Anni fa - ai tempi della Seles o della Hingis - si diceva che una giocatrice avrebbe dovuto rinunciare alle ambizioni di diventare una top ten se a diciott'anni non s'era ancora presa un grande torneo. Poi, per fortuna, le aspettative di vita sportiva sono cambiate: delle quattro semifinaliste agli US Open 2012, Victoria Azarenka, classe 1989, ha cominciato a vincere "solo" a vent'anni, e Sara Errani, 1987, è di fatto esplosa quest'anno (quattro tornei WTA e finale al Roland Garros, per non dire della coppia con Roberta Vinci, sette volte sul gradino più alto del podio). Serena Williams, 1981, e Maria Sharapova, 1987, no, loro sono della vecchia scuola: l'americana a 18 anni trionfava a Flushing Meadows, la russa batteva Kim Clijsters in finale a Miami quando le mancavano 15 giorni a raggiungere la maggiore età (italiana).
Secondo Elisa C., una romana che per molti anni ha insegnato tennis ai ragazzi di Detroit, le italiane raggiungono tardi, dopo i 25 anni, la pattuglia delle più forti ma poi ci restano a lungo. È accaduto a Schiavone e Pennetta, accadrà a Sara e Roberta. Dice Elisa: "È qualcosa di genetico, forse siamo fisicamente meno dotate ma mentalmente attrezzate a spezzarci la schiena per ottenere quel che vogliamo". Se guardo indietro, a mia nonna contadina padana e alle sue sorelle, non posso che essere d'accordo. E non mi riferisco al tennis.
Errani ha messo a dura prova la schiena negli ultimi mesi e ancora di più oggi nella semifinale nell'Arthur Ashe Stadium contro la più forte tennista d'inizio millennio, la minore delle sorelle Williams, che a New York sta mostrando il suo miglior tennis della stagione. Un match che i pronosticatori professionali vedevano senza storia, tanto da dare Sara sconfitta al 97 per cento: puntando un euro su Serena si portavano via la miseria di tre centesimi nel caso di sua vittoria. Come ha scritto Enrico Sisti nella presentazione su Repubblica: la tigre contro la formica.
In campo Sara fa il suo, diligente e tosta come sempre. Tenta di dare una propria impronta agli scambi, lavorando molto ogni palla e angolando il più possibile per costringere l'avversaria all'errore, cambiando ritmo non appena possibile (ossia raramente). Ma la qualità attuale dei colpi di Serena non ha paragoni nel circuito femminile, tanto sono pesanti e veloci. La sua fisicità debordante va di pari passo con una maturità che talvolta in passato le ha fatto difetto. In altre parole: sa di essere di gran lungo la più forte del circuito WTA e si comporta di conseguenza.
Sara conquista il primo game quand'è sotto per 5-0, ed è un sollievo che dagli spalti salutano con un lungo applauso. Il primo set finisce 6-1. Qualcosa cambia nell'equilibrio del match, ma non abbastanza per cambiarne le sorti. L'americana sbaglia di più rispetto al primo set, la romagnola riesce talvolta a portare i giochi ai vantaggi, grazie al diritto che riesce finalmente a liberare. Non appena in difficoltà, però, Serena estrae dall'armamentario molti servizi imprendibili e lungolinea fulminanti. Con accelerazioni che solo lei, oggi, è in grado di imprimere. La nostra migliore giocatrice raggranella un game in più: 6-2.
Sesta finale agli US Open per Serena, che secondo me lascerà solo qualche game a Victoria Azarenka, vittoriosa in tre set su Maria Sharapova. Sara non ha nulla da rimproverarsi, Serena in questi Open è di un altro pianeta per lei. Il suo atteggiamento positivo è il segno migliore della sua voglia di crescere, dopo gli impressionanti miglioramenti dell'ultimo anno. E la fame di vittoria potrà togliersela subito insieme a Roberta Vinci nella finale del doppio tra poche ore.
Mail c. giua@kataweb. it
Twitter @claudiogiua
Secondo Elisa C., una romana che per molti anni ha insegnato tennis ai ragazzi di Detroit, le italiane raggiungono tardi, dopo i 25 anni, la pattuglia delle più forti ma poi ci restano a lungo. È accaduto a Schiavone e Pennetta, accadrà a Sara e Roberta. Dice Elisa: "È qualcosa di genetico, forse siamo fisicamente meno dotate ma mentalmente attrezzate a spezzarci la schiena per ottenere quel che vogliamo". Se guardo indietro, a mia nonna contadina padana e alle sue sorelle, non posso che essere d'accordo. E non mi riferisco al tennis.
Errani ha messo a dura prova la schiena negli ultimi mesi e ancora di più oggi nella semifinale nell'Arthur Ashe Stadium contro la più forte tennista d'inizio millennio, la minore delle sorelle Williams, che a New York sta mostrando il suo miglior tennis della stagione. Un match che i pronosticatori professionali vedevano senza storia, tanto da dare Sara sconfitta al 97 per cento: puntando un euro su Serena si portavano via la miseria di tre centesimi nel caso di sua vittoria. Come ha scritto Enrico Sisti nella presentazione su Repubblica: la tigre contro la formica.
In campo Sara fa il suo, diligente e tosta come sempre. Tenta di dare una propria impronta agli scambi, lavorando molto ogni palla e angolando il più possibile per costringere l'avversaria all'errore, cambiando ritmo non appena possibile (ossia raramente). Ma la qualità attuale dei colpi di Serena non ha paragoni nel circuito femminile, tanto sono pesanti e veloci. La sua fisicità debordante va di pari passo con una maturità che talvolta in passato le ha fatto difetto. In altre parole: sa di essere di gran lungo la più forte del circuito WTA e si comporta di conseguenza.
Sara conquista il primo game quand'è sotto per 5-0, ed è un sollievo che dagli spalti salutano con un lungo applauso. Il primo set finisce 6-1. Qualcosa cambia nell'equilibrio del match, ma non abbastanza per cambiarne le sorti. L'americana sbaglia di più rispetto al primo set, la romagnola riesce talvolta a portare i giochi ai vantaggi, grazie al diritto che riesce finalmente a liberare. Non appena in difficoltà, però, Serena estrae dall'armamentario molti servizi imprendibili e lungolinea fulminanti. Con accelerazioni che solo lei, oggi, è in grado di imprimere. La nostra migliore giocatrice raggranella un game in più: 6-2.
Sesta finale agli US Open per Serena, che secondo me lascerà solo qualche game a Victoria Azarenka, vittoriosa in tre set su Maria Sharapova. Sara non ha nulla da rimproverarsi, Serena in questi Open è di un altro pianeta per lei. Il suo atteggiamento positivo è il segno migliore della sua voglia di crescere, dopo gli impressionanti miglioramenti dell'ultimo anno. E la fame di vittoria potrà togliersela subito insieme a Roberta Vinci nella finale del doppio tra poche ore.
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