Il Masters 1000 parigino
senza i tiranni del tennis
Niente Andy e nemmeno Nole, meno che mai - come noto - Roger o Rafa. Non avendo sotto mano le statistiche, vado a memoria: da molti anni in qua i quarti dei Masters 1000 e degli slam avevano sempre visto in lizza almeno uno dei migliori quattro. Capita invece stavolta a Parigi, ultimo torneo del Grande Tennis 2012 prima della sfida a otto delle Masters Finals a Londra. Assenti giustificati il numero 1 del ranking ATP Federer e il 4 Nadal, sui campi coperti di Bercy avrebbero dovuto aver vita facile Djokovic e Murray, numeri 2 e 3 e soprattutto - in quanto entambi finalisti allo slam di Flushing Meadows in settembre e al 1000 di Shangai in ottobre - dominatori dell'ultima parte della stagione. E' andata così: il serbo, matematicamente già numero 1 grazie al forfait parigino di Federer, ha perso al secondo turno con l'americano Sam Querrey pur avendo collezionato ben quattro game in più, 16 contro 13 (0-6 7-6 6-4 il risultato finale). E passi, succede, Querrey &egra…
Niente Andy e nemmeno Nole, meno che mai - come noto - Roger o Rafa. Non avendo sotto mano le statistiche, vado a memoria: da molti anni in qua i quarti dei Masters 1000 e degli slam avevano sempre visto in lizza almeno uno dei migliori quattro. Capita invece stavolta a Parigi, ultimo torneo del Grande Tennis 2012 prima della sfida a otto delle Masters Finals a Londra. Assenti giustificati il numero 1 del ranking ATP Federer e il 4 Nadal, sui campi coperti di Bercy avrebbero dovuto aver vita facile Djokovic e Murray, numeri 2 e 3 e soprattutto - in quanto entambi finalisti allo slam di Flushing Meadows in settembre e al 1000 di Shangai in ottobre - dominatori dell'ultima parte della stagione. E' andata così: il serbo, matematicamente già numero 1 grazie al forfait parigino di Federer, ha perso al secondo turno con l'americano Sam Querrey pur avendo collezionato ben quattro game in più, 16 contro 13 (0-6 7-6 6-4 il risultato finale). E passi, succede, Querrey è giocatore d'esperienza e Nole sembra fosse preoccupato per il ricovero d'urgenza del padre per un'insufficienza respiratoria.
Nessuno s'aspettava invece la sconfitta (5-7 7-6 6-2) di Murray, vincitore alle Olimpiadi e agli US Open grazie alle cure di Ivan Lendl. Opposto oggi nel terzo turno al polacco Jerzy Janowicz, che lunedì scorso era 69 del ranking, Andy è letteralmente uscito di gara sul 5-4 a proprio favore nel secondo set. Annullato il match point contro, da quel momento il giovane fenomeno originario di Lodz ha dato la sensazione di avere in mano la partita. E, vinto in scioltezza il tie break, non ha lasciato spazi al sempre più allibito scozzese. Ventidue anni da compiere tra dieci giorni, Jerzy è giocatore di grande spessore: tatticamente attento, preciso, con un tocco delizioso sotto rete. Ha un servizio tra i più potenti del circuito. Un'ascesa, la sua, che ricorda quelle di Federer e Nadal negli anni delle loro scalate al vertice. All'inizio della stagione era 221esimo nella classifica ATP e remava a livello futures e challenger. Vita dura ma che consente a molti tennisti di sbarcare il lunario e a qualcuno di sfondare il muro dei Top 100. Come lui.
Personalmente avevo scoperto Janowicz in giugno a Wimbledon quando, superate le qualificazioni, aveva regolato prima Bolelli e poi Gulbis. Raggiunto con il successo di oggi il gradino numero 45 del ranking ATP, vincesse il torneo parigino arriverebbe a livello di Andreas Seppi, con un salto di duecento posizioni in dieci mesi. Quasi un unicum.
Per la prima volta da anni ho la sensazione che siamo alla fine di un'epoca e che il 2013 sarà quello dell'assalto di forze fresche alla tirannia dei Fab Four. E non mi riferisco ai pure giovani Juan Martin Del Potro (argentino, classe 1988, sconfitto a Parigi oggi dal francese Michael Llodra al terzo turno) e Grigor Dimitrov, bulgaro, 1991, arrivato forse troppo presto nei piani alti del ranking. Penso, oltre che a Janowicz, al canadese Milos Raonic (1990), al belga David Goffin (1990), allo slovacco Martin Klizan (1989). Il primo potrebbe arrivare tranquillamente tra i primi dieci già agli Open australiani, Goffin ha dimostrato di avere grandi qualità a Wimbledon, a Klizan manca ancora esperienza nei tornei maggiori, avendo frequentato soprattutto i challenger. Sono loro i migliori dei ragazzi nati tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Per vedere un italiano aspirare a un posto lassù dovremo invece attendere la generazione successiva, quella dei ragazzi della metà dell'ultimo decennio del millennio, a cominciare da Gianluigi Quinzi (1996), che sta facendo le esperienze e i passaggi indispensabili per diventare un top player.
Per quanto riguarda Bercy, solo Tomas Berdych può davvero perdere l'ultimo Masters 1000 dell'anno. Per il ceco è una grande occasione che, se colta, potrebbe lanciarlo come favorito tra i super otto del grande show londinese che prenderà il via il 5 novembre. Anche se Roger, Nole e Andy non saranno d'accordo, credo.
@claudiogiua
c.giua@kataweb.it
Nessuno s'aspettava invece la sconfitta (5-7 7-6 6-2) di Murray, vincitore alle Olimpiadi e agli US Open grazie alle cure di Ivan Lendl. Opposto oggi nel terzo turno al polacco Jerzy Janowicz, che lunedì scorso era 69 del ranking, Andy è letteralmente uscito di gara sul 5-4 a proprio favore nel secondo set. Annullato il match point contro, da quel momento il giovane fenomeno originario di Lodz ha dato la sensazione di avere in mano la partita. E, vinto in scioltezza il tie break, non ha lasciato spazi al sempre più allibito scozzese. Ventidue anni da compiere tra dieci giorni, Jerzy è giocatore di grande spessore: tatticamente attento, preciso, con un tocco delizioso sotto rete. Ha un servizio tra i più potenti del circuito. Un'ascesa, la sua, che ricorda quelle di Federer e Nadal negli anni delle loro scalate al vertice. All'inizio della stagione era 221esimo nella classifica ATP e remava a livello futures e challenger. Vita dura ma che consente a molti tennisti di sbarcare il lunario e a qualcuno di sfondare il muro dei Top 100. Come lui.
Personalmente avevo scoperto Janowicz in giugno a Wimbledon quando, superate le qualificazioni, aveva regolato prima Bolelli e poi Gulbis. Raggiunto con il successo di oggi il gradino numero 45 del ranking ATP, vincesse il torneo parigino arriverebbe a livello di Andreas Seppi, con un salto di duecento posizioni in dieci mesi. Quasi un unicum.
Per la prima volta da anni ho la sensazione che siamo alla fine di un'epoca e che il 2013 sarà quello dell'assalto di forze fresche alla tirannia dei Fab Four. E non mi riferisco ai pure giovani Juan Martin Del Potro (argentino, classe 1988, sconfitto a Parigi oggi dal francese Michael Llodra al terzo turno) e Grigor Dimitrov, bulgaro, 1991, arrivato forse troppo presto nei piani alti del ranking. Penso, oltre che a Janowicz, al canadese Milos Raonic (1990), al belga David Goffin (1990), allo slovacco Martin Klizan (1989). Il primo potrebbe arrivare tranquillamente tra i primi dieci già agli Open australiani, Goffin ha dimostrato di avere grandi qualità a Wimbledon, a Klizan manca ancora esperienza nei tornei maggiori, avendo frequentato soprattutto i challenger. Sono loro i migliori dei ragazzi nati tra la fine degli anni '80 e l'inizio dei '90. Per vedere un italiano aspirare a un posto lassù dovremo invece attendere la generazione successiva, quella dei ragazzi della metà dell'ultimo decennio del millennio, a cominciare da Gianluigi Quinzi (1996), che sta facendo le esperienze e i passaggi indispensabili per diventare un top player.
Per quanto riguarda Bercy, solo Tomas Berdych può davvero perdere l'ultimo Masters 1000 dell'anno. Per il ceco è una grande occasione che, se colta, potrebbe lanciarlo come favorito tra i super otto del grande show londinese che prenderà il via il 5 novembre. Anche se Roger, Nole e Andy non saranno d'accordo, credo.
@claudiogiua
c.giua@kataweb.it