L'ho già detto: non amo la formula delle Finals, con i due gironi all'italiana che servono a riempire la O2 Arena e a fare i record delle audience televisive (per cinque giorni, a ore fisse, c'è sempre un match di cartello). Mi piacciono i tornei con gli scontri diretti dal primo turno, che non lasciano scampo, dentro o fuori, come peraltro anche a Londra avviene nelle semifinali. Tuttavia, ammetto che la formula delle Finals riesce a mettere in fila i Top Eight in ordine di forza e che ogni anno - dopo quattro Slam, nove Masters 1000 e un gran numero di altri appuntamenti - il miracolo si ripete. Con qualche eccezione alla Davidenko 2009. Come San Gennaro.
La finale di ieri sera non è stata la più bella dell'annata ma certo tra le più combattute e intense. Roger Federer, che puntava al suo settimo titolo, ha avuto le occasioni buone per prendere il largo nel primo set, poi perso 6-7, e per vincere senza problemi il secondo, lasciato per 5-7. Non le ha sapute cogliere. Novak Djokovic, alla sua seconda finale (aveva frantumato nel 2008 Nikolaj Davidenko), ha voluto la vittoria con la determinazione che è il tratto più evidente del suo carattere, non solo in campo, credo. Alla fine, dopo 2 ore e 14 minuti a rincorrere lo svizzero, ha chiuso il match alla prima opportunità con un colpo che dovete andarvi a cercare su YouTube e che è il suo marchio di fabbrica: il passante di rovescio lungolinea. Va via da Londra da imbattuto, con cinque vittorie, il che gli ha consentito di prendersi un superbonus da aggiungere al premio: il totale fa un milione e 760 mila dollari, che significa 2857 dollari per ogni minuto giocato. Un bel prendere, in tempo di crisi globale.
Per il serbo, tornato numero 1 dell'ATP da poche settimane (lo faccio sommessamente notare a quanti mi scrissero contestando con vivacità la mia convinzione, espressa mesi fa, che a fine stagione sarebbe stato lui a guidare in ranking), il 2012 ha portato sei titoli tra cui gli Open australiani e 75 vittorie complessive, cioè più di quante ne sommò nel suo straordinario 2011.
Roger Federer, 31 anni compiuti in agosto, ha un bottino un po' meno ricco che però comprende lo Slam più ambito, i Championships a Wimbledon. Inoltre, è tornato a guidare per mesi la classifica ATP, arrivando ad oggi a 302 settimane di leadership, record assoluto maschile, duecento in più di Nadal. Ha tuttavia fallito il più importante e, per lui, irripetibile obiettivo dell'anno: il titolo olimpico, che è andato a Andy Murray.
Lo scozzese è senza dubbio la vera conferma della stagione. Guidato da gennaio da Ivan Lendl, ha letteralmente dominato l'estate, con l'oro olimpico conquistato davanti al proprio pubblico e, poi, la prima vittoria in uno slam a Flushing Meadows. Nell'ultimo mese ha avuto un leggero calo di tensione, comprensibile in un ragazzo che ha dovuto combattere per anni per arrivare a ridosso dei due più forti.
Il quarto tra i migliori - anzi, quello che a lungo è stato il migliore in assoluto - è il Grande Assente Rafael Nadal, uscito di scena dopo la convincente vittoria di Parigi che aveva impedito a Djokovic di vincere quattro slam consecuitivi. Sconfitto al secondo turno a Wimbledon per effetto della rottura parziale del tendine rotuleo del ginocchio sinistro, ha successivamente patito di un'infiammazione dei tessuti circostanti che gli hanno impedito di allenarsi per molte settimane. I medici e lo zio Toni giurano che sarà in campo, competitivo, a partire da Melbourne.
Alle Finals ha convinto Juan Martin Del Potro, ritrovato dopo la lunga fase di ripresa dai guai fisici e unico dei Top Ten (ora è 7) a poter davvero competere con Nole, Roger, Andy e Rafa per uno slam, come già gli era riuscito nel 2009 a Flushing Meadows.
Ma il giocatore più atteso del 2013 è sicuramente il numero 26 del ranking ATP, Jerzy Janowicz, esploso due settimane fa al Masters 1000 di Parigi Bercy. Il polacco, 91 chili distribuiti lungo 203 centimetri, era di fatto uno sconosciuto un anno fa, nonostante i buoni risultati a livello giovanile (compie 22 anni proprio oggi), tra cui la finale al Roland Garros nel 2008. Oltre la duecentesima posizione mondiale in gennaio, è entrato per la prima volta nel tabellone di uno slam a Wimbledon, salendo fino al terzo turno. Non si è ripetuto agli UsOpen. A Bercy ha invece sconfitto, in sequenza, Philipp Kohlschreiber, Marin Cilic, Andy Murray, Janko Tipsarevic e Gilles Simon. In finale ha ceduto al numero 5 del mondo David Ferrer. Non può essere un caso. Avendolo visto giocare in più partite su più superfici, sono pronto a scommettere su di lui, soprattutto se dovesse azzeccare il coach giusto.
Mail [email protected]
Twitter @claudiogiua
La finale di ieri sera non è stata la più bella dell'annata ma certo tra le più combattute e intense. Roger Federer, che puntava al suo settimo titolo, ha avuto le occasioni buone per prendere il largo nel primo set, poi perso 6-7, e per vincere senza problemi il secondo, lasciato per 5-7. Non le ha sapute cogliere. Novak Djokovic, alla sua seconda finale (aveva frantumato nel 2008 Nikolaj Davidenko), ha voluto la vittoria con la determinazione che è il tratto più evidente del suo carattere, non solo in campo, credo. Alla fine, dopo 2 ore e 14 minuti a rincorrere lo svizzero, ha chiuso il match alla prima opportunità con un colpo che dovete andarvi a cercare su YouTube e che è il suo marchio di fabbrica: il passante di rovescio lungolinea. Va via da Londra da imbattuto, con cinque vittorie, il che gli ha consentito di prendersi un superbonus da aggiungere al premio: il totale fa un milione e 760 mila dollari, che significa 2857 dollari per ogni minuto giocato. Un bel prendere, in tempo di crisi globale.
Per il serbo, tornato numero 1 dell'ATP da poche settimane (lo faccio sommessamente notare a quanti mi scrissero contestando con vivacità la mia convinzione, espressa mesi fa, che a fine stagione sarebbe stato lui a guidare in ranking), il 2012 ha portato sei titoli tra cui gli Open australiani e 75 vittorie complessive, cioè più di quante ne sommò nel suo straordinario 2011.
Roger Federer, 31 anni compiuti in agosto, ha un bottino un po' meno ricco che però comprende lo Slam più ambito, i Championships a Wimbledon. Inoltre, è tornato a guidare per mesi la classifica ATP, arrivando ad oggi a 302 settimane di leadership, record assoluto maschile, duecento in più di Nadal. Ha tuttavia fallito il più importante e, per lui, irripetibile obiettivo dell'anno: il titolo olimpico, che è andato a Andy Murray.
Lo scozzese è senza dubbio la vera conferma della stagione. Guidato da gennaio da Ivan Lendl, ha letteralmente dominato l'estate, con l'oro olimpico conquistato davanti al proprio pubblico e, poi, la prima vittoria in uno slam a Flushing Meadows. Nell'ultimo mese ha avuto un leggero calo di tensione, comprensibile in un ragazzo che ha dovuto combattere per anni per arrivare a ridosso dei due più forti.
Il quarto tra i migliori - anzi, quello che a lungo è stato il migliore in assoluto - è il Grande Assente Rafael Nadal, uscito di scena dopo la convincente vittoria di Parigi che aveva impedito a Djokovic di vincere quattro slam consecuitivi. Sconfitto al secondo turno a Wimbledon per effetto della rottura parziale del tendine rotuleo del ginocchio sinistro, ha successivamente patito di un'infiammazione dei tessuti circostanti che gli hanno impedito di allenarsi per molte settimane. I medici e lo zio Toni giurano che sarà in campo, competitivo, a partire da Melbourne.
Alle Finals ha convinto Juan Martin Del Potro, ritrovato dopo la lunga fase di ripresa dai guai fisici e unico dei Top Ten (ora è 7) a poter davvero competere con Nole, Roger, Andy e Rafa per uno slam, come già gli era riuscito nel 2009 a Flushing Meadows.
Ma il giocatore più atteso del 2013 è sicuramente il numero 26 del ranking ATP, Jerzy Janowicz, esploso due settimane fa al Masters 1000 di Parigi Bercy. Il polacco, 91 chili distribuiti lungo 203 centimetri, era di fatto uno sconosciuto un anno fa, nonostante i buoni risultati a livello giovanile (compie 22 anni proprio oggi), tra cui la finale al Roland Garros nel 2008. Oltre la duecentesima posizione mondiale in gennaio, è entrato per la prima volta nel tabellone di uno slam a Wimbledon, salendo fino al terzo turno. Non si è ripetuto agli UsOpen. A Bercy ha invece sconfitto, in sequenza, Philipp Kohlschreiber, Marin Cilic, Andy Murray, Janko Tipsarevic e Gilles Simon. In finale ha ceduto al numero 5 del mondo David Ferrer. Non può essere un caso. Avendolo visto giocare in più partite su più superfici, sono pronto a scommettere su di lui, soprattutto se dovesse azzeccare il coach giusto.
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