La Lega di serie A si spacca di nuovo: ecco il risultato dopo la decisione dell'Antitrust, sollecitata da Chievo e Palermo, di rivedere i criteri di ripartizione dei diritti tv. I due club si sono rivolti non solo a Pitruzzella, n.1 dell'Agcm, ma anche al tribunale di civile di Milano (prima udienza a giugno) perché contestano la delibera e chiedono i danni. Chissà se altri club medio piccoli si uniranno. In Lega era stato raggiunto un accordo faticoso per dividersi il miliardo di euro annuo che arriva dalle tv. C'è da dire che Infront, l'advisor, il presidente Maurizio Beretta e il dg Marco Brunelli, erano stati bravissimi nell'anticipare la crisi e chiudere con un contratto estremamente vantaggioso con le tv e nettamente migliorato rispetto al precedente. Il problema, poi, è arrivato quando c'è stato da spartirsi i soldi, su cui si regge il sistema-calcio. Liti furibonde, minacce di ricorrere ai tribunali, cene finite con una scazzottata: alla fine, quasi in zona Cesarini, è stato raggiunto un faticoso accordo che adesso viene già contestato. Sedici società avevano votato a favore, Chievo e Palermo contro, Fiorentina e Napoli si erano astenute (e poi si stupiscono se in Lega comanda Lotito...). Sino al 2015 comunque non si cambia, fra un anno la Lega farà il bando d'asta, e i venti presidenti della A si augurano che ci sia vera concorrenza e che possa sbarcare sul nostro mercato anche un competitor importante come Al Jaazera.
L'avvocato Enzo Morelli, uno dei "padri" della legge Melandri, è rimasto sbalordito per l'uscita dell'Antitrust: "Si tratta di cose vecchie, la legge è stata sempre rispettata dalla Lega, cui tocca decidere. Non si capisce quale potrebbe essere un organismo terzo". E' vero che in Premier League il criterio è più meritocratico, ma se il Manchester United vede diminuire il suo gap rispetto al Wigan sul fronte dei diritti tv, ecco che recupera ampiamente con gli incassi da stadio e da merchandising. Tanto da raggiungere quei ricavi (395,9 milioni di euro all'anno) che i nostri club possono solo sognarsi. Sì, perché la nostra classe politica, tranne rare eccezioni (una è stata sicuramente Giovanna Melandri), si è sempre interessata poco e sporadicamente dei problemi dello sport. La legge sui diritti tv vuole diminuire il divario fra grandi e piccoli club: in parte ci è riuscita, anche se sarebbe stata utopia pensare che il Pescara potesse vincere lo scudetto. Le grandi restano grandi, per tanti motivi. Ma adesso hanno un pizzico di preoccupazione in più dopo la raccomandazione dell'Antitrust. Per questo scatterà presto la lobby, per convincere i politici non solo a lasciare piena autonomia decisionale alla Lega ("Pitruzzella vuole intervenire anche sui condomini?", la battuta piccata che girava ieri a Milano) ma anche di lasciare le cose come stanno sulla ripartizione, che "spetta alla Lega" come ha ricordato Beretta. Al governo (che verrà) si chiede semmai di confermare il contributo di 411 milioni di euro all'anno al Coni, altrimenti lo sport si ferma, e al Parlamento di varare quelle leggi quantomai necessarie. Vale a dire la legge sugli impianti, stadi e palazzetti, affossata dal Senato dopo lunghissima agonia, e la proposta di legge sul merchandising, presentata il 5 agosto 2008 da Giovanni Lolli e dimenticata chissà in qualche cassetto. Solo così i nostri club non sarebbero legati esclusivamente ai diritti tv, ma potrebbero puntare su altri ricavi. Come ci ha spiegato Tullio Camiglieri, ex Sky, ora partner, insieme con Laura Rovizzi e Franco Spicciariello, della società Open Gate Italia. "Se vogliamo davvero essere competitivi a livello europeo, dobbiamo diversificare i ricavi: le tv non bastano". Ma la classe politica finora si è interessata soprattutto alle tessere omaggio per la tribuna autorità, prima che Giovanni Malagò, gliele togliesse.
Cellino, causa dagli abbonati e querela dagli avvocati
Che sia un combattente è fuor di dubbio: Massimo Cellino, padre-padrone del Cagliari, non si arrende nemmeno dai domiciliari. Ha promesso agli abbonati (4.390) di restituire i soldi delle tessere. Ma questo a molti di loro non basta, tanto che hanno iniziato anche una causa per risarcimento danni. Cellino è andato su tutte le furie, accusando gli abbonati di volersi "fare pubblicità". Risposta: gli avvocati lo hanno querelato ma nel loro ordine è previsto che possano parlare e uscire allo scoperto, non sono come i magistrati. L'8 maggio intanto l'ennesima udienza davanti al Tar per l'incredibile caso di Is Arenas. Il Cagliari, per il futuro, potrebbe indicare anche Modena, oltre a Trieste, come suo stadio.
"Basta con lo scontificio del Tnas": Macalli attacca
''Nella giustizia sportiva, lo 'scontificio' è solo opera del Tnas, non diamo colpe a chi non ne ha. Per la Lega Pro il Tnas va eliminato perché non ha ragione di esistere''. Durante la conferenza stampa sul tema ''Il perché dell'integrity tour'', il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, si è detto favorevole alla riforma della giustizia sportiva. 'Il Coni si sta impegnando, la Figc avanzerà alcuni punti su cui discutere, ma anche la Lega Pro dirà la sua. Vogliamo che il giudizio sportivo arrivi ad avere solo due livelli, come accade nella giustizia ordinaria per i cittadini normali. Quanto sta accadendo adesso non ci piace, vorremmo che il calcio fosse il risultato sul campo e basta. Oggi il calcio non è credibile anche per colpa della giustizia. Il Tnas deve essere abolito, non serve e fa solo sconti''.
L'avvocato Enzo Morelli, uno dei "padri" della legge Melandri, è rimasto sbalordito per l'uscita dell'Antitrust: "Si tratta di cose vecchie, la legge è stata sempre rispettata dalla Lega, cui tocca decidere. Non si capisce quale potrebbe essere un organismo terzo". E' vero che in Premier League il criterio è più meritocratico, ma se il Manchester United vede diminuire il suo gap rispetto al Wigan sul fronte dei diritti tv, ecco che recupera ampiamente con gli incassi da stadio e da merchandising. Tanto da raggiungere quei ricavi (395,9 milioni di euro all'anno) che i nostri club possono solo sognarsi. Sì, perché la nostra classe politica, tranne rare eccezioni (una è stata sicuramente Giovanna Melandri), si è sempre interessata poco e sporadicamente dei problemi dello sport. La legge sui diritti tv vuole diminuire il divario fra grandi e piccoli club: in parte ci è riuscita, anche se sarebbe stata utopia pensare che il Pescara potesse vincere lo scudetto. Le grandi restano grandi, per tanti motivi. Ma adesso hanno un pizzico di preoccupazione in più dopo la raccomandazione dell'Antitrust. Per questo scatterà presto la lobby, per convincere i politici non solo a lasciare piena autonomia decisionale alla Lega ("Pitruzzella vuole intervenire anche sui condomini?", la battuta piccata che girava ieri a Milano) ma anche di lasciare le cose come stanno sulla ripartizione, che "spetta alla Lega" come ha ricordato Beretta. Al governo (che verrà) si chiede semmai di confermare il contributo di 411 milioni di euro all'anno al Coni, altrimenti lo sport si ferma, e al Parlamento di varare quelle leggi quantomai necessarie. Vale a dire la legge sugli impianti, stadi e palazzetti, affossata dal Senato dopo lunghissima agonia, e la proposta di legge sul merchandising, presentata il 5 agosto 2008 da Giovanni Lolli e dimenticata chissà in qualche cassetto. Solo così i nostri club non sarebbero legati esclusivamente ai diritti tv, ma potrebbero puntare su altri ricavi. Come ci ha spiegato Tullio Camiglieri, ex Sky, ora partner, insieme con Laura Rovizzi e Franco Spicciariello, della società Open Gate Italia. "Se vogliamo davvero essere competitivi a livello europeo, dobbiamo diversificare i ricavi: le tv non bastano". Ma la classe politica finora si è interessata soprattutto alle tessere omaggio per la tribuna autorità, prima che Giovanni Malagò, gliele togliesse.
Cellino, causa dagli abbonati e querela dagli avvocati
Che sia un combattente è fuor di dubbio: Massimo Cellino, padre-padrone del Cagliari, non si arrende nemmeno dai domiciliari. Ha promesso agli abbonati (4.390) di restituire i soldi delle tessere. Ma questo a molti di loro non basta, tanto che hanno iniziato anche una causa per risarcimento danni. Cellino è andato su tutte le furie, accusando gli abbonati di volersi "fare pubblicità". Risposta: gli avvocati lo hanno querelato ma nel loro ordine è previsto che possano parlare e uscire allo scoperto, non sono come i magistrati. L'8 maggio intanto l'ennesima udienza davanti al Tar per l'incredibile caso di Is Arenas. Il Cagliari, per il futuro, potrebbe indicare anche Modena, oltre a Trieste, come suo stadio.
"Basta con lo scontificio del Tnas": Macalli attacca
''Nella giustizia sportiva, lo 'scontificio' è solo opera del Tnas, non diamo colpe a chi non ne ha. Per la Lega Pro il Tnas va eliminato perché non ha ragione di esistere''. Durante la conferenza stampa sul tema ''Il perché dell'integrity tour'', il presidente della Lega Pro, Mario Macalli, si è detto favorevole alla riforma della giustizia sportiva. 'Il Coni si sta impegnando, la Figc avanzerà alcuni punti su cui discutere, ma anche la Lega Pro dirà la sua. Vogliamo che il giudizio sportivo arrivi ad avere solo due livelli, come accade nella giustizia ordinaria per i cittadini normali. Quanto sta accadendo adesso non ci piace, vorremmo che il calcio fosse il risultato sul campo e basta. Oggi il calcio non è credibile anche per colpa della giustizia. Il Tnas deve essere abolito, non serve e fa solo sconti''.