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Biglietti nominativi
e tessera tifoso: così non va

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Andrea Abodi, dopo aver elogiato il premier Enrico Letta (che abbia cambiato idee politiche?), ha approvato i biglietti nominativi e bocciato la tessera del tifoso. I nominativi forse in un primo periodo sono serviti per tenere a casa qualche delinquente da stadio, ma adesso tutta la materia (a cominciare dalla tessera del tifoso: inutile) va rivista radicalmente. Ma da chi? Da Angelino Alfano? D'accordo che è (sarebbe) il ministro dell'Interno, ma si occupa soprattutto di Berlusconi e delle grane del Pdl. Figuriamoci se si interessa ai problemi di milioni di tifosi. Milioni, ripeto. Ci vuole coraggio e pazienza ad andare in uno stadio (vedi Spy Calcio del 26 agosto): chi ha figli minori ha un sacco di problemi e di difficoltà, chi vuole comprare il biglietto all'ultimo momento molto speso deve rassegnarsi, chi ha l'ombrello (e piove in stadi scoperti) meglio che lo lasci a casa, chi vuole andare in trasferta meglio che lasci perdere, eccetera ecccetera. Il tifoso sovente viene visto come un potenziale delinquente: ci sono anche quelli, certo, come ci sono i beceri che fanno i cori razzisti (bravi quelli di Verona, speriamo che l'ironia trovi adesso imitatori). D'accordo che Balotelli è un provocatore, ma basta con i cori razzisti, con gli odiosissimi buuh: il Milan però deve insegnarli, e in fretta, rispetto ed educazione. Mario si fa forse condizionare da qualche amico brasciano, e si comporta (troppe volte) come un bambinone. Lo scorso anno ha giocato solo mezza stagione col Milan: risultato, 3 giornate di qualifica e sette ammonizioni. Prima partita quest'anno di Champions: subito un giallo ad Eindhoven (e l'arbitro gli ha risparmiato il secondo per simulazione). Prima partita di campionato: anche qui un giallo. Gli arbitri (italiani) non lo sopportano più. Lo stesso molti rivali. Protesta e si lamenta in campo. Fuori scrive bischerate su Tweet. Galliani è atteso da un lavoro complicato: Balotelli è un talento che non va sprecato ma deve capire che siamo in Italia e che il calcio ha una sua importanza. In Inghilterra, mica la passava così liscia.

Lega Pro: calciatori in sciopero, ma i club giocano. Che succederà?
Stamattina l'ultima mediazione (nel pomeriggio consiglio federale, domani assemblea Lega Pro): Giancarlo Abete (63 anni ieri, auguri) tenta di convincere i calciatori a trovare un accordo con i club e non scioperare domenica nella prima di campionato. Anche perché i club giocheranno (se non lo fanno perdono a tavolino), magari mandando in campo, come soluzione estrema, la squadra Berretti. Non verrà prorogato il mercato di 15 giorni: d'altronde, spiegano dalla Lega Pro, a scendere in sciopero sono i calciatori svincolati, per loro il mercato non è un problema.
"Sciopero? Spero che comunque alla fine prevalsa il buon senso", ha dichiarato Francesco Ghirelli, dg della Lega Pro. "Noi giochiamo, le società scendono in campo e chi non scenderà sul terreno di gioco si assumerà le proprie responsabilità. Con lo sciopero si avrebbe l'effetto che i giocatori non prenderebbero gli emolumenti, i tifosi si arrabbierebbero e le società oltre a perdere l'incontro a tavolino incorrerebbero in qualche penalità. Spero, però, che domani ci sia un atto di responsabilità per entrare in campo e confido molto nelle capacità di mediazione del presidente federale Abete". Prima del consiglio federale, come detto, è stato fissato un incontro al quale parteciperanno per la Lega Pro il vice presidente Pitrolo (il presidente Mario Macalli non può partecipare) e Ghirelli. Il dg della ex serie C porterà le cifre, per difendere la sua posizione e la battaglia che porta avanti per valorizzare i giovani: quest'anno previsti contributi 8-9 milioni di euro, lo scorso anno (col minutaggio) erano 23 milioni 650.000.