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Razzismo, ecco cosa
ha deciso il governo del calcio

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Giancarlo Abete, presidente della Figc, ci tiene a chiarire:"La discriminazione territoriale domani non scomparirà dalle norme. Le offese continuative e organiche, saranno inaccettabili. Toccherà ai giudici valutare il livello di offensività". Ma una frase come "Napoli colera", con tutto quel segue, sarà sempre considerata reato? "Di sicuro non è uno sfottò, né goliardia". Finalmente si esce dall'equivoco.


Abete è stato lasciato solo, come prevedibile. Il 5 agosto ha fatto approvare dal "governo" del calcio, il consiglio federale, nuove norme (suggerite, se non imposte, dall'Uefa) su razzismo e discriminazione territoriale. Un coro di complimenti per Abete, e norme subito ratificate dal Coni. Ora, dopo la chiusura di San Siro (subito riaperto), tutti contro Abete. Non lo ha difeso chi invoca buon senso, chi sostiene che la discriminazione è una cosa e il razzismo un'altra, chi vuole cambiare le norme (compresi i rappresentanti della Lega di A che le avevano approvate in estate senza battere ciglio), eccetera. Solo Andrea Abodi, presidente della Lega di B, ammette: "Ho sbagliato a sottovalutare la portata di quelle norme".

"Cosa fanno club e polizia?" (Spy Calcio del 9 ottobre) ci eravamo chiesti: fanno poco, troppo poco. Alcune questure sono distratte. Il n.1 del calcio ha detto con estrema chiarezza, e anche coraggio, che è "deluso dai club di serie A". Si aspettava "una presa di posizione contro certe tifoserie", che non c'è stata, e si aspettava anche che i dirigenti dicessero "non vi riconosciamo, non appartenete alla nostra tifoseria". Figuriamoci: si sono guardati bene dal farlo, forse temono ritorsioni? Ma se non si prende la distanza da certi tifosi violenti (da non confondere con gli ultrà) non se ne esce più.

Abete domani dovrà spiegare molte cose. E' solo (o quasi) a combattere questa battaglia, solo Malagò gli è stato vicino. Anche il ministro Delrio ha parlato di sfottò... Ci saranno norme nuove, basta con gli stadi chiusi, che, ammette Abete, è una decisione "eccessiva" e rischia di premiare solo i violenti. Ma resteranno, eccome, le curve chiuse. Ma gli 007 di Palazzi, appena sconfessati, dovranno stare più attenti: non basta un coro isolato per fare chiudere una curva. Ci vorrà un vero atteggiamento discriminatorio o razzista. Di quante persone? Di che "intensità"? Dipenderà dal giudice Tosel, ex magistrato preparato e dotato di forte buon senso. Insomma, una attenuazione rispetto alle decisioni del passato (quattro curve chiuse e San Siro riaperto). Bisognerà vedere anche cosa faranno i tifosi nel prossimo turno di campionato, da venerdì a domenica: alcuni (interisti in testa) hanno minacciato cori provocatori, altri sono stati zitti. C'è il rischio di altre curve chiuse? Dipende da cosa decidono questi tifosi. Se vogliono danneggiare la loro squadra oppure usano un po' di buon senso. Ricordo che per i tifosi del Milan che hanno ammesso di aver cantato a Torino contro i napoletani, la questura milanese non ha preso alcun provvedimento. E il Milan, ovviamente, si è ben guardarlo dal denunciarli. C'è poca speranza per quello che ci aspetta.

Processo del Lunedì, quasi l'1 per cento. E "Maracanà" che fine ha fatto?

Andato in onda in forma ridotta (dalle ore 22,30 alle 23,30), il Processo del Lunedì ha soddisfatto in pieno il suo conduttore, Enrico Varriale: quasi 1 per cento di share (esattamente 0,89%) e 195.000 spettatori. Una trasmissione che sta piano piano acquistando il passo giusto: trasmessa su Rai Sport 1, certo non fa gli ascolti che farebbe su Rai 2 o Rai 3, ma il direttore Mauro Mazza giustamente ha voluto privilegiare la tv dello sport. Intanto, mistero su "Maracanà", che non parte mai: la trasmissione di calcio su Rai 3, in seconda serata, ha già visto il cambio di conduttore, da Polito a Geremicca, e adesso che dovrebbe andare in onda da dicembre. Ma c'è anche l'ipotesi che non parta mai... Intanto, la Under 21 di Di Biagio, su Rai Sport 1, ha fatto il 2,71% di share, con 771.000 spettatori.

Abodi:"Con la Lega Pro non esiste il sistema calcio"
E' guerra aperta fra la Lega di Serie B e la Lega Pro: motivo del contendere, i 55 milioni circa della Legge Melandri. Mario Macalli ha fatto ricorso al Tnas del Coni, Andrea Abodi gli risponde: "La Lega Pro non sa stare insieme agli altri. Non lo dico solo io, ma l'hanno detto in consiglio federale anche Beretta e Lotito. La Lega Pro vuole di più, molto di più: siccome non accettano nemmeno Abete come mediatore, allora deciderà un tribunale. Ma così non esiste sistema-calcio, se ognuno sta per conto suo come si fa ad esempio ad avviare un tavolo per la riforma del campionato?". La B voleva, saggiamente, scendere da 22 a 20 squadre (la Lega Pro la sua riforma già l'ha fatta, dal prossimo anno solo 60 società). Tutto fermo, come i 55 milioni.