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È il giorno speciale
del tennis italiano

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Anch'io, come molti italiani, ieri non ho voluto perdermi un minuto del quarto di finale del doppio femminile, che di solito - ma non a Flushing Meadows - attrae sugli spalti degli slam pochi affezionati. In campo c'erano, in coppia, Sara Errani e Roberta Vinci, che oggi in singolo dovranno odiarsi perché nel tennis è garantito che perdi se sei indulgente con l'avversario (è il tuo alter ego, dunque diventi indulgente con te stesso). Vederle lottare e vincere insieme sul veloce del Grandstand è un piacere: per la serenità evidente, per il gioco divertente, per la sicurezza nei momenti decisivi come il tie break del secondo set. Ormai matematicamente le più forti doppiste del mondo, Errani e Vinci liquidano in due set la tedesca Julia Goerges, 21 del ranking WTA di singolo, e la ceca Kveta Peschke, che nelle ultime stagioni, vicina ai 40 anni, ha ottenuto i migliori risultati in carriera e quindi ora è contesa come compagna da chi punta ad essere competitivo nei tornei di coppia.

Il match si incanala subito come le gemelle del tennis preferiscono: con Sara che sta preferibilmente più dietro e Roberta a chiudere a rete da qualsiasi posizione. Dopo la sospensione per pioggia sul 3-0 a favore, si limitano a tenere alla distanza la ragazza di Bad Oldesloe e l'esperta, dimagritissima ceca. Un 6-2 combattuto anche se mai in forse. Pochi gli errori delle nostre (alla fine saranno 19 contro i 38 delle avversarie), implacabili soprattutto sotto rete.

Stesso copione all'inizio del secondo set, poi Goerges e Peschke trovano dieci minuti di grazia che coincidono con un lieve calo della nostra coppia. Al tie break, comunque, non c'è storia tanto Sara e Roberta sono determinate a prendersi tutto, a cominciare da questa semifinale.

Oggi, pioggia permettendo, alle 17 comincia il duello che sarà cerchiato in rosso nella storia del tennis italiano. Chiunque vinca, avremo un'italiana in semifinale nello slam americano. Non accadeva - quante volte l'avete sentito ripetere? - dal 1930, quando ci riuscì Maud Levi Rosenbaum.

Spero che gli italiani a New York in questi giorni siano presenti in forze al Louis Armstrong Stadium. Proveranno le stesse emozioni di Lorenzo D'Alfonso, un mio lettore che è stato agli US Open il giorno del secondo turno di Sara, quello con la Dushevina. Sentiamolo: "A Flushing Meadows, il sogno di una vita! Come un bambino con un barattolo di caramelle ho goduto del ritardo di tutti i match e quindi dell'ampio programma. Con moglie e bimbi ho girato, guardato doppi e singoli. Di corsa siamo riusciti a vedere anche pochi games della Errani: non di piu', perché abbiamo trovato il Grandstand quando Sara era già 6-0 3-0. Da quando ho iniziato a seguirla a Auckland in gennaio è cresciuta in misura sbalorditiva. Se solo riuscisse a tirare un minimo più forte il servizio... E' una delle prime dieci del mondo per mentalità prima che per gioco. È la sicurezza che mi ha impressionato. E poi c'erano degli anglofoni che con un accento strambo le gridavano: 'andijamo, Sara!' Non credo sia più una beniamina degli italiani e basta, ma una tennista per cui si tifa come noi da piccoli facevamo per Lendl, Becker, Wilander, Edberg o Mecir". Per par condicio, bisogna che la prossima volta Lorenzo ci dica la sua anche su Roberta Vinci.
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