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Roma 2024, consigli di Carraro
Malagò a fuochi spenti

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Giovanni Malagò e Franco Carraro sono attenti a Roma 2024, alla candidatura olimpica, ma tengono, giustamente, due atteggiamenti di grande prudenza. Malagò vuole celebrare a Roma nel giugno 2014 i cent'anni del Coni e sa benissimo che prima di quella data sarà necessario viaggiare a fari spenti, perché c'è il rischio di irritare i membri Cio. Non per questo, non ci lavora: nel massimo silenzio, con il suo staff di fedelissimi, studia piani, progetti, tiene contatti con il premier Enrico Letta, col quale è in ottimi rapporti (cosa che non guasta). Rivede quello che Petrucci&Pagnozzi avevano preparato per il 2020. C'è tempo per presentare ufficialmente la candidatura ma è probabile che il Coni esca allo scoperto dopo i festeggiamenti della prossima estate. Il governo Monti bocciò l'ipotesi del 2020, "era un pediodo basato su costi limitati" ricorda adesso Carraro, e l'Olimpiade come noto è andata a Tokyo: ora c'è questa nuova opportunità perché l'edizione 2024 "dovrebbe" toccare ad una città europea (ma attenti a Parigi, se si candida...) e perché, come ricorda Carraro, nel "2025 a Roma c'è anche il Giubileo".

Carraro è membro Cio dal lontano 1982, conosce quel mondo come pochi: ultimamente si è visto molto meno alla riunioni della Giunta Coni ma non certo per divergenze con Malagò (anzi, i due si stimano e si rispettano) ma perché Carraro, come senatore Pdl, è molto impegnato nel ruolo di vicepresidente della Commissione finanze di Palazzo Madama. Avrebbe voluto fare il ministro dello sport: aveva (e ha) delle idee in materia. Non è stato possibile, quel ruolo era destinato al Pd nella grande spartizione. Non per questo l'ex n.1 di Coni, Lega Calcio, Figc e molte altre cose ancora, si è messo in disparte, anzi. Battagliero, lo è sempre stato. Ora non lo è da meno. Carraro sostiene che "Roma ha una grande carenza di infrastrutture, viarie e di ricezione". Forse dimentica il degrado di certi quartieri, il disordine, la sporcizia, la microcriminalità crescente. Certo, Rio, che ospiterà i Giochi nel 2016, è messa molto peggio di Roma, ma il Cio aveva voluto premiare l'ex presidente Lula per lo sviluppo dato in questi anni al Brasile (e che ora un po' si è fermato). Carraro è uno dei pochi che si può permettere di dare consigli alla candidatura di Roma 2024:"Ci vorrà un progetto di maggior respiro rispetto a quello precedente, poi una forte azione di lobby. Il Parlamento si dovrà esprimere, ma sarà indispensabile ovviamente il sostegno del governo. Se serve, sono pronto a mettere a disposizione la mia esperienza in materia". Carraro, in passato, era preoccupato per l'eventualità di fuoco amico: ora questo rischio pare non ci sia più. Maroni, da persona intelligente, ha capito che Milano non si può candidare (contro Roma): il duello fra le due città è finito ancora prima di iniziare. Resta, la domanda: di questi tempi, messi come siamo, vale la pena imbarcarsi in una candidatura olimpica? L'importante, come ha ricordato anche in passato Carraro, è che siano chiari i costi e i benefici. E lo si dica alla gente. Bisognerà vedere fra un anno come saremo messi, e se il vento della ripresa renderà più ottimisti. Carraro ha anche ricordato come Thomas Bach sia un "amico dell'Italia" ma il presidente del Cio non vota, e noi "non dobbiamo cercare favori ma presentare un buon progetto". La strada condivisa anche da Malagò.

Legge stadi, il governo Letta prepara decreto
Alla Camera è stato presentato il testo del disegno di legge sugli stadi (ma non solo: anche palasport e c.). Lo firmano due deputati Pd, Nardella e Fossati. Lo appoggiano, fra gli altri, anche Valentina Vezzali, senatrice di Scelta Civica, il Pdl e il movimento Cinque Stelle. E' un buon testo, che sbarra la strada ad eventuali speculatori. La legge garantisce criteri di trasparenza, e per questo dovrebbe ottenere un consenso bipartisan. Ma l'iter parlamentare sarebbe, per forza di cose, lungo. Per questo il governo sta pensando ad un decreto legge, da convertire entro 60 giorni: mancano i presupposti dell'urgenza ma vista la situazione dei nostri club, rispetto agli stranieri, Enrico Letta non avrebbe problemi nello spiegare perché è stata scelta questa strada. Soluzione che piace molto a Giovanni Malagò, che teme, e non a torto, la lentezza delle commissioni parlamentari. Al decreto, cui sta lavorando il governo e che è già a buon punto, ha dato un contributo importante anche il Coni, con i suoi esperti.

Processo del Lunedì: 138.000 spettatori
Il Processo del Lunedì, in onda su Rai Sport 1 e condotto da Enrico Varriale, ha fatto lo 0,50 % nella prima parte e 0,75% nella seconda. Rispettivamente, con 138.000 e 125.000 spettatori. La trasmissione è più snella, ha più verve rispetto alle prime puntate: ma se andasse in onda su Rai 3, avrebbe un'altra visibilità. Solo che Rai Sport, giustamente, deve difendere il suo canale tematico.

Dilaga la moda: club del Sud contro club del Sud...
Una pessima moda: la discriminazione territoriale dilaga anche in Lega Pro, e non si tratta di club del Nord che hanno offeso quelli del Sud, ma di quattro club del Sud che hanno offeso quattro città meridionali. Il massimo della stupidità. Chiuse quindi, con la condizionale, le curve di Frosinone, Benevento, Nocerina, Foggia. Se l'è cavata invece la Fiorentina, i cori razzisti di San Siro contro Muntari e Balotelli evidentemente non sono stati ritenuti di dimensioni tali, e "percezione reale del fenomeno" da dover essere segnalati al giudice. Forse sono stati cori isolati. L'importante è che non ci siano due pesi e due misure, altrimenti non se ne esce più. Nessuna sanzione nemmeno per la Lazio dopo la striscione a favore di Alba Dorata.