Atletica e gli "stranieri"
campioni d'Italia...
A Milano, ai campionati italiani assoluti, si sono imposti nei 100 metri Delmas Obou (nato in Costa d'Avorio, ma pisano a tutti gli effetti) e Gloria Hooper (nata in Italia da genitori ghanesi, dotata di deliziosa inflessione veronese). Per la prima volta nella storia dei nostri campionati di atletica leggera, una coppia di colore. I due ragazzi, la scorsa settimana a Ferrara, al Festival di "Internazionale", hanno parlato di sport italiano e italiani di seconda generazione. Hanno ricevuto, dopo aver raccontato le loro storie, applausi. Un esempio per chi non vuole lo ius soli. Una strada tracciata dallo sport. Che dà l'esempio ai politici.
Nella Fidal del presidente Alfio Giomi tutti gli atleti stranieri residenti in Italia, con età fino ai 23 anni (la categoria più anziana interessata, quella "Promesse") possono gareggiare a pieno titolo nelle manifestazioni italiane. Il vero problema, rispetto al quale da anni l'atletica italiana ha prodotto …
Nella Fidal del presidente Alfio Giomi tutti gli atleti stranieri residenti in Italia, con età fino ai 23 anni (la categoria più anziana interessata, quella "Promesse") possono gareggiare a pieno titolo nelle manifestazioni italiane. Il vero problema, rispetto al quale da anni l'atletica italiana ha prodotto …
A Milano, ai campionati italiani assoluti, si sono imposti nei 100 metri Delmas Obou (nato in Costa d'Avorio, ma pisano a tutti gli effetti) e Gloria Hooper (nata in Italia da genitori ghanesi, dotata di deliziosa inflessione veronese). Per la prima volta nella storia dei nostri campionati di atletica leggera, una coppia di colore. I due ragazzi, la scorsa settimana a Ferrara, al Festival di "Internazionale", hanno parlato di sport italiano e italiani di seconda generazione. Hanno ricevuto, dopo aver raccontato le loro storie, applausi. Un esempio per chi non vuole lo ius soli. Una strada tracciata dallo sport. Che dà l'esempio ai politici.
Nella Fidal del presidente Alfio Giomi tutti gli atleti stranieri residenti in Italia, con età fino ai 23 anni (la categoria più anziana interessata, quella "Promesse") possono gareggiare a pieno titolo nelle manifestazioni italiane. Il vero problema, rispetto al quale da anni l'atletica italiana ha prodotto diverse iniziative, è quello relativo alla possibilità di vestire la maglia azzurra. In Italia la via di acquisizione della cittadinanza per residenza - la più comune - prevede che la richiesta possa essere avanzata dopo dieci anni continuativi, ma, e questo è il vero scoglio, solo al compimento del diciottesimo anno d'età. Esiste quindi un limbo. Magari sei nato in Italia, o arrivato quando avevi due anni, vai a scuola, parli il dialetto, sei un campioncino e scopri, crescendo, che non sei "italiano", che in nazionale non puoi gareggiare. La Iaaf cerca di disciplinare il mercato dei campioni, Nazioni dove è molto semplice ottenere la cittadinanza. Molti ragazzi della giovanili, e i loro genitori, hanno resistito sinora alle "sirene" straniere.
Ma ci sono anche splendidi esempi di casi risolti. Due nuovi italiani. Darya Derkach, arrivata da bambina nel Salernitano al seguito dei genitori ucraini (ex atleti, la mamma triplista di livello internazionale), per lunghi anni tra le migliori saltatrici di lungo e triplo d'Europa e del mondo a livello giovanile. Fino a quest'anno, però, non ha mai potuto prendere parte a manifestazioni internazionali (non avrebbe potuto farlo con l'Italia, e non ha voluto indossare la maglia ucraina, od optare per quella di altre Nazioni, anche europee, generose in "assistenze"), perdendo l'occasione di fare incetta di titoli internazionali. Nel 2013, a 20 anni, da italiana, ha finalmente potuto gareggiare e vincere la medaglia d'argento nel triplo, agli Europei Under 23 (a Tampere nel luglio scorso). Altri casi: Eusebio Haliti (albanese di nascita, di base in Basilicata, ostacolista dei 400 metri), Judy Ekeh (nigeriana di nascita, modenese nell'accento, sprinter di sicuro avvenire). Ma per alcuni che riescono a farcela, ci sono quelli che, demotivati, finiscono anche per abbandonare lo sport. E l'atletica azzurra ha bisogno dei nuovi italiani per uscire dalla crisi.
Roma-Napoli di sera e senza incidenti: allora si può
Roma-Napoli: pochi spettatori (la conferma di quanto ha scritto Matteo Pinci nei giorni scorsi) e niente incidenti (solo un Daspo). Nonostante le paure, c'è da fare i complimenti alla questura di Roma, e al suo capo, Fulvio Della Rocca. Pianificato l'ordine pubblico nel migliore dei modi. Complimenti anche alla Coni Servizi. Una gara difficile, ad alto rischio, che si è giocata di venerdì e di sera. Allora si può... Speriamo che prima o poi tocchi al derby.
Nella Fidal del presidente Alfio Giomi tutti gli atleti stranieri residenti in Italia, con età fino ai 23 anni (la categoria più anziana interessata, quella "Promesse") possono gareggiare a pieno titolo nelle manifestazioni italiane. Il vero problema, rispetto al quale da anni l'atletica italiana ha prodotto diverse iniziative, è quello relativo alla possibilità di vestire la maglia azzurra. In Italia la via di acquisizione della cittadinanza per residenza - la più comune - prevede che la richiesta possa essere avanzata dopo dieci anni continuativi, ma, e questo è il vero scoglio, solo al compimento del diciottesimo anno d'età. Esiste quindi un limbo. Magari sei nato in Italia, o arrivato quando avevi due anni, vai a scuola, parli il dialetto, sei un campioncino e scopri, crescendo, che non sei "italiano", che in nazionale non puoi gareggiare. La Iaaf cerca di disciplinare il mercato dei campioni, Nazioni dove è molto semplice ottenere la cittadinanza. Molti ragazzi della giovanili, e i loro genitori, hanno resistito sinora alle "sirene" straniere.
Ma ci sono anche splendidi esempi di casi risolti. Due nuovi italiani. Darya Derkach, arrivata da bambina nel Salernitano al seguito dei genitori ucraini (ex atleti, la mamma triplista di livello internazionale), per lunghi anni tra le migliori saltatrici di lungo e triplo d'Europa e del mondo a livello giovanile. Fino a quest'anno, però, non ha mai potuto prendere parte a manifestazioni internazionali (non avrebbe potuto farlo con l'Italia, e non ha voluto indossare la maglia ucraina, od optare per quella di altre Nazioni, anche europee, generose in "assistenze"), perdendo l'occasione di fare incetta di titoli internazionali. Nel 2013, a 20 anni, da italiana, ha finalmente potuto gareggiare e vincere la medaglia d'argento nel triplo, agli Europei Under 23 (a Tampere nel luglio scorso). Altri casi: Eusebio Haliti (albanese di nascita, di base in Basilicata, ostacolista dei 400 metri), Judy Ekeh (nigeriana di nascita, modenese nell'accento, sprinter di sicuro avvenire). Ma per alcuni che riescono a farcela, ci sono quelli che, demotivati, finiscono anche per abbandonare lo sport. E l'atletica azzurra ha bisogno dei nuovi italiani per uscire dalla crisi.
Roma-Napoli di sera e senza incidenti: allora si può
Roma-Napoli: pochi spettatori (la conferma di quanto ha scritto Matteo Pinci nei giorni scorsi) e niente incidenti (solo un Daspo). Nonostante le paure, c'è da fare i complimenti alla questura di Roma, e al suo capo, Fulvio Della Rocca. Pianificato l'ordine pubblico nel migliore dei modi. Complimenti anche alla Coni Servizi. Una gara difficile, ad alto rischio, che si è giocata di venerdì e di sera. Allora si può... Speriamo che prima o poi tocchi al derby.