Eletto a sorpresa presidente del Coni il 19 febbraio, ora Giovanni Malagò è atteso da un autunno più che caldo. Sul tavolo tanti problemi, che vanno risolti il più presto possibile: flop di atletica e nuoto ai Mondiali, riforma della giustizia sportiva, completamento dell'organigramma Coni e ripartizione dei contributi. Il nuoto ha rimediato due medaglie, l'atletica una. Un passo indietro, la conferma che è sempre dura tenere il passo e che molte Nazioni ci stanno scavalcando. Paolo Barelli, pur navigato com'è, è cascato nella trappola e ha sfornato comunicati su comunicati per rispondere alla Pro Recco e alla Pellegrini, che il suo entourage a volte manda fuori corsia. Ma ha ragione Roberto Fabbricini, segretario generale del Coni, quando sostiene che "ci vuole chiarezza" da parte di tutte le Federazioni (vedi scandalo degi sport equestri, con spaventoso buco di bilancio...), si deve sapere come vengono gestite le risorse (i soldi), ma garantisce anche che a settembre non ci sarà "nessuna rivoluzione, né inquisizione". Ma Barelli e Giomi dovranno trovare i rimedi: nuoto e atletica sono le discipline più importanti dei Giochi olimpici, di questo passo si rischia un disastro a Rio 2016. Il 17 settembre, comunque, la Giunta del Coni affronterà la crisi di nuoto e atletica. E Malagò non sarà per niente tenero.
Giustizia sportiva: la stagione che sta per iniziare avrà le vecchie regole. Sì è perso troppo tempo con la precedente gestione (Petrucci e Pagnozzi) e anche Malagò avrebbe dovuto accelerare i lavori, per varare una riforma entro il 30 giugno scorso. Non ce l'ha fatta, peccato. Ora bisognerà chiudere entro fine anno. Infine, il nodo dei contributi alle Federazioni. A spingere per ridurre la quota (62 milioni) che prende la Figc, sono soprattutto Fidal, Federscherma, Federnuoto e Fipsas (pesca). La commissione voluta da Malagò, e guidata da Buonfiglio (presidente canoa e vice Coni), non va avanti e le poche volte che si riunisce sono solo inutili discussioni. Fra Malagò e la Figc è tornato il sereno, Giancarlo Abete non dovrebbe tenere tagli. Ma c'è il rischio che non si arrivi a nulla entro fine anno: in questo caso dovrebbe intervenire lo stesso Malagò e dettare la linea. In attesa delle decisioni del governo: i contributi allo sport per il 2013 sono stati di 411 milioni. E nel 2014? C'è speranza che non diminuiscano (difficile crescano), anche perché sia Malagò che il dg di Coni Servizi, Michele Uva, sono in ottimi rapporti con il premier Enrico Letta. A proposito di rapporti: il manager a capo del Coni, grazie alle sue conoscenze, ha trovato nuovi sponsor (vuole dire soldi) per lo sport. Non esiste più, sempre che sia mai esistito "Megalò", ma c'è un presidente-manager stakanovista e presto anche decisionista. C'è da avere fiducia. Ma sul fronte Roma 2024 sia cauto: lui vuole candidare di nuovo la Capitale per le Olimpiadi, nel caso a settembre vinca Tokyo e non Madrid. Ma per farlo ci vuole l'appoggio del governo, del Comune (Marino è molto tiepido), della Provincia e della Regione. Altrimenti si fa la brutta figura del calcio con gli Europei.
"Gol" (Italia 1) vuole fare concorrenza alla Domenica Sportiva
Mediaset ci riprova: dopo aver relegato Controcampo ad orari per nottambuli prima di chiuderlo definitivamente, ecco "Gol", trasmissione di approfondimento calcistico in onda la domenica sera su Italia 1 in seconda serata (dalle 22,45). In pratica, la volontà di fare concorrenza alla Domenica Sportiva (Rai 2) che riusciva a fare ascolti migliori di Controcampo (quando c'era) e che anche la scorsa stagione ha battuto il calcio-spezzatino con share superiori al 10 del cento. Insomma, il calcio gratuito non si fa schiacciare dalle pay tv, anche se i confronti col passato non hanno senso. E' cambiato il modo di seguire lo sport più amato.
Giustizia sportiva: la stagione che sta per iniziare avrà le vecchie regole. Sì è perso troppo tempo con la precedente gestione (Petrucci e Pagnozzi) e anche Malagò avrebbe dovuto accelerare i lavori, per varare una riforma entro il 30 giugno scorso. Non ce l'ha fatta, peccato. Ora bisognerà chiudere entro fine anno. Infine, il nodo dei contributi alle Federazioni. A spingere per ridurre la quota (62 milioni) che prende la Figc, sono soprattutto Fidal, Federscherma, Federnuoto e Fipsas (pesca). La commissione voluta da Malagò, e guidata da Buonfiglio (presidente canoa e vice Coni), non va avanti e le poche volte che si riunisce sono solo inutili discussioni. Fra Malagò e la Figc è tornato il sereno, Giancarlo Abete non dovrebbe tenere tagli. Ma c'è il rischio che non si arrivi a nulla entro fine anno: in questo caso dovrebbe intervenire lo stesso Malagò e dettare la linea. In attesa delle decisioni del governo: i contributi allo sport per il 2013 sono stati di 411 milioni. E nel 2014? C'è speranza che non diminuiscano (difficile crescano), anche perché sia Malagò che il dg di Coni Servizi, Michele Uva, sono in ottimi rapporti con il premier Enrico Letta. A proposito di rapporti: il manager a capo del Coni, grazie alle sue conoscenze, ha trovato nuovi sponsor (vuole dire soldi) per lo sport. Non esiste più, sempre che sia mai esistito "Megalò", ma c'è un presidente-manager stakanovista e presto anche decisionista. C'è da avere fiducia. Ma sul fronte Roma 2024 sia cauto: lui vuole candidare di nuovo la Capitale per le Olimpiadi, nel caso a settembre vinca Tokyo e non Madrid. Ma per farlo ci vuole l'appoggio del governo, del Comune (Marino è molto tiepido), della Provincia e della Regione. Altrimenti si fa la brutta figura del calcio con gli Europei.
"Gol" (Italia 1) vuole fare concorrenza alla Domenica Sportiva
Mediaset ci riprova: dopo aver relegato Controcampo ad orari per nottambuli prima di chiuderlo definitivamente, ecco "Gol", trasmissione di approfondimento calcistico in onda la domenica sera su Italia 1 in seconda serata (dalle 22,45). In pratica, la volontà di fare concorrenza alla Domenica Sportiva (Rai 2) che riusciva a fare ascolti migliori di Controcampo (quando c'era) e che anche la scorsa stagione ha battuto il calcio-spezzatino con share superiori al 10 del cento. Insomma, il calcio gratuito non si fa schiacciare dalle pay tv, anche se i confronti col passato non hanno senso. E' cambiato il modo di seguire lo sport più amato.