Almeno 75 gare a rischio-combine. Un centinaio di tesserati sotto indagine a vario titolo (hanno truccato le partite, hanno scommesso o hanno fatto finta di nulla?). Undici club di serie A, 17 di B, e chissà quanti di Lega Pro, coinvolti. Il calcioscommesse rischia di travolgere i nostri campionati: ora ci sarà il processo-bis, poi arriverà il ter, il quater, eccetera. La data di chiusura è fissata al 31 luglio, perché andranno iscritte le squadre alle Coppe europee: poi, si vedrà. Probabile, a questo punto, che si vada avanti per anni. Ma non è certo colpa di Giancarlo Abete, semmai dei vari Gervasoni, Doni, Paoloni, Masiello, eccetera. Gente che magari si vendeva per pochi soldi (ma non sempre: in qualche caso ne pretendeva molti...). Uno scandalo di proporzioni gigantesche che scuote le fondamenta del calcio, e non è detto che sia finito qui. Probabile, anzi certa ormai, una giustizia (sportiva) a rate. Per forza di cose, la procura Figc deve andare a rimorchio delle (tante) procure della Repubblica che stanno indagando in tutta Italia. Da Cremona a Bari, passando per Napoli. Stefano Palazzi non può fare diversamente, anche se lo volesse: deve aspettare le carte che gli passano le Procure prima di muoversi. Lo ho criticato più volte per la sua lentezza, in qualche caso (deferimenti per dichiarazioni, ad esempio), non giustificabile. Ma qui, su questo terreno minato, la sua autonomia è per forza ridotta. Non ha "cimici", non può intercettare, pedinare, arrestare. Può, certo, interrogare per dieci ore (lo hanno fatto i suoi vice) il pentito Gervasoni che parla di 50 partite sospette. Cinquanta partite... Palazzi deve utilizzare quello che ha, e quello che gli passano i pm. Sufficiente comunque per istituire i processi sportivi. La sua linea sarà quella della scorsa estate: stangare i calciatori (ma con sconti di pena per chi si pente) e massima attenzione alla situazione dei club, che in qualche caso (non sempre), potrebbero anche essere vittime. Quindi, penalizzazioni eventualmente attenuate. E' previsto già nei codici, anche se qualcuno vorrebbe cambiarli in corsa (non ci riuscirà). I calciatori che scommettono rischiano due anni, chi ha falsato (o tentato di falsare) le partite può andare incontro alla radiazione. Già successo proprio con Gervasoni. E i club? Sono in tanti a tremare. Qualcuno potrebbe essere penalizzato in questo campionato, dicendo addio alla promozione in Europa o alla salvezza. Altri partiranno con punti in meno la prossima stagione. Sarà una mattanza. Ma il vero problema è quello dell'omertà: si sta scoprendo sempre più che troppi sapevano e non hanno parlato. Abete, giustamente, ha già inasprito le pene per chi non denuncia. Ma non basta. Va spezzato questo muro di silenzio, di direttori sportivi che dicono ai propri calciatori: "Fate finta di non vedere e giocate". No, questa gente deve cambiare mestiere. Bisogna toccare i calciatori "infedeli" per portafoglio, in modo che paghino i danni. I club, invece di tentare (invano) di attenuare la responsabilità oggettiva, meglio sarebbe se prendessero le distanze dai loro calciatori. Come mai l'Atalanta, ad esempio, continuava a pagare Doni dopo la prima condanna? Perché non gli ha chiesto i danni? E' stata forse ingannata? Di sicuro, i tifosi bergamaschi hanno voltato le spalle al loro ex idolo, difeso sempre, a spada tratta, per anni. Come mai negli spogliatoi del Bari girava gente strana (eufemismo...) e ultrà che scommettevano? Chi doveva controllare? E il caso-Farina, forse, meriterebbe di essere chiarito: il calciatore del Gubbio è stato fatto "santo subito", perché avrebbe rifiutato 200.000 euro da Zamparini per combinare una partita. Ma la sua è stata davvero una deposizione "spontanea" davanti a Palazzi? Perché Farina, nonostante le promesse, non ha mai voluto parlare? Sta venendo fuori il marcio del calcio, e molti suoi dirigenti ancora fanno finta di nulla. Si turano il naso e chiudono gli occhi. Fa bene Giovanni Petrucci ad insistere, "sarò sempre un martello" ci ha detto: senza etica (e, aggiungo: pugno di ferro), lo sport rischia di scomparire travolto dal fango.