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Italia, il basket che non cresce
Quanto è lontana l'Nba...

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I Miami Heat hanno vinto il secondo titolo consecutivo dell'Nba, battendo San Antonio Spurs in gara 7. Siena ha vinto il suo ottavo scudetto, battendo la Virtus Roma. Sempre di basket si parla, ma sono due mondi diversi, lontani anni luce. La pallacanestro in Italia è il secondo sport, come spettatori e incassi, ma sconta non solo il momento di crisi economica, ma anche gravi carenze organizzative. La Lega di A-1 dovrebbe essere capace di valorizzare il suo campionato, ma non lo è. La Federbasket, con il ritorno di Gianni Petrucci, dovrebbe dare un'impronta a tutto il movimento. Con tutto il rispetto per Siena, che è stata la indiscussa regina di questi anni, l'ideale sarebbe se ci fosse alternanza, con il recupero delle grandi città. Un anno il titolo a Milano, un anno a Roma. Aspettando Torino che sta crescendo (appena promossa in Lega-2). Petrucci è stato negli Usa: conosce il mondo dell'Nba, ha parlato con il commissario (dal 1984!) David Stern. Certo, come detto, quello è un altro mondo: franchigie, salary cap, draft, palasport che sono autentici gioielli, eccetera. Un paragone sarebbe impietoso. Ma qualcosa si può fare anche da noi: puntando sui giovani italiani, obbligando i club a giocare in impianti da almeno 5000 posti (possibilmente con l'aria condizionata...), tagliando costi inutili (troppi stranieri), migliorando la categoria arbitrale, eccetera. Lo sa Petrucci, e si muoverà di sicuro. Intanto, c'è il segnale positivo della Nazionale azzurra, che in Slovenia, a settembre, può fare un buon Europeo. In Italia abbiamo ottimi giocatori: Belinelli, Bargnani e Gallinari sono già nell'Nba, Datome li raggiungerà quest'anno. Il leader della Virtus Roma è stato seguito di recente da quattro club Nba: Lakers Los Angeles, Boston Celtics, Menphis Grizzlies e Milwaukee Bucks. Quale sceglierà? Fortuna che a Roma c'è Claudio Toti e a Milano Giorgio Armani. Chissà che succederà a Siena, quando, nel 2014, finirà la ricca sponsorizzazione del Monte dei Paschi. Peccato che a Roma la Virtus rinunci all'Eurolega: giocando in Europa, avrebbe dovuto abbandonare il piccolo Palasport del Flaminio per il più grande (e costoso: 30.000 euro a partita) Palalottomatica. La società romana ha chiesto una wild card per l'Eurcup che costa meno. In campionato continuerà invece a giocare al Flaminio, in un impianto che non arriva a 4000 posti: ma c'è da dire che durante le regular season, gli spettatori (a Roma) sono 1.000-1.500 a gara. Se non ci fosse la passione, la rabbia, l'orgoglio di Toti, che a volte non sa tenersi, il basket nella Capitale avrebbe già chiuso.

Malagò: "Liberi di non cantare l'inno. Ma va rispettato"
Giovanni Malagò, n.1 del Coni, è stato a Mersin per l'inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo (fischi a Erdogan) e in merito all'inno di Mameli ha detto che "ognuno è libero di sentirlo e viverlo a modo suo: si può cantare o non cantare. C'è chi lo canta a squarciagola, magari per farsi vedere, e c'è invece chi lo sente dentro e soffre. Quello che conta è rispettarlo".