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Con Andreas e Roberta
l'Italia che non molla

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Un uomo, una donna. Loro c'erano rimasti dopo la falcidie degli italiani al primo turno degli Australian Open. E loro ci portiamo al terzo turno al termine dei match di oggi che la dispettosa dea del tabellone ha deciso fossero contro i soli uzbeki del lotto. Andreas Seppi ha fatto il dover suo contro un avversario giustamente temuto, quel Denis Istomin responsabile della sua uscita al primo turno a Wimbledon 2012. Roberta Vinci ha dominato Akgul Amanmuradova, gigantessa alta 191 centimetri. Istomin, classe 1986, è russo di Orenburg e abita a Mosca, eppure talvolta combatte in giro per il mondo come mercenario al soldo dell'Uzbekistan. Amanmuradova no, è proprio di Tashkent, ha 28 anni ed è l'ultima delle top 200 WTA.

Poiché la dea del tabellone è anche perfida, ha piazzato in campo entrambe le partite dell'inedito Italia-Uzbekistan in apertura di giornata, costringendo a una scelta non facile il pubblico italiano del Melbourne Park e quello che li ha seguiti sul web (niente dirette via Eurosport, purtroppo). All'inizio, io ho optato per la partita di Roberta, i cui precedenti con Akgul erano poco indicativi: sconfitta a Madrid sulla terra rossa nel maggio 2010, successo a Pechino sul cemento cinque mesi più tardi. È stata poco più di una formalità, 6-3 6-2 in un'ora e dieci minuti davanti a un pubblico di pochi affezionati tra cui, però, Corrado Barazzutti e Sara Errani.

Roberta, molto concentrata, non ha concesso spazi all'uzbeka, potente ma lenta e fallosa. Presi i tre game iniziali, ha poi difeso il risultato del primo set quando Akgul (il cognome è troppo lungo e complesso per riscriverlo) s'è scaldata e ha cominciato a macinare gioco. Un solo momento di pausa sul 5-3, quando è stata sotto di un 15. Più equilibrato l'avvio del secondo set, poi la nostra giocatrice più in forma ha accelerato e approfittato degli errori dell'uzbeka. Storia finita.

La tarantina, numero 16 del ranking WTA, nel 2006 e nel 2010 s'era fermata al terzo turno degli Open australi. Stavolta troverà sul proprio cammino la russa Elena Vesnina che oggi ha regolato con autorevolezza (6-4 6-2) la testa di serie numero 21 Varvara Lepchenko, l'americana, guarda il caso, nata anche lei a Tashkent. Osso durissimo, Vesnina: Roberta ci ha perso tre volte su quattro match giocati.

Tutta un'altra storia - ma non ho visto la partita - la maratona a 38 gradi di temperatura tra Seppi e Istomin, durata 4 ore e 7 minuti per 59 game, 7-6 5-7 6-7 7-6 6-2. Quasi l'immagine riflessa del primo turno dei Championships, quando fu Andreas a cedere al quinto set. Equilibrio massimo, dicono il risultato e le statistiche, con un solo break nel secondo set per il russo/uzbeko (ATP 50, ma era 33 sei mesi fa) e due break per l'azzurro nell'ultimo. Per il resto, si è sempre andati al tie break. Sento e leggo che anche nel gioco - servizi senza quasi sbavature, stessa mobilità laterale a fondo campo - è stato un confronto sostanzialmente pari. La differenza l'ha fatta la tenuta nervosa del sudtirolese al quinto set, che è il dato più significativo della sua maturazione agonistica. Grazie alla quale si sta via via confermando il migliore e più affidabile italiano di questi anni, l'unico in grado di entrare - è così - tra i Top 20 nel caso battesse al terzo turno il croato Marin Ilic, ATP 13. Non facile ma tutt'altro che impossibile.

A Melbourne - come in tutti gli slam - a molto tennis giocato corrisponde altrettanto tennis parlato. Se è vero che spesso, come dubitava Michele Apicella alias Nanni Moretti, si viene più notati per l'assenza che per la presenza, una delle più rilanciate notizie del giorno è che il Grande Assente Rafael Nadal dovrebbe essere il protagonista degli Open brasiliani di San Paolo, che si giocano sulla terra. Lo assicurano gli organizzatori dell'ATP 250 di metà febbraio. Se la notizia fosse confermata, cambierebbe il segno della stagione perché il maiorchino avrebbe tutto il tempo per arrivare al massimo della forma ai tornei clou sulla terra, cioè Roma e soprattutto Parigi. Ovviamente, tifiamo perché Rafa rientri. Senza di lui, ci divertiamo meno.
c. [email protected]
@claudiogiua