbe essere l'ultima da professionista. Giocherà nello stadio degli addii, come ho definito ieri il centrale di Flushing Meadows, l'Arthur Ashe. Il suo bottino definitivo in carriera è di 32 titoli ATP, uno Slam (US Open 2003), tre finali a Wimbledon (2004, 2005, 2009), quattro semifinali agli Australian Open (2003, 2005, 2007, 2009), nove finali Master Series 1000 con cinque vittorie. È stato per tredici settimane numero 1 ATP. Non male.
Da ieri Roddick ha trent'anni. Clijsters ne ha compiuti 29 in giugno. Perché lasciano, perché non fanno come Federer che a 31 anni continua a combattere per restare il più forte giocatore al mondo? Secondo me per tre semplici ragioni:
1. hanno consapevolezza che fisicamente non sono più gli stessi;
2. non si scoprono dentro le stesse motivazioni degli anni migliori;
3. sanno che la vita è anche qualcos'altro dal continuo girovagare da torneo a torneo.
Roddick, in particolare, ha un'attitudine: sa raccontare quel che vede. Ha già provato a fare il telecronista, è di gran lunga il più amato dai giornalisti per il suo gusto per le battute ad effetto. Di solito rivolte a se stesso. Questa è una delle più popolari, perché prende il giro il suo rovescio, decisamente non il colpo migliore: "Adesso ho un rovescio più sicuro e continuo. In passato, mi capitava di non centrare l'oceano". Uno così può divertirsi anche senza farsi otto ore di tennis e palestra al giorno.
La notizia dell'addio di Roddick ha un po' offuscato i risultati della quarta giornata degli Open americani, segnati dalla sconfitta della testa di serie numero 5 Tsonga per mano dallo slovacco Klizan, allenato dal bravissimo Karol Kucera, per 6-4 1-6 6-1 6-3: avete visto bene, in quattro set. Per quel che riguarda gli italiani, prevalgono le buone notizie: Sara Errani, reduce da un esordio non facile con la spagnola Muguruza, ha letteralmente dominato la russa Vera Dushevina, WTA 104, per 6-0 6-1. Molto più combattuto il match di Roberta Vinci con Yaroslava Shvedova, WTA 45, kazaka sempre pericolosa, ottima doppista. Perso il primo set, nel secondo la tarantina s'è trovata sotto per 4-5 sul suo servizio, ha saputo annullare due match point contro e conquistarsi l'accesso al terzo set. Risultato finale 3-6 7-5 7-5. Al terzo turno Roberta troverà un osso durissimo, Dominika Cibulkova, che ha comunque sconfitto tre volte su cinque match.
Niente da fare, infine, per Flavio Cipolla contro la speranza americana Jack Sock, vent'anni ancora da compiere (2-6 2-6 4-6). Peccato, perché qualche mese fa a Los Angeles il romano aveva facilmente spento i bollori del ragazzo calato dalle pianure del Nebraska. Ieri, invece, partita a senso unico.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Da ieri Roddick ha trent'anni. Clijsters ne ha compiuti 29 in giugno. Perché lasciano, perché non fanno come Federer che a 31 anni continua a combattere per restare il più forte giocatore al mondo? Secondo me per tre semplici ragioni:
1. hanno consapevolezza che fisicamente non sono più gli stessi;
2. non si scoprono dentro le stesse motivazioni degli anni migliori;
3. sanno che la vita è anche qualcos'altro dal continuo girovagare da torneo a torneo.
Roddick, in particolare, ha un'attitudine: sa raccontare quel che vede. Ha già provato a fare il telecronista, è di gran lunga il più amato dai giornalisti per il suo gusto per le battute ad effetto. Di solito rivolte a se stesso. Questa è una delle più popolari, perché prende il giro il suo rovescio, decisamente non il colpo migliore: "Adesso ho un rovescio più sicuro e continuo. In passato, mi capitava di non centrare l'oceano". Uno così può divertirsi anche senza farsi otto ore di tennis e palestra al giorno.
La notizia dell'addio di Roddick ha un po' offuscato i risultati della quarta giornata degli Open americani, segnati dalla sconfitta della testa di serie numero 5 Tsonga per mano dallo slovacco Klizan, allenato dal bravissimo Karol Kucera, per 6-4 1-6 6-1 6-3: avete visto bene, in quattro set. Per quel che riguarda gli italiani, prevalgono le buone notizie: Sara Errani, reduce da un esordio non facile con la spagnola Muguruza, ha letteralmente dominato la russa Vera Dushevina, WTA 104, per 6-0 6-1. Molto più combattuto il match di Roberta Vinci con Yaroslava Shvedova, WTA 45, kazaka sempre pericolosa, ottima doppista. Perso il primo set, nel secondo la tarantina s'è trovata sotto per 4-5 sul suo servizio, ha saputo annullare due match point contro e conquistarsi l'accesso al terzo set. Risultato finale 3-6 7-5 7-5. Al terzo turno Roberta troverà un osso durissimo, Dominika Cibulkova, che ha comunque sconfitto tre volte su cinque match.
Niente da fare, infine, per Flavio Cipolla contro la speranza americana Jack Sock, vent'anni ancora da compiere (2-6 2-6 4-6). Peccato, perché qualche mese fa a Los Angeles il romano aveva facilmente spento i bollori del ragazzo calato dalle pianure del Nebraska. Ieri, invece, partita a senso unico.
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