Abete adesso punta al Coni
Petrucci? No Federcalcio...
E' possibile che fra tre anni Giancarlo Abete faccia il presidente del Coni. Ma è praticamente impossibile (se non molto improbabile) che l'attuale n.1 dello sport italiano punti alla poltrona della Federcalcio. Niente staffetta, quindi. Che Abete abbia come traguardo il Coni, non è una novità: dovrebbe vedersela comunque con qualche rivale importante, uno potrebbe essere Luca Pancalli, mentre è presto per sapere se Paolo Barelli abbia intenzione di candidarsi (ricandidarsi). Ma Petrucci non ha intenzione di tornare in Figc, dove è stato come segretario generale e anche commissario. E' un ruolo che considera un po' "stretto" e poi troppi sono i problemi che attraversa il calcio per convincere Petrucci a questa soluzione rischiosa. Di sicuro nel 2013 scade il suo mandato da presidente del Coni: nessuna proroga. Ma nel 2013, attenzione, ci saranno tante novità: prima delle votazioni del Coni ci saranno quelle per il presidente della Re…
E' possibile che fra tre anni Giancarlo Abete faccia il presidente del Coni. Ma è praticamente impossibile (se non molto improbabile) che l'attuale n.1 dello sport italiano punti alla poltrona della Federcalcio. Niente staffetta, quindi. Che Abete abbia come traguardo il Coni, non è una novità: dovrebbe vedersela comunque con qualche rivale importante, uno potrebbe essere Luca Pancalli, mentre è presto per sapere se Paolo Barelli abbia intenzione di candidarsi (ricandidarsi). Ma Petrucci non ha intenzione di tornare in Figc, dove è stato come segretario generale e anche commissario. E' un ruolo che considera un po' "stretto" e poi troppi sono i problemi che attraversa il calcio per convincere Petrucci a questa soluzione rischiosa. Di sicuro nel 2013 scade il suo mandato da presidente del Coni: nessuna proroga. Ma nel 2013, attenzione, ci saranno tante novità: prima delle votazioni del Coni ci saranno quelle per il presidente della Repubblica, il presidente del consiglio e le elezioni politiche (compresa quella per il sindaco di Roma). Poi toccherà al Coni e il Cio, nel congresso estivo di Buenos Aires, deciderà a chi assegnare le Olimpiadi del 2020. Ecco, Petrucci in caso di successo di Roma lì potrebbe puntare. Oppure accettare una carica politica (da ministro). Ma il calcio no. Ha già dato. La posizione di Abete in seno alla Figc, come da noi scritto, al momento non dovrebbe essere in pericolo nonostante il flop mondiale. Il consiglio federale del 2 luglio darà la fiducia al presidente. E Petrucci non interviene: nei prossimi giorni si incontrerà col sottosegretario alla presidenza con delega allo sport, Rocco Crimi. Crimi sa che la vigilanza allo sport tocca al Coni, tocca (toccherebbe) quindi a Petrucci intervenire. Crimi non è fra gli amici e sostenitori di Abete, d'accordo, ma non vuole, e non può fare nulla. Petrucci invece sostiene Abete. Caso chiuso? Caso chiuso. Forse mai aperto....
Palazzi, quanto lavoro: ma perché non inizia mai?
Quanto lavoro per il povero Stefano Palazzi: di questo ritmo (lento) ci metterà degli anni. Ogni giorno sbuca una nuova intercettazione e lui, come capo della Procura federale, dovrebbe sentirle tutte e poi decidere che fare. Per carità, molte sono da archiviare subito ma il quadro che emerge su Calcipopoli-2, con il coinvolgimento di nuove società e nuovi illustri dirigenti, va esaminato con estrema attenzione. Allora, si sa, ci fu fretta (Innocenzo Mazzini fu condannato senza mai essere stato interrogato). Ora c'è tempo: ma prima o poi bisognerà pur partire. Intanto, ecco che sbucano altri due file: Abete che parla con Francesco Ghirelli (ex segretario generale Figc) e Paolo Bergamo che parla, di sorteggio arbitrale, con l'attuale n.1 Aia, Marcello Nicchi. Abete e Ghirelli parlano di politica federale e della testimonianza che dovrebbe fare Lucchesi (a quei tempi alla Fiorentina) davanti ad una commissione. Certo che entro fine anno Palazzi si ritroverà centinaia di telefonate inedite da esaminare con la massima attenzione: ora non può farlo, è vero, perché aspetta che il perito del tribunale finisca il suo lavoro. Ma intanto perché non sente chi vuole essere sentito? Uno è Mazzini. Poi De Santis, Bergamo, eccetera... Altrimenti di questo passo la procura finirà quando Abete sarà al Coni.
Palazzi, quanto lavoro: ma perché non inizia mai?
Quanto lavoro per il povero Stefano Palazzi: di questo ritmo (lento) ci metterà degli anni. Ogni giorno sbuca una nuova intercettazione e lui, come capo della Procura federale, dovrebbe sentirle tutte e poi decidere che fare. Per carità, molte sono da archiviare subito ma il quadro che emerge su Calcipopoli-2, con il coinvolgimento di nuove società e nuovi illustri dirigenti, va esaminato con estrema attenzione. Allora, si sa, ci fu fretta (Innocenzo Mazzini fu condannato senza mai essere stato interrogato). Ora c'è tempo: ma prima o poi bisognerà pur partire. Intanto, ecco che sbucano altri due file: Abete che parla con Francesco Ghirelli (ex segretario generale Figc) e Paolo Bergamo che parla, di sorteggio arbitrale, con l'attuale n.1 Aia, Marcello Nicchi. Abete e Ghirelli parlano di politica federale e della testimonianza che dovrebbe fare Lucchesi (a quei tempi alla Fiorentina) davanti ad una commissione. Certo che entro fine anno Palazzi si ritroverà centinaia di telefonate inedite da esaminare con la massima attenzione: ora non può farlo, è vero, perché aspetta che il perito del tribunale finisca il suo lavoro. Ma intanto perché non sente chi vuole essere sentito? Uno è Mazzini. Poi De Santis, Bergamo, eccetera... Altrimenti di questo passo la procura finirà quando Abete sarà al Coni.