Se il 2011 era stato l'anno di Djokovic, il 2012 stava poco alla volta diventando quello di Murray. La lunga marcia dello scozzese verso il vertice del tennis mondiale stava alimentandosi - non per caso - dei successi sul serbo, che quest'anno erano tre contro due d'inizio stagione. Oggi a Shanghai nella finale del Masters 1000 cinese i conti sono invece tornati pari. Nella gigantesca Qizhong Arena con tetto mobile a forma di foglia di magnolia, Nole è passato per 5-7 7-6 6-4 in tre ore e 20 minuti di grande tennis, forse il migliore visto nei Masters.
A 33 giorni dalla battaglia finale agli US Open persa per 6-2 al quinto set e dopo aver lasciato allo scozzese le semifinali di Dubai e delle Olimpiadi, il serbo dunque è riuscito a prendersi la rivincita nel torneo che Andy aveva vinto nel 2010 e nel 2011. Nel confronto del 2012, il numero 2 al mondo aveva avuto la meglio nella semifinale dello slam australiano e nella finale del Masters 1000 di Miami. Ma da sei mesi in qua Murray appariva più forte del gemello balcanico (sono nati entrambi nel maggio 1987, li dividono 2 centimetri d'altezza e quattro chili di peso, tutti a favore del britannico). Resta il fatto che adesso il testa-a-testa complessivo è a favore di Nole con nove successi e sette sconfitte. Saranno loro i favoriti di Parigi Bercy e delle Finals di Londra. Con Nole che soffia sul collo - meno di duecento punti - del numero 1 Federer.
Nel primo set, di grande intensità e segnato dalla sequenza di break e controbreak, Andy ha recuperato lo svantaggio di 40-0 sul 5 pari e poi è andato a servire per la partita. Nel secondo ha ottenuto con la forza bruta il break sul 3 pari e poi ha tentato di controllare il gioco. Sul 5-4 e servizio a favore, s'è però trovato di fronte un Djokovic alla pari con quello del 2011, capace di funambolismi e recuperi impensabili: sotto 30-0, ha rischiato su ogni palla e alla fine costretto l'avversario - che pure ha avuto un match point - all'errore.
Decisivo il tie break, equilibrato e nervoso, durato quasi 25 minuti. Avanti per 6-4, Andy ha sprecato le troppe occasioni di chiudere il match. Tuttavia Nole non è riuscito ad approfittarne subito: ce l'ha fatta solo al quarto set-point, quello del 13-11.
All'inizio il terzo set ha riproposto lo schema dei due precedenti, con la netta sensazione che né l'uno né dei finalisti potesse prendere il largo, in grado come sono, oggi, d'essere devastanti al servizio e efficaci nella risposta, tatticamente accorti, psicologicamente inattaccabili. Gemelli, appunto, anche nell'affiorare della stanchezza e nel rischio di soffrire per i crampi provocati dal ritmo tenuto in campo. Dal sesto game il serbo ha però avuto qualcosa in più in termini di tranquillità. Gli è bastato per chiudere.
Ieri in semifinale Murray aveva regolato senza fatica Roger Federer, battuto sei volte su sette incontri in un Masters 1000. Oggi ha nuovamente mostrato la fiducia nei propri mezzi acquisita grazie alle cure di Ivan Lendl. La fiducia e il self control non fanno difetto nemmeno a Djokovic in questa fase della stagione, se si esclude il brutto episodio della distruzione della racchetta al termine di un game particolarmente negativo (imitato peraltro da Murray appena perso il secondo set). I due sono divisi da un nulla e meriterebbero i primi due posti del ranking ATP che li vede piazzati dietro Federer e prima di Rafa Nadal, da quattro mesi tenuto lontano dai campi da gioco dai problemi fisici.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
A 33 giorni dalla battaglia finale agli US Open persa per 6-2 al quinto set e dopo aver lasciato allo scozzese le semifinali di Dubai e delle Olimpiadi, il serbo dunque è riuscito a prendersi la rivincita nel torneo che Andy aveva vinto nel 2010 e nel 2011. Nel confronto del 2012, il numero 2 al mondo aveva avuto la meglio nella semifinale dello slam australiano e nella finale del Masters 1000 di Miami. Ma da sei mesi in qua Murray appariva più forte del gemello balcanico (sono nati entrambi nel maggio 1987, li dividono 2 centimetri d'altezza e quattro chili di peso, tutti a favore del britannico). Resta il fatto che adesso il testa-a-testa complessivo è a favore di Nole con nove successi e sette sconfitte. Saranno loro i favoriti di Parigi Bercy e delle Finals di Londra. Con Nole che soffia sul collo - meno di duecento punti - del numero 1 Federer.
Nel primo set, di grande intensità e segnato dalla sequenza di break e controbreak, Andy ha recuperato lo svantaggio di 40-0 sul 5 pari e poi è andato a servire per la partita. Nel secondo ha ottenuto con la forza bruta il break sul 3 pari e poi ha tentato di controllare il gioco. Sul 5-4 e servizio a favore, s'è però trovato di fronte un Djokovic alla pari con quello del 2011, capace di funambolismi e recuperi impensabili: sotto 30-0, ha rischiato su ogni palla e alla fine costretto l'avversario - che pure ha avuto un match point - all'errore.
Decisivo il tie break, equilibrato e nervoso, durato quasi 25 minuti. Avanti per 6-4, Andy ha sprecato le troppe occasioni di chiudere il match. Tuttavia Nole non è riuscito ad approfittarne subito: ce l'ha fatta solo al quarto set-point, quello del 13-11.
All'inizio il terzo set ha riproposto lo schema dei due precedenti, con la netta sensazione che né l'uno né dei finalisti potesse prendere il largo, in grado come sono, oggi, d'essere devastanti al servizio e efficaci nella risposta, tatticamente accorti, psicologicamente inattaccabili. Gemelli, appunto, anche nell'affiorare della stanchezza e nel rischio di soffrire per i crampi provocati dal ritmo tenuto in campo. Dal sesto game il serbo ha però avuto qualcosa in più in termini di tranquillità. Gli è bastato per chiudere.
Ieri in semifinale Murray aveva regolato senza fatica Roger Federer, battuto sei volte su sette incontri in un Masters 1000. Oggi ha nuovamente mostrato la fiducia nei propri mezzi acquisita grazie alle cure di Ivan Lendl. La fiducia e il self control non fanno difetto nemmeno a Djokovic in questa fase della stagione, se si esclude il brutto episodio della distruzione della racchetta al termine di un game particolarmente negativo (imitato peraltro da Murray appena perso il secondo set). I due sono divisi da un nulla e meriterebbero i primi due posti del ranking ATP che li vede piazzati dietro Federer e prima di Rafa Nadal, da quattro mesi tenuto lontano dai campi da gioco dai problemi fisici.
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