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Il Milan di Barbara B.
Ma il papà dovrà decidere

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Silvio Berlusconi dovrà pur decidere: che fare del Milan? A chi affidarlo? A sua figlia Barbara? O a Galliani? Se è vero, come sembra, che ci possa essere un interessamento arabo per rilevare una quota (di minoranza) del club, il problema più urgente è quello della governance. La presa di posizione della figlia Barbara ha fatto esplodere un problema che covava da troppo tempo ormai: i rapporti con lo storico amministratore delegato Adriano Galliani. Barbara è entrata nel Milan a piccoli passi (doveva occuparsi del marketing, una delle cose che funzionano meglio) ma si è subito allargata. Ha creato uno struttura parallela, contro Galliani (e il suo uomo di fiducia, Ariedo Braida). Più di un anno fa ha contattato Claudio Fenucci per la carica di a. d.: ma l'attuale manager della Roma, sempre più ai margini, aveva rifiutato. Impossibile, d'altronde, con Galliani. Barbara B. aveva contattato anche Michele Uva, a quei tempi in Figc. Un chiaro segnale di sfiducia nei confronti di Galliani, un segnale di crisi che è stato sottovalutato. Riesploso adesso, con parole durissime, mettendo in discussione non solo la gestione ma anche il mercato, cosa di cui l'attuale a. d. (in carica sino a quando lo deciderà l'assemblea, di solito nell'aprile di ogni anno) ha sempre gestito in prima persona, con passione e competenza. Certo, se devi risanare il bilancio, se devi tagliare il costo del lavoro allora ti presenti in campo con Birsa, quando il Barcellona schiera Messi. Certo, se guardiamo al Milan attuale (davvero Allegri ha tutte le colpe?), rispetto a quello di Gullit e Van Basten c'è da restare sbalorditi. Galliani ci è rimasto malissimo dopo la parole di B., si è sentito umiliato. Si aspettava una rapida presa di posizione del padrone dopo l'attacco della figlia: non c'è stata. E questo l'ha indispettito e depresso ancora di più. Ci sarà un incontro: basterà a stabilire una sottile tregua (sino a fine stagione)? Galliani non vuole nessuna tregua. Vuole un chiarimento: è disposto ad andar via, non ad assere umiliato da un consigliere (B. appunto). Vuole capire di è il Milan? Berlusconi (padre) ha ancora il controllo, o adesso se ne è impossessato B. che è figlia di Veronica Lario?

Barbara e il suo staff lavorano come se il Milan fosse loro, non certo di Galliani: si fanno i nomi di Maldini, Albertini, qualche quotidiano riparla anche di Uva e Fenucci. Partiamo proprio da Uva: ora è stimatissimo (da Letta, da Malagò, da Chimenti: basta?) direttore generale della Coni Servizi. Non credo che lascerebbe tanto volentieri. Fenucci forse sì, nella Roma made in Usa ha sempre meno potere (anzi, non ne ha più). Demetrio Albertini è vicepresidente Figc e sta studiando da presidente (Tavecchio è d'accordo?) quando scadrà il mandato di Giancarlo Abete. Non so se accetterebbe di cacciarsi nel ginepraio-Milan, e poi fra lui e B. pare non ci sia grosso feeling. L'unico che andrebbe di corsa è Paolo Maldini: l'ha fatto capire nelle tante interviste di questi anni. Galliani non l'ha mai voluto. Maldini è stato un grandissimo calciatore, ma da quando ha lasciato si è occupato di moda e di vacanze a Miami: non un corso di manager, niente di niente. Zero gavetta. E' l'uomo giusto, ci capisce di mercato, o basta solo il nome? Ariedo Braida ha un contratto di consulenza che scade il 30 giugno 2014: sa già che non gli verrà rinnovato (ma forse andrà via già a gennaio). Il direttore organizzativo Umberto Gandini, e vicepresidente Eca, ha un contratto non in scadenza. Probabile resti, ha fatto bene in questi ultimi vent'anni. Per l'allenatore, si sa che Allegri non piace alla proprietà: ma sarebbe folle cacciarlo a metà stagione, solo un modo da accontentare la piazza con Pippo Inzaghi. A fine stagione arriva Seedorf. Che per ora si diverte a gufare. Così come fanno impressione le "sentenze" di Gattuso: sì, così titolava, che coraggio, un quotidiano nei giorni scorsi. Gattuso come allenatore ha fallito a Sion e Palermo (che ora vola): eppure dà consigli e giudizi (sentenze, appunto) su tutti. Era meglio quando giocava. Allegri ha colpe, d'accordo. Ma gli altri hanno Messi.

Quando parte "Maracanà"? Non parte più
Parte col campionato. No, perché più avanti, in ottobre o magari novembre. Mistero fitto su Maracanà, il talk show calcistico di Rai 3 previsto per il lunedì sera. Ora è certo: non parte più. La trasmissione è stata cancellata dal direttore di Rai Tre, Andrea Vianello. Maracanà avrebbe dovuto andare in onda in seconda serata e fare concorrenza magari al Processo del Lunedì (Rai Sport 1). In un primo tempo era stato chiamato a condurlo Antonio Polito, che si è tirato fuori. Al suo posto contattato Federico Geremicca, altro giornalista esperto di politica. Poi, si è defilata la curatrice, Simona Ercolani. Risultato? Non se ne fa nulla. D'altronde, i talk show politici sono in calo (vedi anche Telese), sempre le solite chiacchiere, le finte risse, i soliti volti. Era rischioso riproporli per parlare di calcio a tarda sera, quando lo spettatore stremato non vede l'ora di spegne il telecomando...

Scommesse, scende in campo anche la Lega di serie A
Un corso di formazione contro lo scommesse: scende in campo, finalmente, anche la Lega di serie A (la Lega Pro è da anni che lo fa). Un problema grave, serio, diffusissimo ormai: bisogna cominciare dai ragazzi delle giovanili, perché è anche lì, ormai, che le bande criminali puntano. Il dg della Lega di A, Marco Brunelli, ha detto: "Dal prossimo anno ogni club dovrà dotarsi di un corso di formazione contro le scommesse nel calcio destinato al proprio settore giovanile, pena la mancata iscrizione alle Coppe europee".  Il Genoa è stato il primo club a darsi da fare: bravo Preziosi.